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	<title>Diablo 3 Italia &#187; La storia</title>
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	<description>Portale italiano su Diablo 3</description>
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		<title>L&#8217;inflessibile e il Patriarca</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacktimothy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abilità Monaco]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Classi.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="Classi" /><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Dopo il video di presentazione del monaco, vi riportiamo qui l&#8217;avvincente storia di Zhota, il monaco veradano, buona lettura! Nelle fredde terre settentrionali di Ivgorod, nascosti tra i picchi dei monti Kohl, che dalle Brughiere di Sharval s&#8217;innalzano verso le ombre delle Terre del Terrore, si trovano i monasteri dei monaci veradani. Oltre a ospitare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Classi.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="Classi" /><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Dopo il video di presentazione del monaco, vi riportiamo qui l&#8217;avvincente storia di Zhota, il monaco veradano, buona lettura!</p>
<p><em>Nelle fredde terre settentrionali di Ivgorod, nascosti tra i picchi dei monti Kohl, che dalle Brughiere di Sharval s&#8217;innalzano verso le ombre delle Terre del Terrore, si trovano i monasteri dei monaci veradani. Oltre a ospitare un notevole esercito di guerrieri, insegnanti e accoliti, queste austere e remote strutture custodiscono la saggezza collettiva raccolta dall&#8217;ordine nel corso dei secoli.</em></p>
<p><em>I monaci veradani sono il braccio armato della fede Sahptev: sacerdoti-guerrieri che seguono le divine istruzioni dei loro Patriarchi, i signori di Ivgorod. <a id="_GPLITA_1" title="Powered by Text-Enhance" href="http://reveal.diablo3.com/it_IT/class_gathering/monk#">Nota</a> come la &#8220;città dei Patriarchi&#8221;, Ivgorod è retta da un&#8217;oligarchia religiosa il cui dominio, in ere passate, si estendeva fino ai deserti di Aranoch. Le devastazioni della guerra e l&#8217;instabilità politica hanno da allora progressivamente eroso tale potere, e oggi la città santa è tutto ciò che resta di questa grande e antica civiltà.</em></p>
<p><em>I monaci di Ivgorod suscitano curiosità tra i popoli dei regni occidentali, abituati a indossare in battaglia protezioni di cuoio e acciaio. Rifiutano il peso delle armature, e si affidano alla velocità sovrannaturale e ai riflessi fulminei <a id="_GPLITA_2" title="Powered by Text-Enhance" href="http://reveal.diablo3.com/it_IT/class_gathering/monk#">per</a> evitare gli attacchi. Sulla fronte portano due cerchi scarlatti, il simbolo che dimostra la comprensione del necessario equilibrio tra luce e oscurità, nonché icona dell&#8217;ordine veradano. Il monaco è un guerriero che combatte per la luce ma che comprende l&#8217;oscurità, e che utilizza tale conoscenza per annientarla.</em><br />
<span id="more-71041"></span><br />
<em>Oggi, mentre le forze demoniache si levano in tutto il mondo, i Patriarchi hanno inviato i loro discepoli più preparati a purificare la fonte stessa del male e imporre il sacro volere dei mille e uno dei Sahptev.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/diablo-3-monk1.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter size-medium wp-image-71042" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/diablo-3-monk1-300x268.jpg" alt="" width="300" height="268" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!--more--></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L&#8217;inflessibile</h2>
<h3>di Matt Burns</h3>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote CLASS="storia"><p>
<em>&#8220;Quando soffia il vento del male, l&#8217;albero che si piega si spezzerà.&#8221;</em></p>
<p>Zhota non riusciva a togliersi dalla mente le parole d&#8217;addio di Akyev. Lo perseguitavano a ogni passo da settimane. Durante il giorno, il ricordo della voce del maestro era solo un sussurro, ma quando calava la notte, raggiungeva un&#8217;intensità febbrile.</p>
<p>Anche quella notte era così&#8230; Quella notte, sapeva, sarebbe stato messo di nuovo alla prova.</p>
<p>I venti soffiavano rabbiosi, ululando attraverso la Gorgorra come l&#8217;ultimo, gelido alito di un dio morente. Il freddo trapassava con i suoi artigli le fusciacche verdi, bianche e blu che indossava, e gli penetrava le ossa fino al midollo. Negli anni passati aveva sopportato senza battere ciglio le taglienti folate provenienti dai monti che circondavano il Monastero Fluttuante, ma questo vento era diverso. Portava con sé un&#8217;urgenza che lo riempiva di inquietudine, come se gli dei della foresta stessero tremando dalla paura.</p>
<p>Zhota camminava ai margini dell&#8217;accampamento, percuotendo il terreno coperto di licheni con il suo bo, il lungo bastone dei monaci. Pini e betulle rivestiti di muschio torreggiavano intorno alla radura dove si era fermato per la notte, insieme a una quercia incredibilmente antica. I suoi grandi rami nodosi si inarcavano su tutto l&#8217;accampamento, come per proteggerlo.</p>
<p>I due uomini accanto al fuoco erano ancora addormentati, avvolti strettamente in logore coperte di lana. Aveva sperato di poter trascorrere la notte in solitudine, ma i profughi avevano rovinato le sue intenzioni quando lo avevano incontrato appena prima del tramonto. Il desiderio di negar loro un posto nell&#8217;accampamento era stato forte, ma il maestro di Zhota gli aveva esplicitamente proibito di rifiutare ospitalità a eventuali viaggiatori.</p>
<p>&#8220;Accogli tutti a braccia aperte, ma che il tuo cuore rimanga in guardia,&#8221; aveva ordinato Akyev. &#8220;Osservali attentamente, perché se sono corrotti da un dio del caos, faranno il possibile per evitare il tuo sguardo.&#8221;</p>
<p>E così Zhota aveva obbedito, e aveva esaminato accuratamente gli stranieri. Non fu difficile capire che erano liberi dalla corruzione. I due uomini, macilenti e dagli occhi stanchi, erano un uomo anziano e suo figlio ventenne, gli unici sopravvissuti all&#8217;attacco di una banda di crudeli khazra. I ributtanti uomini capra avevano colto di sorpresa il loro villaggio e lo avevano ridotto a un cimitero fumante.<strong></strong></p>
<p>Gli uomini provenivano da un&#8217;area della Gorgorra che aveva forti legami religiosi e culturali con Ivgorod, e stavano fuggendo a nord verso la sicurezza della città. Malgrado gli orrori che avevano affrontato, padre e figlio erano pieni di speranza, e credevano che l&#8217;incontro con Zhota fosse un segno che il dio del destino sorrideva su di loro. Si era sentito quasi crudele ad ascoltare le ciance sulla vita che avrebbero condotto una volta al sicuro entro le mura di Ivgorod: in cuor suo sapeva che probabilmente sarebbero morti prima di raggiungere la città.</p>
<p>Mentre si preparavano a dormire, i due avevano offerto quanto restava delle loro misere provviste in cambio del permesso di condividere l&#8217;accampamento di Zhota. Questi aveva educatamente dissimulato il desiderio di accettare, per poi rifiutare il dono. La verità era che non voleva avere nulla a che fare con i profughi. Aveva imparato a non affezionarsi troppo a coloro che incontrava nella Gorgorra, per timore che potessero diventare ostacoli.</p>
<p>&#8220;Allora daremo agli dei il doppio del tributo,&#8221; il padre aveva replicato, con tono gentile. &#8220;Ci hanno concesso la grazia di incontrarvi, sant&#8217;uomo. Nulla nella Gorgorra è ciò che sembra.&#8221;</p>
<p><em>No</em>, avrebbe voluto rispondere Zhota. <em>Nemmeno io</em>.</p>
<p>Le parole dell&#8217;uomo sulla foresta erano fin troppo vere. Zhota era cresciuto ascoltando i molti racconti sull&#8217;antica Gorgorra che si estendeva a sud di Ivgorod. Anche gli alberi più giovani erano già incredibilmente antichi quando i monaci avevano fondato il loro ordine. Qui, gli era sempre stato insegnato, l&#8217;equilibrio tra i mille e uno dei dell&#8217;ordine e del caos era immutabile. Si chiese cosa avrebbero detto i monaci più anziani se avessero visto il crogiolo d&#8217;ombre in cui la foresta si era trasformata.</p>
<p>Zhota continuò a camminare intorno al campo, ripetendo un mantra che rendeva la mente più ricettiva ai boschi circostanti, dove il suo sguardo non arrivava. Percepiva qualcosa che si stava muovendo nei recessi della foresta, una presenza che aveva scoperto per la prima volta poco dopo il tramonto. Lentamente, quasi metodicamente, era diventata più forte ogni ora che passava, come se si stesse avvicinando all&#8217;accampamento. Zhota si sentiva pungere la pelle da mille aghi: la sensazione di essere spiato da ogni direzione da centinaia di occhi, mentre l&#8217;aspetto degli osservatori rimaneva ignoto.<strong> </strong>Fatto ancora più preoccupante, nessun dio dell&#8217;ordine della foresta aveva risposto alla preghiera di rivelare l&#8217;origine della presenza. Gli dei erano indifferenti&#8230; inaffidabili.</p>
<p>Erano così da settimane, da quando un fuoco celeste aveva incendiato l&#8217;aria sopra Ivgorod ed era caduto da qualche parte a sud del regno. Dopo questo evento gli dei del caos e i loro servi demoniaci avevano iniziato a muoversi nella foresta come predatori, mentre i briganti saccheggiavano indisturbati i villaggi isolati nella Gorgorra. C&#8217;erano decine di nomi e spiegazioni diverse per la cometa, ma tutte le versioni avevano una cosa in comune: era il segno che stava per accadere qualcosa di terribile. E in nessun altro luogo le ombre erano intense come nelle vaste, fitte foreste montane che lo circondavano. Non era compito di Zhota scoprire quale fosse il reale significato del fenomeno. Un altro membro dell&#8217;ordine, un monaco senza pari di cui aveva grande rispetto, era stato inviato a scoprire qualcosa di più sul fuoco caduto dal cielo.</p>
<p>La notte si fece più fonda, e Zhota divenne più inquieto. Sembrava che la forza profana in agguato nei boschi, qualunque cosa fosse, si stesse divertendo con lui. La sua mano seguiva le centinaia di glifi e proverbi incisi sul bastone. Serpeggiavano intorno all&#8217;arma, da un&#8217;estremità all&#8217;altra, formando disegni intricati, ognuno a ricordo di una delle lezioni di addestramento. Zhota ripeteva le iscrizioni, sperando in qualche idea o intuizione. Invece gli riportavano alla mente i suoi fallimenti quando era stato sotto la tutela di Akyev.<a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/333px-Monk-concept1.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignleft size-full wp-image-71044" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/333px-Monk-concept1.jpg" alt="" width="333" height="475" /></a></p>
<p>Stava recitando sottovoce le lezioni quando il vento si smorzò in un sussurro.</p>
<p>In lontananza, un secco schiocco, simile a legna che crepitava nel fuoco, riecheggiò per tutta la Gorgorra, seguito da un altro, e poi un altro. Gli strani rumori inizialmente provenivano da punti sparsi e distanti, ma crebbero rapidamente in intensità e frequenza, e infine lo raggiunsero da tutte le direzioni intorno all&#8217;accampamento. Zhota fece uno sforzo per scrutare nell&#8217;oscurità, mentre i rumori crescevano in un tumulto assordante di cespugli abbattuti e legno spezzato. Vide file di rami, appena al di là della radura, tremare e quindi esplodere in nubi di schegge, in un&#8217;onda che avanzava verso di lui e i profughi a ogni esplosione successiva.Il movimento si fermò ai margini dell&#8217;accampamento. Una quiete mortale scese sulla foresta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vecchio e suo figlio si alzarono faticosamente dai loro giacigli, intontiti dal sonno.</p>
<p>&#8220;Cosa succede?&#8221; biascicò il padre.</p>
<p>Zhota lo zittì con un gesto della mano. Si mosse lentamente verso l&#8217;oscurità, un nero abisso immobile e informe, ma greve della presenza, ora lo comprendeva, di seguaci degli dei del caos. Sebbene non potesse vederli, erano così vicini che avrebbe potuto toccarli. Erano ovunque: nella terra, nell&#8217;aria, tra gli alberi.</p>
<p><em>Negli</em> alberi.</p>
<p>In quello stesso istante il suolo si sollevò sotto i piedi di Zhota. Una massa di radici esplose verso l&#8217;alto in una pioggia di terra umida, scagliando il monaco in aria. Attutì la caduta rotolando, e si trovò inginocchiato dalla parte opposta dell&#8217;accampamento.</p>
<p>Gli alberi intorno a lui ondeggiarono ed estesero i rami, scricchiolando e gemendo come giganti che si risvegliavano dopo eoni di sonno. Movimenti irregolari saettarono per tutto l&#8217;accampamento alla fioca luce del fuoco; una moltitudine di radici serpeggiava e si innalzava dal suolo frustando ciecamente l&#8217;aria in cerca di Zhota e dei profughi.</p>
<p>&#8220;Restate accanto al fuoco!&#8221; ordinò seccamente Zhota agli altri uomini.</p>
<p>Padre e figlio si affrettarono ad afferrare tronchi infuocati dal falò, e iniziarono ad agitare le torce improvvisate verso le radici esposte che avevano raggiunto il centro dell&#8217;accampamento. Zhota caricò un pino che si ergeva nelle vicinanze, spazzando le radici che cercavano di attorcigliarsi ai suoi piedi. Attaccò l&#8217;albero con una raffica di colpi di bastone e quindi colpì violentemente il tronco con il palmo aperto. Delle spaccature si diramarono dalla sua mano e salirono avvolgendo il pino. Balzò all&#8217;indietro, mentre il tronco esplodeva in un diluvio di schegge e la parte superiore dell&#8217;albero si rovesciava addosso a una betulla poco distante.</p>
<p>Nonostante avesse distrutto il pino, Zhota percepiva che il demone che lo aveva posseduto non era ancora morto. Il potere della lurida presenza sembrava solo diminuito. Aprì la mente agli alberi che circondavano l&#8217;accampamento. Erano tutti corrotti, ma erano anche burattini controllati da un&#8217;unica entità.</p>
<p>I suoi occhi si posarono sull&#8217;antica quercia, che era rimasta immobile e silente. Improvvisamente, all&#8217;interno del tronco consumato, percepì il demone che diffondeva la sua influenza sulla foresta circostante.</p>
<p>In risposta alla scoperta di Zhota, fauci mostruose da cui colava muschio paludoso si aprirono sul tronco della quercia. Un gemito assordante squarciò la notte e fece tremare le ginocchia a Zhota. I profughi caddero a terra, premendosi le mani sulle orecchie e gridando in agonia.</p>
<p>Gli altri alberi si calmarono, mentre il demone concentrava il proprio potere risucchiandolo tutto nella quercia. I rami saettarono attraverso l&#8217;accampamento, verso Zhota, come decine di lance contorte. Si gettò di lato e tracciò un ampio arco con il bo, inviando una lama invisibile di pura aria a tranciare gli artigli nodosi.</p>
<p>La quercia mandò un urlo acuto, furioso, e attaccò nuovamente con ciò che restava dei rami spezzati. Zhota vi piroettò sopra mentre frustavano l&#8217;aria, e atterrò ai piedi della quercia. Con un affondo violento piantò il bo tra le fauci dell&#8217;albero, concentrando la mente su un singolo punto all&#8217;estremità dell&#8217;arma.</p>
<p>La quercia fu scossa da una convulsione; il tronco pulsò, mentre una vampa di fuoco divino scaturiva dalla cavità mostruosa. Le fiamme si aprirono la strada fino al cuore dell&#8217;albero e lo invasero, trasformandolo in guscio fumante e rinsecchito.</p>
<p>&#8220;Sant&#8217;uomo!&#8221; gridò il padre alle sue spalle.</p>
<p>Zhota si voltò e vide che uno dei rami della quercia aveva trafitto la spalla del figlio, inchiodandolo al suolo. Il giovane era privo di sensi, ma vivo.</p>
<p>&#8220;Non è una ferita grave, sant&#8217;uomo. Con il tuo aiuto guarirà,&#8221; disse il padre inginocchiandosi accanto al figlio.</p>
<p><em>Sì</em>, avrebbe voluto rispondere Zhota. Come tutti i monaci aveva ricevuto un fine addestramento nelle arti taumaturgiche. Ispezionò la pelle intorno al ramo di quercia spezzato. Il sangue era rosso, vitale, senza segni di corruzione&#8230; per il momento.</p>
<p>Il padre fissò Zhota con occhi pieni di speranza e aspettativa. &#8220;Certamente puoi curarlo, non è vero?&#8221;</p>
<p>Zhota si costrinse a pronunciare le vuote parole che gli era stato ordinato di recitare. &#8220;Ora è corrotto. E la corruzione eviterà i miei poteri sacri finché non me ne sarò andato. Solo allora emergerà e s&#8217;impadronirà della mente e del corpo di tuo figlio. Dobbiamo restituire la sua anima agli dei, così che possa trovare la pace.&#8221;</p>
<p>&#8220;No!&#8221; gridò il vecchio, incredulo. &#8220;La combatterà. È forte! Lascialo a me. Giuro sui mille e uno che se mostrerà segni di corruzione lo ucciderò con le mie stesse mani. Lui è tutto ciò che resta della mia famiglia.&#8221;</p>
<p>Il padre si trascinò faticosamente ai piedi di Zhota, implorandolo in preda alla più pura disperazione. Tutto ciò non sembrava giusto al monaco. Avrebbe dovuto dare speranza alla gente, non strapparla. Per un momento considerò l&#8217;idea di andarsene. Ma non appena ebbe quel pensiero, i ricordi di Akyev affollarono la sua mente.</p>
<p>Zhota poteva immaginare il suo maestro lì con lui nell&#8217;accampamento, mentre guardava al suo antico allievo con vergogna e disgusto. Erano trascorse settimane dall&#8217;ultima volta che aveva incontrato Akyev; era stato dopo che Zhota aveva completato i riti monastici, e i cerchi dell&#8217;ordine e del caos erano stati tatuati sulla sua fronte. Il giorno dopo l&#8217;apparizione del fuoco celeste sopra Ivgorod, il suo maestro lo aveva convocato su una terrazza del monastero. I venti montani frustavano le vesti del monaco più anziano, vesti dei colori della terra: marrone, nero, e grigio. L&#8217;Inflessibile: così Akyev veniva talvolta chiamato. La sua forza e la sua determinazione incarnavano tutto ciò che Zhota avrebbe voluto emulare ma che, temeva, non avrebbe mai raggiunto.</p>
<p>&#8220;Coloro che sono toccati dai servitori degli dei del caos devono essere purificati. Non fare domande. Non cercare di curare le loro ferite. Dobbiamo essere certi che la contaminazione sia eliminata il più rapidamente possibile,&#8221; aveva detto Akyev, ripetendo le istruzioni che gli erano state trasmesse dai nove Patriarchi, guide spirituali Sahptev e signori supremi di Ivgorod. Come braccio armato della fede, ogni monaco aveva il dovere di eseguire e far rispettare i decreti emanati dalle divine guide.</p>
<p>&#8220;I Patriarchi ti assegnano un duro incarico, riservato solo ai più devoti tra il nostro ordine,&#8221; l&#8217;Inflessibile aveva continuato. Fissò Zhota per un momento, aggrottando la fronte. &#8220;Hai raggiunto il rango di monaco, ma a volte mi domando se tu sia veramente pronto. A volte penso che tu sia ancora quel ragazzo sciocco che un giorno arrivò al monastero. Una bestia, più che un uomo&#8230; una creatura selvaggia i cui occhi erano annebbiati dall&#8217;intuito, dall&#8217;emozione, e da tutti quegli altri fragili sentimenti che possono cambiare da un momento all&#8217;altro, con la rapidità del vento. Sei ancora quel ragazzo, o sei un monaco?&#8221;</p>
<p>&#8220;Quel ragazzo è morto,&#8221; aveva risposto Zhota.</p>
<p>&#8220;Allora dimostralo. E ricorda: quando soffia il vento del male, l&#8217;albero che si piega si spezzerà.&#8221;</p>
<p>Il giorno successivo Akyev aveva lasciato il monastero per eseguire la sua missione. Zhota era partito non molto tempo dopo, ma le parole del maestro lo avevano seguito, un ricordo costante dei suoi fallimenti passati.</p>
<p>La voce di Akyev si levava ora più forte che mai, risuonava nelle orecchie di Zhota come una lama d&#8217;acciaio che strideva contro una mola. Fu pervaso dall&#8217;ira per aver considerato di venire meno al suo dovere, e quel pensiero lo spinse ad agire.</p>
<p><em>Il dovere è tutto</em>, disse a se stesso. <em>La parola dei Patriarchi è la parola degli dei. Chi sono io per mettere in dubbio i loro metodi? Io sono il loro strumento.</em></p>
<p>I sacri signori di Ivgorod erano la reincarnazione dei nove uomini originariamente scelti dagli dei per governare il regno. Quattro erano devoti all&#8217;ordine, quattro al caos, e uno rimaneva neutrale. Avevano sempre agito in modo da mantenere l&#8217;equilibrio. Talvolta tale compito richiedeva che i monaci compissero atti difficili, ma tale era la natura del mondo. Tutto concorreva alla salvaguardia dell&#8217;equilibrio tra ordine e caos, così che nessuno potesse dominare l&#8217;altro.</p>
<p>&#8220;Spostati,&#8221; ordinò Zhota, ma il vecchio non si mosse.</p>
<p>&#8220;Il mio ragazzo ha <em>sempre</em> onorato i Patriarchi! È questa la loro ricompensa?&#8221; Il profugo indietreggiò ed estrasse un coltello smussato dalle sue bisacce accanto al fuoco. Cercò di colpire il monaco con un fendente selvaggio.</p>
<p>Zhota afferrò il polso dell&#8217;uomo e lo piegò, costringendolo a lasciare andare il coltello. Il padre gridò per il dolore e cadde in ginocchio. &#8220;È il mio unico figlio,&#8221; singhiozzò.</p>
<p>Il desiderio di lottare aveva completamente abbandonato l&#8217;uomo. Scivolò a terra e rimase nel fango.</p>
<p>Zhota si mosse lentamente verso il figlio, recitando mentalmente uno degli antichi giuramenti dell&#8217;ordine.<em> Io cammino tra gli dei dell&#8217;ordine e gli dei del caos. Io incanalo entrambi, io non divento nessuno. Io sono il guerriero che si erge al confine. Finché agirò per mantenere l&#8217;equilibrio, sarò senza peccato</em>.<a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/1270215453pl-417.jpg.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignright size-medium wp-image-71050" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/1270215453pl-417.jpg-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a></p>
<p><em>Senza peccato</em>. Ripeté le parole a fior di labbra, in silenzio, mentre appoggiava il palmo della mano sul petto del giovane. Zhota chiuse gli occhi e sussurrò un mantra che avrebbe riempito il ragazzo di energia sacra. Era un modo di uccidere senza infliggere dolore che il monaco aveva appreso da Akyev, usato per dare una morte pacifica a coloro che erano stati mortalmente feriti e non potevano essere curati neppure dai poteri taumaturgici dell&#8217;ordine.</p>
<p>Sentì il cuore del giovane battere sempre più lentamente, e infine fermarsi. Poi Zhota eresse una pira di legno e purificò il cadavere con le fiamme.</p>
<p>Quando la luce dell&#8217;alba si insinuò nella foresta, le ossa erano ormai neri frammenti contorti. Zhota si allontanò da solo, sapendo che avrebbe dovuto alzare la testa in trionfo per aver eseguito la volontà dei Patriarchi. Invece riusciva solo a pensare al vecchio distrutto che si lasciava alle spalle, gli ultimi barlumi di speranza che si spegnevano mentre si inginocchiava accanto ai resti del figlio, e pregava divinità che non ascoltavano più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre giorni dopo Zhota trovò i resti della carovana massacrata.</p>
<p>C&#8217;erano otto cadaveri in tutto, sparpagliati in una radura coperta da uno strato di aghi di pino. Si coprì il naso con un lembo della veste per non sentire il fetore, e spalancò la mente all&#8217;area circostante, cercando la presenza di demoni. Non ne individuò nessuno.</p>
<p>Una trentina di sacchi di provviste giacevano accanto a un&#8217;enorme bestia da soma tagliata in due all&#8217;altezza delle spalle immense. Nessun animale, per quanto forte e tenace, avrebbe potuto trasportare così tante provviste. Accanto alla strada, Zhota trovò tre tracce di zoccoli che si allontanavano in direzioni diverse.</p>
<p>I cadaveri non mostravano ancora segni di decomposizione; la carovana era stata massacrata non più di un giorno prima. La maggior parte delle vittime indossava le rozze vesti grigie tipiche di coloro che vivevano nella Gorgorra. Ma accanto a molti cadaveri erano cadute spade e asce di ottima fattura, in stridente contrasto con il loro semplice abbigliamento.</p>
<p>Si inginocchiò accanto a uno dei morti, un uomo muscoloso con le mani del guerriero, callose e coperte di cicatrici. Larve brulicavano nelle molte ferite sulle braccia e sul petto. Sembrava che quasi tutti i viaggiatori fossero stati torturati prima di essere uccisi.</p>
<p>Un corpo in particolare attirò l&#8217;interesse di Zhota. La donna era stata spogliata e gettata sul fuoco, ora spento, al centro dell&#8217;accampamento; aveva le gambe carbonizzate. A differenza delle altre vittime, non aveva più la testa. Zhota esplorò nuovamente la radura, ma non la trovò.</p>
<p>Il massacro era stato pianificato. Sapeva che c&#8217;era una storia dietro, ma i Patriarchi non lo avevano inviato nella Gorgorra per indagare sui suoi misteri. Il suo compito, ora, era purificare i corpi prima di rimettersi in cammino.</p>
<p>Zhota intravide qualcosa quasi completamente sepolto nelle ceneri del fuoco, e lo estrasse; era un flauto in legno inciso, ornato con borchie d&#8217;ottone. Il giocattolo di un bambino. Si ricordava di avere avuto uno strumento simile, quando aveva iniziato l&#8217;addestramento al monastero. L&#8217;ordine dei monaci e i cittadini di Ivgorod avevano sempre onorato la musica, ma Akyev non condivideva l&#8217;amore dei confratelli per le arti. Quando aveva scoperto il flauto tra le cose di Zhota, lo aveva spezzato a metà e gettato in un dirupo a poca distanza dal Monastero Fluttuante.</p>
<p>Zhota ripulì lo strumento dalla cenere e se lo portò alle labbra. Quando soffiò ne trasse note spezzate, disarmoniche. Erano vuote e prive di senso, come la sua vita prima che entrasse nell&#8217;ordine monastico. Fece per gettare il flauto tra i resti del fuoco, ma poi cambiò idea. Tenere in mano il flauto per qualche ragione gli dava sicurezza, e si sentì quasi rasserenato. Se lo infilò nella fusciacca, convincendosi che gli avrebbe rammentato che fanciullo debole e ignorante era stato un tempo.</p>
<p>Un movimento improvviso agitò la densa vegetazione ai margini della radura.</p>
<p>Zhota balzò in piedi, voltandosi verso il rumore. &#8220;Mostrati!&#8221;</p>
<p>Foglie morte caddero a cascata appena oltre la radura. Zhota strisciò lentamente verso le ombre della foresta, quando una figura esile balzò al suolo da una massiccia betulla e si inoltrò in fretta tra gli alberi.</p>
<p>Zhota la inseguì. Il fuggitivo indossava le stesse vesti grigie dei viaggiatori morti. Sembrava un bambino, un bambino non particolarmente agile. Nella sua fuga inciampava su radici esposte e andava a sbattere contro gli alberi.</p>
<p>Finalmente lo afferrò e lo buttò a terra. Il bambino cercò di sfuggire alla presa e iniziò a singhiozzare. Quando Zhota abbassò il cappuccio che gli copriva la testa, vide un abominio che gli gelò il sangue nelle vene.</p>
<p>Era un fanciullo di dieci anni al massimo. I lunghi capelli candidi, quasi traslucidi, si sparsero al suolo; il volto era affilato, simile a quello di un topo. Aveva la pelle del colore di un osso sbiancato dal sole. E i suoi occhi&#8230;</p>
<p>I suoi occhi erano bianchi, e da essi scendevano lacrime di sangue.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bambino cieco rimase in silenzio per giorni, dopo che Zhota aveva purificato i viaggiatori uccisi e ripreso il cammino, ignorando le domande del monaco su cosa fosse accaduto alla carovana. Iniziò a pensare che il bambino fosse anche muto, quando una notte lo sentì mormorare &#8220;Mamma&#8221; nel sonno.</p>
<p>Più volte aveva cercato di scappare, costringendo Zhota a rimuovere una delle bande della fusciacca per legare le mani al fanciullo, usando quindi il tessuto come guinzaglio. La decisione di portarlo con sé non era stata facile. Il suo aspetto riempiva Zhota di inquietudine. Per un po&#8217; si era domandato se non fosse un demone che aveva preso le sembianze di un bambino, ma aveva scartato l&#8217;ipotesi.<em> Nulla nella Gorgorra è ciò che sembra.</em></p>
<p>Il bambino era un terribile scherzo di natura, vero, ma Zhota non aveva percepito in lui nulla di demoniaco. Sembrava essere consapevole di ciò che lo circondava, nel tipico modo di chi non ha mai potuto contare sugli occhi. Ma anche così continuava a inciampare su rocce coperte di muschio o radici scoperte, costringendo Zhota a procedere a passo di lumaca.<a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/unyielding-large1.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignright size-medium wp-image-71051" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/unyielding-large1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p>Ancora più preoccupante era come il ragazzo avesse le energie di un cane moribondo. Non riusciva a viaggiare per più di mezzo miglio prima di doversi fermare a prendere fiato. Tutte le volte che nella foresta riecheggiavano richiami di uccelli o di altri animali si dirigeva verso i suoni, rapito da curiosità infantile. Zhota aveva considerato più volte l&#8217;idea di abbandonarlo, ma il monaco sperava di saperne di più su cosa avesse assalito la carovana.</p>
<p>Ma il testardo silenzio del bambino non accennava a rompersi. Se il piccolino voleva fare il furbo, decise Zhota, anche il monaco avrebbe giocato al quel gioco.</p>
<p>&#8220;Più in fretta, figlio di un demone.&#8221; Zhota strattonò il guinzaglio del bambino.</p>
<p>&#8220;Attento a non inciampare, figlio di un demone,&#8221; disse, mentre guidava il giovane verso una zona piena di rocce.</p>
<p>Provocò il bambino per il resto della giornata, osservando come la pelle gli diventasse scarlatta per l&#8217;ira. Finalmente il fanciullo perse la pazienza. &#8220;Non sono un demone!&#8221; strillò, dando uno strappo al guinzaglio.</p>
<p>&#8220;Quindi puoi parlare.&#8221;</p>
<p>Il bambino capì di essere stato sconfitto, e abbassò la testa.</p>
<p>&#8220;Dimmi come ti chiami, ragazzo. Sono qui per aiutarti.&#8221;</p>
<p>&#8220;Bugiardo. Mi hai ingannato. Hai suonato la musica sbagliata.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ingannato? Forse avrei dovuto abbandonarti dove ti ho trovato. Quanto a lungo pensi che un cieco possa sopravvivere nella Gorgorra&#8230;?&#8221; Zhota all&#8217;improvviso si ricordò del flauto che aveva trovato.</p>
<p>Prese lo strumento e lo tese al bambino. &#8220;Dunque, questo è tuo.&#8221;</p>
<p>Il giovane brancolò nell&#8217;aria fino a quando trovò il flauto, poi se lo strinse al petto. Lacrime di sangue gli scesero dagli occhi, lasciando strisce sottili e vermiglie che sembravano ferite di una lama.</p>
<p>&#8220;Mamma&#8230;&#8221; sussurrò il bambino. &#8220;Mi aveva promesso che mi avrebbe richiamato con la nostra canzone. Quando ho sentito la musica, era sbagliata&#8230; tutta sbagliata&#8230; Ho pensato che avesse dimenticato.&#8221; Voltò gli occhi ciechi verso Zhota, come se potesse vederlo; il volto gli si contrasse per l&#8217;ira. &#8220;Che cosa le hai fatto?&#8221;</p>
<p>&#8220;Se tua madre era all&#8217;accampamento, ora è con gli dei,&#8221; disse Zotha, ricordando la donna decapitata accanto al fuoco. Non vedeva ragione di rendere la verità meno amara con divagazioni o false speranze. &#8220;Lei e gli altri hanno incontrato il loro destino molto prima che io li trovassi.&#8221;</p>
<p>&#8220;Gli dei mi hanno detto la stessa cosa,&#8221; disse il bambino, &#8220;ma non volevo crederci.&#8221;</p>
<p>&#8220;Qualunque forza malvagia li abbia uccisi, ora se ne è andata. Non ti farà più nulla.&#8221;</p>
<p>&#8220;No,&#8221; rispose il fanciullo con violenza. &#8220;Il demone che ci ha attaccato è ancora in giro. Gli altri all&#8217;accampamento&#8230; mi hanno nascosto sull&#8217;albero e poi hanno liberato gli animali per ingannarlo, ma quando scoprirà che non sono con le bestie da soma tornerà indietro a cercarmi. La mamma ha detto che non smetterà di cercarci finché non saremo tutti e due morti.&#8221;</p>
<p>&#8220;I demoni in queste regioni uccidono indiscriminatamente. Non inseguono i viandanti per giorni e giorni. Ora dimmi il tuo nome e da dove vieni. Hai dei parenti nella Gorgorra?&#8221;</p>
<p>&#8220;Tu non mi credi&#8221; disse il bambino. Ignorò le altre domande di Zhota.</p>
<p>Quella notte, dopo che Zhota ebbe preparato il campo, il fanciullo si rannicchiò a dormire accanto al calore del fuoco, stringendo il flauto tra le braccia. La sua ostinazione era esasperante, ma il monaco si domandava se gli dei avessero fatto incrociare le loro strade proprio perché lui lo proteggesse. Era inerme&#8230; solo&#8230; impaurito&#8230;</p>
<p>&#8220;La gente comune che incontrerai cercherà di allontanarti dal sentiero del dovere con lacrime e sofferenze. Devi essere più saggio di loro. Non devi permetterti distrazioni,&#8221; lo aveva ammonito Akyev.</p>
<p>Vi era della saggezza nelle parole di Akyev, Zhota doveva ammetterlo. Era stato inviato a riportare l&#8217;equilibrio nella Gorgorra, non a fare il guardiano di orfani. Ma non riusciva a decidersi ad abbandonare il ragazzo.</p>
<p>Zhota seguì con le dita le lezioni incise sul suo bo. La mano si fermò a un profondo incavo vicino al centro del bastone. Era una brutta tacca che rovinava l&#8217;armonia delle iscrizioni, ma Akyev aveva proibito a Zhota di ripararla, affinché non dimenticasse cosa significava.</p>
<p>&#8220;La tua arma può essere forte solo quanto il tuo spirito, non di più&#8221; gli aveva detto Akyev il giorno che i monaci avevano preparato il suo bastone. I monaci cercavano di trasformare il corpo e la mente in strumenti di giustizia. Spade, bastoni e altri strumenti da guerra erano, in verità, superflui. Malgrado ciò, l&#8217;ordine favoriva l&#8217;addestramento con vari tipi di armamenti in modo da rafforzare le abilità marziali. Non era insolito per un monaco impugnare un&#8217;arma e usarla come estensione di uno spirito perfettamente bilanciato, per focalizzare mentalmente gli attacchi. Akyev approvava tale metodo, e nel corso degli anni aveva trascorso molto tempo a insegnare a Zhota questa filosofia.<strong> </strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;ignorante considererà il tuo bo un semplice pezzo di legno, facile da spezzare,&#8221; aveva continuato Akyev. &#8220;Eppure esso si scheggerà solo se esiterai. E se non abbandonerai il tuo dovere, non vi sarà ragione perché ciò accada.&#8221;</p>
<p>Zhota e il maestro si erano incontrati in uno dei campi di addestramento del monastero per combattere con armi vere. Gli esercizi con spade spuntate e bastoni cavi erano finiti.</p>
<p>Il monaco più giovane era arrivato al campo sicuro di sé, ma tutta la sua baldanza si dileguò non appena Akyev sguainò la scimitarra. La spada era disadorna, ma Zhota sapeva che non si trattava di una lama comune. L&#8217;Inflessibile l&#8217;aveva forgiata personalmente, piegando l&#8217;acciaio su se stesso, più e più volte, per mesi. Ogni mattino, aveva pregato il suo patrono, Zaim, dio delle montagne, affinché infondesse la lama di forza indomabile. Poteva attraversare la pietra più dura e la corazza più spessa come se fossero acqua.<strong></strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;arma è un ornamento,&#8221; aveva detto Akyev nel vedere la paura sul volto di Zhota. &#8220;I Patriarchi affermano che la mia lama non è più forte del tuo bastone. Vuoi mettere in dubbio la loro divina saggezza?&#8221;</p>
<p>&#8220;No,&#8221; aveva risposto Zhota, cercando di farsi vedere convinto.</p>
<p>L&#8217;addestramento era iniziato. Quando il primo colpo di Akyev si era abbattuto su di lui con violenza fenomenale, il dubbio e l&#8217;incertezza si erano impadroniti di Zhota. Non vedeva la spada, ma l&#8217;uomo che la impugnava&#8230; l&#8217;uomo che era sempre stato migliore di lui, che non fuggiva mai dai compiti che gli erano assegnati, non importa quanto ardui.</p>
<p>La scimitarra era penetrata nel bo di Zhota, e il monaco era caduto di schianto in ginocchio. Il maestro aveva liberato la lama con uno strattone e mandato un ruggito furibondo. &#8220;Idiota! Avrei potuto ucciderti. Hai permesso alle tue paure di guidarti.&#8221;</p>
<p>Akyev aveva guardato con disgusto le vesti verdi, blu e bianche che coprivano il corpo di Zhota. &#8220;Vi sono troppi fiumi, in te&#8230; Talvolta calmi e quieti, talvolta turbolenti.&#8221;</p>
<p>Le tinte degli abiti di Zhota erano l&#8217;emblema di Ymil, dio dei fiumi. Era associato all&#8217;intuizione, alle emozioni, e alle proprietà vitali dell&#8217;acqua. Eppure alcuni monaci, e Akyev più di ogni altro, consideravano Ymil capriccioso e titubante. Quando Zhota aveva scelto il dio come proprio patrono, i Patriarchi lo avevano assegnato ad Akyev. La speranza era stata che il rigido temperamento del monaco più anziano temprasse la natura esitante del giovane, e viceversa.</p>
<p>&#8220;I nostri compiti sono semplici; i nostri ordini sono chiari. Perché vuoi complicarli con l&#8217;incertezza?&#8221; aveva detto Akyev mentre ispezionava la fenditura nel bastone di Zhota. &#8220;Questo è il costo della disobbedienza. Questo è ciò che accade quando abbandoni il tuo dovere. E quando soffia il vento del male, l&#8217;albero che si piega si spezzerà.&#8221;</p>
<p>La luna era alta nel cielo quando Zhota smise di rivivere i ricordi di quel giorno; aveva passato così tante volte il pollice sulla fenditura irregolare del suo bo che il dito si era spellato. Il bambino stava ancora dormendo. A Zhota bastava guardarlo per diventare livido di rabbia. Avrebbe voluto non averlo mai incontrato.</p>
<p><em>Lui non ha alcuna importanza </em>, si disse Zhota. Il passato dell&#8217;orfano e tutti i misteri che circondavano il massacro della carovana erano solo distrazioni. La notte era quasi al termine quando il monaco prese una decisione. A sud c&#8217;erano dei villaggi. Se non erano stati devastati, avrebbe trovato qualcuno che si occupasse del bambino.</p>
<p>Altrimenti, se non avesse trovato un rifugio sicuro per il fanciullo entro tre giorni, allora sarebbe ricorso all&#8217;unica opzione che gli rimaneva: gli avrebbe dato la pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Zhota era in piedi in un raggio di luce che filtrava dalla volta della foresta, accogliendo la purificante luce dell&#8217;alba. Si alzò in punta di piedi, alzò le braccia e abbassò la testa fino a toccare il petto con il mento. Mantenne quella posizione per dieci minuti, con gli occhi chiusi, mentre silenziosamente recitava mantra per fare chiarezza nella sua mente.</p>
<p>Le sue meditazioni mattutine erano quanto di più vicino al sonno potesse permettersi. Nelle settimane passate non aveva praticamente mai dormito , viaggiando di giorno e vegliando la notte.</p>
<p>Erano trascorsi cinque giorni, e il bambino era ancora vivo. Come il monaco aveva temuto, i villaggi che aveva visitato erano abbandonati. Ogni giorno Zhota trovava una nuova scusa per non restituire il fanciullo agli dei. Quel giorno cercò di giustificare la sua esitazione convincendosi che non molto più avanti avrebbe incontrato un altro villaggio.</p>
<p>&#8220;Mishka&#8230; è questo il mio nome,&#8221; disse il bambino, interrompendo la pacifica meditazione di Zhota.</p>
<p>&#8220;Zhota,&#8221; brontolò in risposta, e si concentrò nuovamente sui suoi mantra.</p>
<p>Un istante dopo sentì una tonalità aliena&#8230; un suono stranamente dolce che non apparteneva alla Gorgorra. Aprì gli occhi e vide che Mishka stava suonando alcune note incerte con il suo flauto.</p>
<p>Il fanciullo abbassò lo strumento. &#8220;Conosci &#8216;L&#8217;Imbroglione dei Tumuli Muschiosi’?&#8221;</p>
<p>&#8220;No,&#8221; rispose Zhota irritato, anche se conosceva la melodia. Era una canzone per bambini, piena di incredibili gesta eroiche&#8230; esattamente il tipo di canzone che lui stesso aveva spesso suonato quando era più giovane.</p>
<p>&#8220;Era la preferita di mia madre, quella che avrebbe suonato quando il pericolo fosse passato.&#8221; Mishka fece un sorriso agrodolce. &#8220;Posso insegnartela.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non è nece&#8230;&#8221; iniziò Zhota, ma il fanciullo si mise a suonare.</p>
<p>Zhota sospirò e abbandonò la sua meditazione.</p>
<p><em>Se questo lo rende felice&#8230; meglio così. Presto sarà tutto finito </em>, si disse.</p>
<p>Quando il monaco e Mishka si rimisero in viaggio, Zhota si caricò il fanciullo sulle spalle. Due notti prima il bambino era inciampato su un tronco caduto e si era quasi rotto un braccio. Da quel momento il monaco aveva preso l&#8217;abitudine di trasportarlo di tanto in tanto, in modo da muoversi più velocemente e tenerlo fuori dai guai.</p>
<p>Mentre Zhota arrancava per la densa foresta montana, il fanciullo continuava a suonare. Zhota cercò di ignorare la melodia, pensando che presto il ragazzo si sarebbe stancato, ma arrivò il tramonto e Mishka stava ancora soffiando nel suo strumento.</p>
<p>Fu quella notte, dopo che Zhota ebbe preparato l&#8217;accampamento, che la musica lo colpì sul serio, per la prima volta. In un lontano angolo della mente udì il suono di risate e vide bambini a piedi scalzi correre spensierati per un villaggio di capanne dai tetti di paglia, innocenti, ignoranti del precario equilibrio tra ordine e caos nel mondo. Dopo un momento comprese che quella era la sua gioventù.</p>
<p><em>&#8220;Quando soffia il vento del male, l&#8217;albero che si piega si spezzerà.&#8221; </em>Le parole risuonarono nella sua mente.</p>
<p>&#8220;Basta!&#8221; Zhota strappò il flauto a Mishka e se lo infilò tra le vesti.</p>
<p>&#8220;Volevo solo farti sentire la canzone,&#8221; disse il ragazzo, aggrottando le sopracciglia.</p>
<p>&#8220;Una volta sarebbe stata sufficiente, non mille,&#8221; ringhiò Zhota prima di riuscire a trattenere la sua irritazione. Quando vide che Mishka abbassava la testa, sentendosi colpevole, il monaco aggiunse, &#8220;È buio, e potresti attirare qualche pericolo.&#8221;</p>
<p>Le sue parole volevano essere di scusa, ma mezz&#8217;ora più tardi si rivelarono profetiche.</p>
<p>Due fischi acuti perforarono la notte. Zhota spalancò la mente e cercò di percepire movimenti nei boschi, ma come sempre gli dei erano riluttanti ad aiutarlo. Poco dopo due uomini uscirono dalla foresta, protetti da pezzi scompagnati di armature rovinate.</p>
<p>Zhota li identificò con un solo sguardo. <em>Briganti&#8230; mercenari&#8230; uomini senza dio.</em></p>
<p>Esitarono ai confini dell&#8217;accampamento, e si scambiarono un&#8217;occhiata. Uno di loro, un bruto con braccia grandi e muscolose e una cicatrice che gli attraversava il volto dall&#8217;orecchio sinistro al mento, gettò un&#8217;occhiataccia a Zhota e si voltò per andarsene. L&#8217;altro lo fermò. Aveva un volto attraente, ben rasato; capelli neri e lustri come il giaietto gli scendevano sulle spalle. Gli occhi color smeraldo scintillavano alla luce del fuoco, e fissavano intensamente Mishka.</p>
<p>&#8220;La notte è buia, sant&#8217;uomo,&#8221; disse, distogliendo infine lo sguardo dal fanciullo.</p>
<p>&#8220;Che la luce del mio fuoco possa dunque accogliervi,&#8221; rispose Zhota, completando l&#8217;antico saluto. Anche in presenza di questi uomini non riusciva a ignorare l&#8217;ordine di Akyev: studiare i viaggiatori.</p>
<p>&#8220;Cosa vi conduce nel profondo dei boschi?&#8221; chiese Zhota, mentre i due briganti si accomodavano accanto al fuoco. Aveva il respiro regolare, e il volto tranquillo, ma dentro di sé valutava i movimenti dei nuovi arrivati, individuando le loro debolezze. Erano armati: l&#8217;uomo più grande portava una mostruosa ascia da battaglia, e il suo compagno aveva una spada bastarda appesa alla schiena.</p>
<p>&#8220;Siamo qui per la tua stessa ragione.&#8221; L&#8217;uomo dal viso attraente si scaldò le mani avvicinandole al fuoco. &#8220;I monaci non sono sufficienti, pare, e il tuo ordine ha chiesto l&#8217;aiuto di persone in grado di combattere.&#8221;</p>
<p><em>Menzogne </em>, avrebbe voluto replicare Zhota, ma si trattenne. Il pensiero che i Patriarchi potessero usare briganti per compiere la loro volontà divina era sacrilego. Gli uomini senza dio veneravano solo una cosa: l&#8217;oro.</p>
<p>&#8220;Quando i Patriarchi hanno emesso un simile decreto?&#8221;</p>
<p>&#8220;Non loro in prima persona. È stato uno dei tuoi confratelli che sta pattugliando questi luoghi. Ha parlato di un demone che si aggira per i boschi. Un piccoletto astuto con l&#8217;aspetto di un bambino, cieco, e con la pelle e i capelli candidi come la neve.&#8221; Mentre parlava, rivolse un sorriso a Mishka. &#8220;Sembra che tu lo abbia già catturato.&#8221;</p>
<p>Mishka sussultò. &#8220;Non sono un demone!&#8221;</p>
<p>&#8220;Allora perché sei legato?&#8221; L&#8217;uomo con la cicatrice sghignazzò.</p>
<p>&#8220;Colui che mi cerca è il demone. Ha ucciso mia madre e tutti gli altri.&#8221; Il sangue iniziò a traboccare dagli occhi di Mishka.</p>
<p>&#8220;Lacrime di sangue&#8230;&#8221; Il volto dell&#8217;uomo dagli occhi color smeraldo si deformò in una smorfia disgustata. &#8220;Se non sei un demone, allora sei maledetto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non posso farci nulla. Sono nato così. La mamma diceva che solo gli sciocchi possono pensare che sono maledetto.&#8221; Mishka tese le sue mani legate e annaspò cercando Zhota. &#8220;Tu mi credi, vero?&#8221;</p>
<p>&#8220;Zitto,&#8221; rispose Zhota, mentre la paura e l&#8217;incertezza lo inondavano.</p>
<p><em>Nulla nella Gorgorra è ciò che sembra.</em></p>
<p>Era possibile, ammise, che qualche sciocco confratello avesse assoldato dei mercenari. E se questo monaco riteneva che il fanciullo fosse un demone&#8230; Possibile che Zhota fosse stato ingannato fin dall&#8217;inizio?</p>
<p><em>No </em>. Lo aveva osservato per giorni. Mishka era solo un bambino, sebbene maledetto dagli dei. Senza dubbio si erano sparse delle voci su un fanciullo dall&#8217;aspetto orrendo che dimorava nelle foreste, e l&#8217;altro monaco le aveva prese per vere.</p>
<p>&#8220;Dove si trova questo monaco? Devo parlare con lui del bambino.&#8221;</p>
<p>&#8220;Del demone, intendi?&#8221; disse l&#8217;uomo dal bel volto. &#8220;L&#8217;ultima volta che lo abbiamo visto era a ovest di qui. È lui a trovarci, non il contrario.&#8221;</p>
<p>&#8220;Dacci la creatura,&#8221; aggiunse l&#8217;uomo con la cicatrice. &#8220;Il monaco ci ha promesso il suo peso in oro se glielo portiamo. Quel denaro ci serve. Abbiamo vissuto di radici e carogne per troppo tempo.&#8221;</p>
<p>Zhota lo ignorò. &#8220;A ovest, dite. Bene. Cercherò quest&#8217;altro monaco.&#8221;</p>
<p>&#8220;Veniamo con te,&#8221; dichiarò il bruto. &#8220;Questo monaco ci deve qualcosa per la parte che abbiamo fatto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Il vostro lavoro è finito.&#8221; Zhota si alzò e tirò Mishka in piedi.</p>
<p>&#8220;Puoi pagarci tu, allora?&#8221; chiese il bello.</p>
<p>&#8220;La vostra ricompensa è la gratitudine dei Patriarchi.&#8221;</p>
<p>L&#8217;uomo con la cicatrice sputò ai piedi di Zhota.</p>
<p>Il suo compagno sospirò. &#8220;Vedi, è qui che inizia il problema. Dovere e onore sono cose belle e importanti per te e i tuoi confratelli pelati, ma per quelli come noi non valgono granché.&#8221;</p>
<p>Zhota fece alcuni respiri misurati per calmare l&#8217;ira. Aveva sopportato la presenza di quegli uomini fin troppo a lungo. &#8220;È per tale ragione che quelli come voi vivono nell&#8217;indecenza e nell&#8217;ignominia.&#8221;</p>
<p>L&#8217;uomo con la cicatrice ebbe uno scatto d&#8217;ira, ma il suo compagno si limitò a sghignazzare, una risata piena di disprezzo e condiscendenza. Stava ancora ridendo quando sfoderò la spada.<a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/Senza-titolo-1.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignright size-medium wp-image-71067" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/Senza-titolo-1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>&#8220;Sei un tipo testardo, vedo. La tua barba è molto più corta di quella dell&#8217;altro monaco. Non deve essere trascorso molto tempo da quando succhiavi il latte dalle sacre tette dei Patriarchi nella tua catapecchia sulle montagne.&#8221;</p>
<p>Zhota rimase immobile; ogni muscolo del suo corpo si preparò a scattare. &#8220;Un tempo sufficiente da permettermi di affrontare due uomini senza dio.&#8221;</p>
<p>&#8220;Due? Forse. Ma tre?&#8221; L&#8217;uomo fischiò.</p>
<p>Dall&#8217;oscurità alle spalle di Zhota venne il sibilo di un dardo di legno con la punta d&#8217;acciaio che solcava l&#8217;aria. Si voltò di scatto e il bo tracciò un rapido arco, spaccando la freccia a un palmo dal suo petto.</p>
<p>Quando si voltò di nuovo verso l&#8217;accampamento, l&#8217;uomo che aveva fischiato stava correndo intorno al fuoco in direzione di Mishka. Zhota sferrò un fendente con il bastone verso le fiamme. Il bo emanò un&#8217;onda d&#8217;aria che fece esplodere il falò, scagliando ceppi incandescenti verso il brigante. La maggior parte dei proiettili infuocati rimbalzò sull&#8217;armatura, ma un tizzone gli scarnificò il volto e si piantò nell&#8217;occhio destro. L&#8217;uomo urlò dal dolore, mentre le fiamme gli incendiavano i capelli.</p>
<p>Il bruto superò il falò con un balzo e si lanciò contro Zhota brandendo l&#8217;ascia da battaglia sopra la testa con entrambe le mani. Zhota non si mosse, e il brigante calò l&#8217;immensa arma verso di lui. All&#8217;ultimo momento il monaco fece un passo di lato, evitando il goffo attacco, e l&#8217;ascia del nemico si piantò nel terreno. Con un colpo del bastone Zhota spezzò gli avambracci dell&#8217;uomo, rompendoli come orci di terracotta pieni di vino; sangue e frammenti d&#8217;osso piovvero ovunque.</p>
<p>Il suono appena percettibile della corda di un arco riecheggiò alle spalle di Zhota. Si tuffò di lato, e la freccia saettò sopra la sua spalla piantandosi nel petto dell&#8217;uomo ustionato. L&#8217;assalitore nascosto urlò un&#8217;imprecazione, seguita dal rumore di passi che si ritiravano nella foresta, lontano dal campo.</p>
<p>Zhota si guardò intorno. L&#8217;uomo dal viso attraente era morto; la pelle del collo e del volto era una massa di sangue e vesciche. Anche il compagno era tornato dagli dei. Ma Mishka era scomparso.</p>
<p>&#8220;Mishka?&#8221; chiamò. Una punta di paura si impadronì di lui.</p>
<p>&#8220;Qui,&#8221; disse il bambino, mentre usciva a carponi da dietro un albero caduto. &#8220;Hanno mentito. Il demone ha inviato&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Silenzio!&#8221; ruggì Zhota.</p>
<p>Mille pensieri gli mulinavano in testa. Poteva sentire la voce di Akyev che lo rimproverava. <em>&#8220;È stata tutta una farsa per farti abbassare la guardia. Sei stato così stupido da non accorgertene?&#8221;</em></p>
<p>&#8220;Perché non mi credi?&#8221; chiese Mishka. Tese la mano e afferrò quella di Zhota.</p>
<p>C&#8217;era qualcosa di ironico al pensiero che pochi giorni prima Zhota aveva deciso di uccidere il bambino, quello stesso bambino che, così innocente, ora stava in piedi davanti a lui. Fu allora che il monaco si rese conto che Mishka gli ricordava se stesso da fanciullo, così pieno di fiducia, e speranza, e tutte le altre cose che l&#8217;Inflessibile aveva disprezzato. Erano le sabbie mobili sul sentiero del dovere&#8230; le parti infantili di sé che Zhota aveva creduto di aver ucciso durante l&#8217;addestramento.</p>
<p>Ma non erano mai veramente morte. E ora rivelavano una verità difficile da credere: che Mishka <em>era </em>solo un fanciullo, abbandonato, e spaventato, e cieco, in cerca di una mano che lo guidasse attraverso le ombre della Gorgorra. Il dio del destino li aveva fatti incontrare per una ragione.</p>
<p>&#8220;La verità,&#8221; disse Zhota. &#8220;Cos&#8217;è questo demone? Perché ti sta dando la caccia?&#8221;</p>
<p>Il fanciullo esitò, si morsicò il labbro inferiore, ma infine parlò: &#8220;Lo ha inviato mio padre.&#8221;</p>
<p>&#8220;E perché un uomo dovrebbe fare una cosa del genere?&#8221;</p>
<p>&#8220;Mio padre&#8230; lui non è <em>solo </em>un uomo,&#8221; rispose Mishka timidamente.</p>
<p>Quindi iniziò a raccontare la storia del suo passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una spessa coltre di nebbia scese sulla Gorgorra, offuscando il sole di mezzogiorno e tingendo la foresta di colori cupi. Zhota aveva camminato per ore, portando Mishka sulle spalle, dirigendosi a ovest dell&#8217;accampamento, nella vana speranza di trovare il monaco di cui avevano parlato i senza dio. Più di una volta Zhota si era dato dello sciocco per aver ascoltato le loro parole senza dubitarne.</p>
<p>Eppure continuava faticosamente ad avanzare. Se nella zona c&#8217;era davvero un membro del suo ordine, doveva trovarlo e dirgli la verità su Mishka. Il fanciullo aveva parlato del suo passato fino a notte fonda, un racconto così blasfemo che Zhota si era sentito impuro solo ad ascoltarlo. Più ci pensava, meno gli sembrava plausibile. <em>E come farai a convincere un altro monaco che è tutto vero?</em></p>
<p>Zittì i dubbi e continuò a muoversi. Ci volle un&#8217;altra ora prima che la nebbia si sollevasse, e Zhota sentì un penetrante profumo di incenso mentre entrava in una piccola radura. Era debole, all&#8217;inizio, in netto contrasto con gli aromi umidi e terreni della foresta. Gli ci volle un momento per discernere punte di rosa sanguigna e legno di giada, ma quando le sentì si fermò di colpo.</p>
<p>Conosceva quel profumo.</p>
<p>&#8220;Cosa c&#8217;è?&#8221; sussurrò Mishka.</p>
<p>Zhota non rispose. Non poteva. Il suo corpo era diventato rigido come la pietra. Conosceva quel profumo bene quanto il proprio nome. Era l&#8217;incenso di Akyev, e l&#8217;aroma impregnava il monaco più anziano ogni giorno durante tutto l&#8217;addestramento di Zhota.</p>
<p>All&#8217;improvviso si sentì piccolo e debole&#8230; proprio come il fanciullo che era stato un tempo, prima che Akyev uccidesse quella parte di lui, o almeno avesse tentato&#8230;</p>
<p>L&#8217;aria era limpida e fresca, il mattino che Zhota aveva incontrato Akyev per la prima volta. L&#8217;Inflessibile lo aveva portato con sé su una delle terrazze del monastero, all&#8217;alba. Il monaco più giovane aveva udito molte storie sulla famosa forza del suo maestro, e aveva contato le ore che lo separavano dall&#8217;incontro con l&#8217;Inflessibile e l&#8217;inizio del suo addestramento.</p>
<p>Quel giorno la giovanile beatitudine di Zhota era morta. Presto avrebbe appreso che l&#8217;Inflessibile era un&#8217;anomalia nell&#8217;ordine, un uomo pronto a fare qualsiasi cosa pur di obbedire agli ordini. La forza e la risoluzione che lo muovevano erano paragonabili solo alla sua natura fanatica e priva di compromessi.</p>
<p>&#8220;Salta,&#8221; aveva detto Akyev, indicando il bordo della terrazza che si apriva su un dirupo verticale profondo più di duecento metri.</p>
<p>C&#8217;era voluto un momento prima che Zhota capisse che Akyev non scherzava. Era stato a quel punto che la paura si era impossessata di lui. Sapeva che se avesse obbedito a quell&#8217;ordine sarebbe morto, eppure una piccola parte di lui era convinta che non sarebbe accaduto nulla di grave. La sensazione non nasceva dal desiderio di seguire ciecamente gli ordini; veniva da qualche luogo profondo del suo spirito. Alla fine, però, Zhota si era convinto che tale idea scaturisse da un momento di pura follia.</p>
<p>Quando il suo maestro lo aveva afferrato per il collo e trascinato verso il bordo, Zhota aveva implorato pietà. L&#8217;Inflessibile aveva risposto alle sue preghiere lanciandolo nell&#8217;abisso. Aveva chiuso gli occhi, aspettando la morte, finché non si era schiantato contro un cornicione roccioso un paio di metri più in basso; un costone che fino a qualche istante prima non esisteva.</p>
<p>Ciò era accaduto prima che apprendesse i segreti del monastero: pareti che non erano pareti, scale che non erano scale, e le mille altre illusioni il cui scopo era costringere gli iniziati a stare costantemente all&#8217;erta.</p>
<p>Akyev aveva trascinato di nuovo Zhota sulla terrazza. Il monaco più giovane tremava in modo incontrollabile. &#8220;Tremi come una foglia nel vento,&#8221; lo aveva rimproverato il maestro. &#8220;Sei schiavo della paura. Per questo non sarai mai un monaco. Sei solo un fanciullo spaventato che non troverà mai posto in quest&#8217;ordine.&#8221;</p>
<p>Quando Zhota aveva raccolto il coraggio necessario per guardare Akyev negli occhi, l&#8217;Inflessibile aveva domandato, &#8220;Devi decidere. Sei quel fanciullo, o sei un monaco?&#8221;</p>
<p>&#8220;Non sono quel fanciullo&#8221; aveva risposto, asciugandosi le lacrime.</p>
<p>&#8220;Così sia. Se dovesse tornare anche una sola volta, non ci sarà più alcun cornicione a salvarlo.&#8221;</p>
<p>Zhota abbandonò quel ricordo e scosse la testa. Quel giorno aveva ignorato la sua intuizione. Non sarebbe stata l&#8217;ultima volta. Nel corso degli anni l&#8217;Inflessibile aveva lavorato febbrilmente per sopprimere l&#8217;insistenza del suo allievo ad avere fiducia in sé quando si trovava davanti a situazioni difficili. Ad Akyev non importava se le intuizioni di Zhota fossero giuste o meno. Riteneva che affidarsi a se stessi compromettesse la volontà di obbedire agli ordini dei Patriarchi ed eseguire il loro volere divino.</p>
<p>&#8220;Cosa c&#8217;è?&#8221; chiese Mishka mentre scendeva dalla schiena di Zhota.</p>
<p>&#8220;Nulla.&#8221; Sentiva una gelida inquietudine raccogliersi nello stomaco. Se si fosse trattato di un qualsiasi altro monaco, forse Zhota avrebbe potuto convincerlo dall&#8217;innocenza di Mishka. Ma non Akyev. Non l&#8217;Inflessibile.</p>
<p>Zhota considerò l&#8217;idea di allontanarsi da quella zona della foresta, ma il maestro li trovò prima che potesse compiere il vile atto. Akyev era apparso da dietro un pino colossale; aveva con sé una bestia da soma carica di borse di cuoio di varie dimensioni. Il monaco più anziano aveva il suo solito aspetto, calmo e composto, senza una traccia di grigio nella sua barba nera. I cerchi dell&#8217;ordine e del caos erano ancora vividi sulla sua fronte, come se fossero stati tatuati il giorno prima, e non da anni.</p>
<p>&#8220;Zhota,&#8221; disse Akyev. Degnò Mishka di un breve sguardo, ma il suo volto non mostrò segni di sorpresa.</p>
<p>&#8220;Maestro.&#8221; Zhota unì i palmi e fece un profondo inchino.</p>
<p>Il monaco più anziano avanzò con passi lenti e cadenzati, e si fermò di fronte a colui che era stato suo allievo. Zhota era più alto di tutta la testa rispetto al maestro, ma si sentiva ugualmente al cospetto di un gigante.</p>
<p>&#8220;Temevo che tu non fossi pronto, ma sembra che io mi sia sbagliato.&#8221; Akyev guardò Mishka. &#8220;Hai avuto successo dove perfino io ho fallito. Gli dei sono davvero misteriosi.&#8221;</p>
<p>Zhota si sentì riempire d&#8217;orgoglio. Akyev non lo aveva mai lodato prima in passato. Il maestro aveva sempre trovato da ridire su qualunque cosa facesse. Nel periodo trascorso al monastero, Zhota aveva visto altri monaci intessere relazioni positive con i loro pupilli. Quando un allievo commetteva un errore non sempre veniva punito; gli veniva mostrato dove aveva sbagliato. Non era stato così con Akyev. Zhota lottò contro l&#8217;effetto inebriante delle lodi del suo maestro, ricordandosi della situazione difficile del bambino.</p>
<p>&#8220;State cercando un demone, ma il fanciullo&#8230;&#8221; cominciò Zhota, ma il maestro lo interruppe.</p>
<p>&#8220;&#8230;non è un fanciullo. Nulla nella Gorgorra è ciò che sembra. Guarda cosa è accaduto a questo sacro luogo. L&#8217;equilibrio è stato perduto. Questo, Zhota, è il momento per cui ci siamo addestrati per tutta la vita.&#8221;</p>
<p>La voce di Akyev divenne un sussurro. Indicò Mishka. &#8220;Gli dei dell&#8217;ordine tremano per l&#8217;inquietudine. Questo abominio in forma di bambino è solo un segno in più di quanto terribile sia la situazione.&#8221;</p>
<p>Il fanciullo non aveva ancora aperto bocca. Zhota vide che era paralizzato dal terrore. Il sangue gli colava dagli occhi, e il corpo tremava senza controllo.</p>
<p>&#8220;<em>È il demone!</em>&#8221; gridò Mishka all&#8217;improvviso. &#8220;Il demone!&#8221;</p>
<p>&#8220;Vedi?&#8221; disse Akyev, calmo. &#8220;La creatura maledetta ricorrerà a qualsiasi menzogna pur di celare la sua vera forma.&#8221;</p>
<p><em>Abominio.</em> L&#8217;assurda vicenda di Mishka gravava su Zhota. Sapeva che doveva agire rapidamente, prima di cedere al dubbio, così scacciò l&#8217;indecisione dalla mente e raccontò la storia del bambino&#8230;</p>
<p>La notte prima Mishka gli aveva confidato di essere figlio di un Patriarca e della sua concubina. A causa della sua deformità il padre aveva pensato di ucciderlo, ma la madre aveva convinto il Patriarca a rinchiuderlo in un angolo del palazzo di Ivgorod. Mishka era vissuto in isolamento per anni, fino al giorno in cui il fuoco celeste aveva incendiato il cielo. A Ivgorod erano giunti racconti di empie forze oscure che si muovevano nella Gorgorra e in altre regioni; terrore e paranoia infestavano il regno. La tensione dilagava tra la gente comune, terrorizzata, e tutti guardavano ai Patriarchi in cerca di risposte&#8230; di salvezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Patriarchi erano la voce degli dei in persona. Erano esempi di giustizia. Che uno di loro avesse generato un figlio come Mishka sarebbe stato considerato, nel migliore dei casi, un terribile presagio. Ma in quei giorni cupi e pieni di angoscia una tale progenie avrebbe gettato un&#8217;ombra sulla purezza stessa del Patriarca. Per questa ragione, aveva dedotto Zhota, il sacro signore aveva infine ordinato la morte del figlio. Solo grazie alla madre e a pochi fedeli servitori Mishka era stato risparmiato; era stato portato via da Ivgorod, nel cuore della Gorgorra.</p>
<p>Quando Zhota finì di parlare, Akyev lo guardò per un lungo momento, senza discutere o commentare la storia. Si limitò a dire: &#8220;Hai solo ascoltato le menzogne che il demone ha voluto farti ascoltare.&#8221;</p>
<p>&#8220;È difficile esprimere un giudizio, lo so, ma io credo che sia innocente.&#8221;</p>
<p>&#8220;Tu <em>credi</em>? Giureresti sul tuo onore come membro del nostro ordine che ciò è vero?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sì,&#8221; rispose Zhota, ma la sua voce mancava di convinzione.</p>
<p>Akyev abbassò la testa e trasse un profondo respiro. &#8220;Allora mi sbagliavo&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;È come avete detto voi: nella Gorgorra nulla è&#8230;&#8221;</p>
<p>Akyev lo interruppe con un calcio circolare al petto che fece uscire tutta l&#8217;aria dai suoi polmoni.</p>
<p>Il mondo diventò nero; un suono di campane gli riempì la testa. Sopra al tintinnio sentì Mishka urlare. Quando gli tornò la vista, Zhota vide che Akyev si era chinato sul bambino e lo aveva afferrato per i capelli.</p>
<p>&#8220;Mi sbagliavo su di te,&#8221; sputò Akyev. &#8220;Come hai potuto deviare così tanto dal sentiero? È stato uno dei Patriarchi a informarmi del demone e dei suoi inganni. Chi sei tu per mettere in dubbio le sue parole?&#8221;</p>
<p>Zhota piantò il bastone nel terreno e si tirò faticosamente in piedi mentre le parole dell&#8217;Inflessibile lo colpivano. <em>Uno dei Patriarchi gli ha dato quest&#8217;ordine. Gli altri otto non sanno nulla della missione?</em></p>
<p>&#8220;Uccidi la creatura,&#8221; comandò l&#8217;Inflessibile, &#8220;e verrai perdonato per le tue trasgressioni.&#8221;</p>
<p>Il desiderio di obbedire era fortissimo. Aveva vissuto seguendo gli insegnamenti del maestro così a lungo che disobbedirgli lo faceva quasi sentire male. Eppure una voce dentro di lui gli sussurrava di farlo; era un&#8217;intuizione, un momento di comprensione profonda, come quelli che Akyev gli aveva sempre detto di ignorare durante gli anni dell&#8217;addestramento. Andava contro tutto ciò che gli era stato insegnato, ma, per ragioni incomprensibili, brillava della luce della verità.</p>
<p>&#8220;No&#8230; Non è&#8230;&#8221; riuscì a dire Zhota respirando a fatica.</p>
<p>Il maestro sospirò. &#8220;Speravo che tu potessi essere forte, combattere le debolezze che ti portavi dentro. Ma sei ancora un fanciullo. Posso solo dare la colpa a me stesso per il mio fallimento.&#8221;</p>
<p>&#8220;Gli dei sono inquieti, lo avete detto voi.&#8221; Zhota fortificò lo spirito per le parole blasfeme che stava pronunciare.<strong> </strong>&#8220;Il Patriarca che vi ha inviato non si preoccupa più di mantenere l&#8217;equilibrio,&#8221; continuò. &#8220;Il demone che cercate, se davvero esiste, è ancora la fuori.&#8221;<br />
Akyev piantò un ginocchio nello stomaco di Zhota, e il monaco più giovane crollò a terra. Alzò lo sguardo in tempo per vedere la mano del maestro saettare in avanti. Il dolore gli lacerò la fronte. Qualcosa di caldo e umido gli colò negli occhi e lungo il naso. Quando Akyev ritirò la mano e gettò via un brandello insanguinato, Zhota capì che era la pelle dove erano stati tatuati i cerchi dell&#8217;ordine e del caos.</p>
<p>&#8220;Tu non hai alcun diritto di portare i sacri simboli! Tu non sei un monaco&#8230; No. Ritorna immediatamente al monastero e attendi il mio arrivo. Il tuo sacrilegio sarà giudicato dal Patriarca.&#8221;</p>
<p>L&#8217;Inflessibile si allontanò trascinando Mishka con sé. Zhota si alzò, lottando contro la vergogna. I fallimenti e le lezioni inscritte sul suo bastone sembravano bruciargli la mano ogni volta che le toccava.</p>
<p>Ira&#8230; l&#8217;ira per tutte quelle volte che Akyev lo aveva schiacciato, tutte quelle volte che Zhota avrebbe voluto credere in se stesso, ricevendo in cambio solo il disprezzo dell&#8217;Inflessibile, gli invase le vene come fuoco.</p>
<p>Attaccò Akyev caricando, arrivandogli addosso e colpendogli il lato del collo con il bo. Il colpo fece tremare le braccia a Zhota, come se avesse colpito del granito durissimo. Il bastone si piegò, e una lunga fenditura si aprì per tutta la lunghezza dell&#8217;arma.</p>
<p>Akyev vacillò leggermente, ma fu sufficiente a Mishka per liberarsi.</p>
<p>&#8220;Nasconditi come ti ha insegnato tua madre!&#8221; sbraitò Zhota. &#8220;Esci solo quando sentirai la sua melodia!&#8221; Mishka corse via incespicando, verso i boschi. Zhota sapeva che da solo non sarebbe andato lontano.</p>
<p>Ma Akyev cadde nell&#8217;inganno. Estrasse la sua scimitarra e lo inseguì; la lama scintillava fioca nella luce tetra della foresta. Zhota sferrò una bastonata verso il petto dell&#8217;Inflessibile. Ma Akyev la parò facilmente; la spada saettò lateralmente, con un movimento fulmineo, tracciando un arco. Zhota piantò il piede contro il tronco alle sue spalle ed eseguì una capriola evitando il monaco più anziano e il suo attacco.</p>
<p>La spada dell&#8217;Inflessibile tranciò il tronco dell&#8217;albero. L&#8217;enorme pino iniziò a cadere nella radura, verso la bestia da soma. L&#8217;animale nitrì e caracollò in avanti, proprio mentre i rami dell&#8217;albero gli artigliavano la schiena strappando le borse. Zhota sussultò quando il pino si schiantò a terra con un boato terrificante.</p>
<p>Gli averi di Akyev si sparpagliarono ovunque. La più grande delle borse si lacerò, e qualcosa rotolò in mezzo a sali ed erbe. Era pallida e decomposta, con ciuffi di capelli neri.</p>
<p>La testa di una donna, con la bocca spalancata in un urlo perenne e silenzioso.</p>
<p>Tutto acquistò un senso. La carovana massacrata. Il corpo senza testa. Il demone.</p>
<p>Zhota guardò Akyev. Non voleva crederci. Il suo maestro era molte cose&#8230; forse il più crudele e severo dei monaci&#8230; ma Zhota non aveva mai pensato che potesse essere un assassino.</p>
<p style="text-align: center">Non poteva immaginare che i Patriarchi accettassero un atto come il massacro della carovana, non importa quali fossero le ragioni. No, era tutto sbagliato. Era chiaro che il padre di Mishka era uno dei Patriarchi devoti al caos, e che stava agendo senza il consenso degli altri. Forse era per quella ragione che aveva scelto Akyev&#8230; un uomo che avrebbe svolto senza esitare qualunque incarico gli venisse affidato.<br />
Akyev non degnò la testa di un secondo sguardo. La sua scimitarra penetrò in profondità nel bicipite sinistro di Zhota con un colpo perfettamente mirato che tranciò i muscoli del braccio. L&#8217;arto si afflosciò, e Zhota dovette allontanarsi di qualche passo dal monaco più anziano prima di riprendersi.<a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/big_major_monk_video.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="wp-image-71052 aligncenter" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2012/04/big_major_monk_video.jpg" alt="" width="500" height="190" /></a></p>
<p>Zhota sferrò un fendente con il bastone, reggendolo con una mano sola, verso la testa di Akyev, e alla finta fece seguire un calcio nel ventre dell&#8217;Inflessibile. Akyev gli afferrò la caviglia e lo fece volare contro l&#8217;albero caduto.</p>
<p>Prima che Zhota potesse rotolare via, il maestro balzò in avanti e colpì con la scimitarra. Zhota alzò scompostamente il bastone con il braccio destro per parare, ma improvvisamente si sentì impotente contro la leggenda che stava affrontando, la sua mente scossa da mille dubbi, proprio come durante l&#8217;addestramento. La spada fece a pezzi il bo, ma la mossa difensiva bastò per deflettere il colpo. La scimitarra di Akyev tagliò diagonalmente il petto di Zhota, lasciando una ferita superficiale.</p>
<p>Zhota cercò di alzarsi con il braccio sano, ma cadde nuovamente a terra, dolorante e sconfitto.</p>
<p>&#8220;Hai combattuto come mi aspettavo, senza grazia o determinazione,&#8221; dichiarò Akyev.</p>
<p>&#8220;Sapete bene che il fanciullo non è un demone&#8221; riuscì a dire Zhota.</p>
<p>&#8220;So ciò che il Patriarca mi ha detto. Non metto in dubbio la sua parola.&#8221;</p>
<p>&#8220;La carovana&#8230; Avete ucciso quella gente.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ho compiuto il mio dovere.&#8221;</p>
<p>&#8220;E per farlo è stato necessario assoldare uomini senza dio? Assassinare innocenti?&#8221;</p>
<p>&#8220;I briganti erano strumenti, proprio come io sono uno strumento degli dei. Se mi avessero consegnato il demone li avrei rispediti dagli dei stessi affinché fossero giudicati. Per quanto riguarda gli altri, hanno dato rifugio alla creatura. Quando ho domandato dove fosse fuggita, hanno maledetto i Patriarchi. Quei viaggiatori erano cani, e come cani sono morti.&#8221;</p>
<p>Akyev fece un gesto verso la testa mozzata. &#8220;Quella è della demonessa. L&#8217;ho presa come prova della sua morte. Era la servitrice del demone fanciullo, una puttana che la creatura mandava nei villaggi per attirare nuove vittime.&#8221;</p>
<p>&#8220;Una menzogna,&#8221; disse Zhota. &#8220;Suo padre, il Patriarca&#8230; si è votato all&#8217;omicidio a causa della paura. Teme che la gente comune lo giudicherà corrotto, forse perfino che si ribellerà contro di lui, se si saprà che ha generato un figlio deforme. Ha abbandonato l&#8217;equilibrio per perseguire i propri scopi.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non capirai mai cosa significa seguire il proprio dovere,&#8221; rispose Akyev. &#8220;Tu condanni con cuore umano azioni dettate dagli dei. Sei inferiore perfino a un eretico. Sei una macchia sul mio onore e su quello dell&#8217;intero ordine. Io ti restituisco agli dei. Saranno loro a giudicarti.&#8221;</p>
<p>&#8220;Voi sapete che è solo un fanciullo, vero? Ma avete deciso di ignorare la verità&#8221; disse Zhota, mentre l&#8217;Inflessibile alzava la scimitarra sopra la testa. Per un brevissimo momento gli occhi del maestro vennero attraversati da un lampo di incertezza.</p>
<p>Akyev colpì ugualmente. Il tempo parve rallentare, mentre l&#8217;acciaio scendeva su di lui&#8230; sempre più vicino&#8230; sempre più vicino. Con improvvisa lucidità, Zhota capì che non era stato lui a vacillare: era stato Akyev. L&#8217;Inflessibile, nella sua debolezza, si era piegato di fronte al caos, e aveva chiuso gli occhi di fronte alla verità.</p>
<p>Zhota pregò gli dei silenziosi intorno a lui affinché gli dessero forza. Se vi era ancora dell&#8217;innocenza nella Gorgorra, sapeva che era in Mishka. Zhota si concentrò su quel singolo pensiero, ricordandosi che stava agendo in base ai principi dell&#8217;equilibrio. Calmò la paura e il dolore, concentrandosi sulla superficie del suo palmo destro e ordinandogli di essere forte mentre lo scagliava verso la lama.</p>
<p>La scimitarra dell&#8217;Inflessibile si schiantò contro la mano. Il peso della spada parve quello di un&#8217;intera montagna. Ma la lama non attraversò la pelle di Zhota. Non si sarebbe piegato come Akyev. Non si sarebbe spezzato.</p>
<p>&#8220;È solo un fanciullo,&#8221; grugnì Zhota tra i denti, mentre stringeva le dita intorno alla spada. &#8220;Potete fare ancora la cosa giusta!&#8221;</p>
<p>&#8220;<em>Silenzio!</em>&#8221; abbaiò il monaco più anziano. Gocce di sudore gli colarono dalla fronte mentre cercava di liberare la scimitarra dalla presa di Zhota. Quando vide che non ci riusciva, l&#8217;Inflessibile si piegò in avanti, premendo l&#8217;acciaio contro la mano di Zhota.</p>
<p><em>Non mi piegherò. Non mi spezzerò.</em></p>
<p>Zhota mandò un ruggito primordiale e ruotò il polso. L&#8217;arma di Akyev si spezzò come un ramo secco, e il monaco più anziano cadde in avanti all&#8217;improvviso rilascio della tensione. Zhota fece roteare la lama spezzata con la mano in modo da afferrarla lateralmente e sferrò un fendente micidiale verso l&#8217;alto, tagliando il collo del suo maestro con un colpo così perfetto che la testa di Akyev rimase attaccata alle spalle fino a quando il corpo non si abbatté al suolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più tardi, Zhota si accorse di non riuscire a rammentare per quanto tempo fosse rimasto steso sulla schiena, guardando in alto, con la mente limpida come il cielo senza nubi oltre gli alberi della foresta. E neppure riusciva a ricordare quello che aveva fatto dopo: medicarsi le ferite, recitare mantra taumaturgici, lottare per erigere una pira che potesse purificare il corpo di Akyev, mentre lentamente riguadagnava la mobilità del braccio sinistro. La prima cosa che ricordava era di aver portato il flauto alle labbra e di aver soffiato. Aveva avuto il timore di non ricordare più le note della canzone che aveva imparato da bambino.</p>
<p>Ma la melodia era quella giusta, perché Mishka era apparso nella radura.</p>
<p>&#8220;Zhota?&#8221; chiese a bassa voce.</p>
<p>&#8220;Qui.&#8221;</p>
<p>Mishka seguì il suono delle sue parole finché non giunse al suo fianco.</p>
<p>&#8220;Il demone&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Non era un demone, ma è morto lo stesso,&#8221; rispose Zhota.</p>
<p>Rimosse la stoffa con cui aveva legato le mani di Mishka e poi portò il fanciullo dalla testa di sua madre. Voleva dargli la possibilità di dirle addio prima che il monaco la restituisse agli dei. Ma il bambino si limitò a rispondere, &#8220;No&#8230; Non ne ho bisogno. Ho la canzone.&#8221;</p>
<p>Quando tutto fu finito, Zhota si chiese quale direzione prendere. Non sapeva come il Patriarca avrebbe reagito quando Akyev non fosse tornato con la prova che Mishka era morto. Malgrado ciò, Zhota sapeva che sarebbe stato pressoché impossibile per lui trovare un altro monaco come l&#8217;Inflessibile&#8230; uno disposto a eseguire atti di distruzione e crudeltà indiscriminata contro la natura dell&#8217;equilibrio.</p>
<p>Malgrado le terribili cose che aveva appreso negli ultimi giorni, Zhota si consolava pensando che Akyev e il Patriarca erano entrambi aberrazioni. Essi, come la Gorgorra stessa, erano la testimonianza della preoccupante condizione in cui si trovava il mondo, una situazione contro cui però si poteva lottare. Altri monaci, guerrieri onorevoli che non avrebbero mai fatto ciò che aveva fatto Akyev, stavano rischiando le loro vite per respingere le crescenti forze del caos. Non avrebbero chiuso gli occhi ai giusti principi su cui era fondato l&#8217;ordine, e neanche Zhota lo avrebbe fatto.</p>
<p>Prese Mishka per mano, lo condusse fuori dalla radura e si incamminò verso nord, verso Ivgorod, deciso a portare all&#8217;attenzione dell&#8217;ordine tutto ciò che era accaduto. Il sentiero da percorrere non gli era mai sembrato così chiaro, e per la prima volta nella sua vita sentì di aver davvero capito cosa significasse essere un monaco.</p>
<p>&nbsp;
</p></blockquote>
<p><a href="http://eu.battle.net/d3/it/game/lore/short-story/monk/1#read">L&#8217;inflessibile</a>                                                                                       <a href="http://reveal.diablo3.com/it_IT/class_gathering/monk">L&#8217;ordine dei monaci</a></p>
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		<title>Tyrael, l&#8217;Arcangelo della Giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 22:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacktimothy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Grazie al contributo della community di diablo 3, siamo riusciti a sbloccare il secondo contenuto segreto presente sul sito di lancio! Un brevissimo scorcio delle pagine del libro di Cain, che descrive la storia dell&#8217;arcangelo Tyrael &#160; Questi scritti provengono dalle pagine macchiate di sangue del diario illustrato personale di Deckard Cain, il Libro di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/><strong><em>Grazie al contributo della community di diablo 3, siamo riusciti a sbloccare il secondo contenuto segreto presente sul sito di lancio! Un brevissimo scorcio delle pagine del libro di Cain, che descrive la storia dell&#8217;arcangelo Tyrael</em></strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-opening-deckard-cain.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter  wp-image-70824" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-opening-deckard-cain-300x127.jpg" alt="" width="600" height="254" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questi scritti provengono dalle pagine macchiate di sangue del diario illustrato personale di Deckard Cain, il Libro di Cain. Ricco di conoscenze dimenticate, questo tomo raccoglie le storie di Sanctuarium e dei regni ultraterreni ed è stato compilato nella speranza di impedire la Fine dei Giorni.</em></p>
<p><span id="more-70767"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left">Il solo membro del Consiglio Angris che ho potuto vedere con i miei occhi fu Tyrael, l&#8217;Arcangelo della Giustizia. Potrei anche dire di conoscerlo, se è veramente possibile conoscere un angelo.</p>
<p style="text-align: left">Secoli prima della nascita dell&#8217;uomo, si diceva che Tyrael fosse il più devoto degli angeli, fermo nel suo attaccamento alla legge, alle regole e all&#8217;ordine. Teneva in particolare a un singolo, inflessibile dovere: assicurare la vittoria al Regno Celeste nell&#8217;eterno conflitto.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/sword.png" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignright size-medium wp-image-70771" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/sword-120x300.png" alt="" width="120" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">Come Imperius, gli sforzi in battaglia di Tyrael sono Leggenda. Era rinomato per la calma, il controllo e la precisione con la quale eseguiva le tecniche di combattimento. L&#8217;arcangelo svolgeva il suo impassibile giudizio brandendo Eldurin, la spada della giustizia.</p>
<p style="text-align: left">Eldurin è, a quanto si dice, un&#8217;arma unica che può tagliare attraverso qualsiasi tipo sostanza o nemico esistente. Vi è, tuttavia, un&#8217;eccezione: alcuni credono che la lama non possa trafiggere ne nuocere qualsiasi essere dai giusti intenti.</p>
<p style="text-align: left">Nonostante la fama di Tyrael come guerriero con pochi eguali,  ciò nonostante si rivelava che era in ogni momento equo e imparziale, come la giustizia stessa deve essere.</p>
<p style="text-align: left">La corte di giustizia, dimora di Tyrael nel Regno Celeste, si dice che sia simile ad un grande auditorium in cui gli angeli si riuniscono. Qui discutono, vengono a patti, e si sforzano di recuperare l&#8217;armonia perduta o l&#8217;equilibrio. Sembra un istituto appropriato per un angelo che valorizza l&#8217;integrità e l&#8217;equilibrio sopra ogni cosa, e sceglie la via della rettitudine in ogni situazione, anche se deve fare male a coloro che ama.</p>
<p style="text-align: left">Alla luce di ciò che è stato detto, è ironico che Tyrael sia ora considerato il rinnegato del Consiglio Angris. Questo è dovuto in particolare modo al fatto che, data la comparsa dei mortali, Tyrael ha evidenziato un cambiamento nel suo carattere. Egli è intervenuto per il bene dell&#8217;umanità, perché vede la possibilità di eroismo e altruismo in ciascuno di noi. Egli ha anche agito contro gli ordini degli altri membri del Consiglio di combattere per nostro conto.</p>
<p style="text-align: left">Solo per questo ho sempre creduto e sempre crederò in lui.</p>
<p style="text-align: left">Parlerò di Tyrael in dettaglio più avanti. Per ora, mi sono solo limitato a fare un commento, che rispecchia il mio punto di vista, e vorrei chiedere ai lettori di trarre le proprie conclusioni su di lui.</p>
<p style="text-align: right"><strong><em>Deckard Cain</em></strong></p>
<div style="text-align: right"><a href="http://reveal.diablo3.com/it_IT"><br />
</a></div>
<div style="text-align: left"><strong><em><a href="http://c308474.r74.cf1.rackcdn.com/downloads/60cc1ba8f08d9628d212000040f9b1e1/it_IT/book_of_cain_excerpt.pdf">Fonte</a></em></strong></div>
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		<title>Il Viandante</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacktimothy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Siamo lieti di presentarvi la tortuosa storia del barbaro che arriverà a Tristram il 15 maggio. Buona lettura! &#160; - &#8211; -IL VIANDANTE- &#8211; - di CAMERON DAYTON PAURA Sua sorella morta arrivava al tramonto. Sempre al tramonto. Si alzò e guardò il sole scomparire dietro le montagne, mentre il cielo s&#8217;illividiva e le ombre ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>
<p style="text-align: center"><em><strong>Siamo lieti di presentarvi la tortuosa storia</strong></em></p>
<p style="text-align: center"><strong><em>del barbaro che arriverà a Tristram il 15 maggio. Buona lettura!</em></strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/barbaro_0012.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignnone size-full wp-image-70735" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/barbaro_0012-e1334135351300.jpg" alt="" width="410" height="116" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><strong>- &#8211; -IL VIANDANTE- &#8211; -</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>di CAMERON DAYTON</strong></p>
<p><span id="more-70728"></span></p>
<blockquote CLASS="storia">
<p style="text-align: left"><strong>PAURA</strong></p>
<p style="text-align: left">Sua sorella morta arrivava al tramonto. Sempre al tramonto.</p>
<p style="text-align: left">Si alzò e guardò il sole scomparire dietro le montagne, mentre il cielo s&#8217;illividiva e le ombre si allungavano nella notte. Era il momento in cui il sussurro della brezza serale portava uno strascicato raspare di piedi. I piedi di lei&#8230; gelidi e bianchi, i tendini logorati e le ossa incrinate da innumerevoli miglia di roccia ricamata di brina. Non importava quanto Kehr avesse viaggiato quel giorno, quanti fiumi avesse guadato o quanti dirupi avesse scalato. Al tramonto lei arrivava.</p>
<p style="text-align: left">L&#8217;enorme uomo si occupò del fuoco, mentre il suono strascicante si avvicinava. Da quando era disceso nelle Brughiere di Sharval la legna da ardere era diventata più abbondante, e Kehr cercò di trarre conforto dal pensiero del cibo caldo dopo settimane di carne di cervo essiccata. Era un povero tentativo di rallegrarsi, e lo sapeva benissimo. I passi zoppicanti portavano con loro un gelo penetrante, una sensazione liquida di ghiaccio e orrore che lambiva e s&#8217;increspava contro la sua pelle. Si arrestarono nell&#8217;oscurità appena oltre la luce del fuoco.</p>
<p style="text-align: left">Kehr non voleva alzare lo sguardo; non voleva rivolgerle la parola. Ma lei se ne sarebbe andata solo quando lo avrebbe fatto. Aspettò che il fuoco crescesse fino a diventare un falò crepitante, e si raddrizzò, sospirando profondamente nella fredda aria del crepuscolo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Di&#8217; quello che devi dire, Faen. Dillo, e vattene.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La figura mosse un passo incerto verso la luce, poi un altro. Kehr fissò le fiamme, senti la propria mano muoversi verso la cicatrice che gli segnava il petto. Un altro passo, e apparve al di là del fuoco. Un ciocco scivolò, scoppiettò, e mandò faville nell&#8217;aria. Kehr si costrinse a seguire con lo sguardo le scintille incandescenti&#8230; a distoglierlo dal fuoco e riconoscere la presenza di quella cosa che era stata sua sorella. Glielo doveva.</p>
<p style="text-align: left">Il calore stava già sgelando la carne pallida di lei, e l&#8217;odore dolciastro e nauseabondo di putrefazione s&#8217;intensificò. Seguire il fratello per interminabili settimane aveva devastato l&#8217;aspetto grigio, dinoccolato di Faen, e il fratello quasi non la riconobbe.</p>
<p style="text-align: left">Gli occhi di lei erano pozze nere, ombre profonde al posto dell&#8217;azzurro ch&#8217;egli ricordava. I resti delle trecce dorate della sorella pendevano ai lati del cranio in cinerei grovigli, e una di quelle masse arruffate, fradicia e appesantita, stava strappando la pelle. La fissò mentre la cute giallastra si lacerava, lasciando cadere al suolo capelli e tessuti marci con un tonfo acquoso. Le sue membra sottili tremavano nel vento; i gomiti scheletrici sporgevano dalla pelle simile a pergamena bagnata. Kehr si chiese se Faen sentisse ancora qualcosa. Lei si piegò in avanti e gli puntò verso il petto un dito ossuto e tremante.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Kehr. Kehr Odwyll.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Come poteva ancora parlare con quella bocca decomposta? Con la mascella che pendeva e la lingua nera così gonfia e rigida da premerle contro la guancia sbrindellata? Come poteva essere lì, squassata da un&#8217;ira morbosa, dopo essere stata seppellita sotto la parete di granito spezzata dell&#8217;Arreat tanti anni prima? Kehr sapeva che non sarebbe dovuto tornare, sapeva che non c&#8217;era perdono per lui in quelle lande devastate. Non era riuscito a trovare la strada tra le gole boscose della sua terra e aveva trascorso lunghi giorni a vagare senza meta in mezzo a colline strane e irregolari. La valle della tribù del Cervo un tempo era verde, accogliente e familiare. Adesso tutto era cambiato. Tutto era perduto.</p>
<p style="text-align: left">Ma Faen lo aveva trovato. Lo aveva trovato e lo aveva seguito mentre scappava.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Kehr Odwyll. Traditore. Traditore!&#8221;</p>
<p style="text-align: left"><strong>SORELLA</strong></p>
<p><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba11.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="wp-image-70741 alignleft" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba11-300x135.jpg" alt="" width="450" height="220" /></a></p>
<p style="text-align: left">Il sole del mattino arrivò troppo presto, e il fuoco non era riuscito a evitare che il gelo entrasse nelle ossa di Kehr. Spinse di lato il suo spesso mantello di pelle d&#8217;orso e si alzò, stirando i suoi due metri e mezzo di muscoli e cicatrici. Nel corso degli anni Kehr aveva adottato l&#8217;abitudine, comune nelle isole Skovos, di rimuovere barba e capelli con una lama affilata. La tradizione aveva senso in quelle terre calde e soleggiate, e lo aveva fatto sentire meno estraneo. Ma qui il vento freddo sulla pelle nuda gli ricordava quanto fosse lontano da quei luoghi. Erano bastate poche settimane sotto quei cieli invernali per far rimpiangere a Kehr la barba incolta e le lunghe trecce che aveva portato in gioventù. Passò le dita ruvide sui corti peli che aveva sul mento e si domandò se Tehra lo avrebbe riconosciuto.</p>
<p style="text-align: left">Il pensiero della sua donna provocava ancora una stretta dolorosa che gli scavava nel petto. Non era tristezza o colpa o struggimento: non del tutto. Era il dolore di un errore, avvolto in un tessuto ruvido e nel rimpianto. Un errore che non avrebbe mai potuto essere corretto, che poteva solo essere avvolto ancor più strettamente, così da affievolire la pena, o almeno allontanarla. Kehr scosse la testa.</p>
<p style="text-align: left">Il viaggio di ritorno sarebbe stato lungo. Il golfo della Marca Occidentale si trovava a sud oltre i monti Kohl, e da lì Kehr sapeva che sarebbe stato possibile trovare un passaggio su un mercantile attorno alla penisola. I mercanti erano sempre ben disposti ad assoldare gente forzuta per sorvegliare il carico, in modo da essere liberi di visitare i bordelli lungo la rotta. Kehr parlava il linguaggio mercantile di Therat, di Lut Gholein e delle isole; poteva convincere un potenziale datore di lavoro che, nonostante le sue dimensioni, non era uno di quei selvaggi primitivi delle Terre del Terrore, ma un mercenario di origini più civilizzate. Dopo di che sarebbe stato facile veleggiare oltre la Marca Occidentale, giù oltre Porto del Re, e quindi a Philios. E là&#8230; be&#8217;, là ella attendeva il suo ritorno. C&#8217;erano dolci colline e musica allegra; c&#8217;erano vino, carne, risate, e braccia sottili e accoglienti. Là poteva dimenticare i suoi doveri e il freddo, logorante senso di rimpianto.</p>
<p style="text-align: left">Perché era venuto qui? Per trovare la sua gente? Per implorarne il perdono? Be&#8217;, loro avevano trovato lui. O almeno lo aveva fatto Faen.</p>
<p style="text-align: left">Mentre con il piede gettava terra sui resti fumanti del fuoco, Kehr cercò di scacciare dalla mente il ricordo della notte precedente e di concentrarsi sulla prossima tappa del viaggio. I picchi che lo attendevano erano imponenti, ma erano ricchi di foreste, erano abitati, vivi: un piacevole cambiamento rispetto ai consueti morti&#8230; un piacevole cambiamento dopo le settimane appena trascorse. Kehr si portò la mano al petto.</p>
<p style="text-align: left">Questa volta non tradiva nessuno, si disse. Non stava sfuggendo al suo dovere, perché coloro che definivano tali obblighi erano scomparsi. Stava abbandonando una terra vuota che non aveva più diritti su di lui. Kehr aveva sperato di farsi perdonare, di trovare un modo per alleviare il senso di colpa che lo divorava. Invece aveva trovato silenzi colmi di echi e una nuova, gelida, dimensione di disonore che gli torceva le viscere a ogni nuova visita di Faen. Nella sua testa ripeteva in continuazione la stessa cosa: non tradiva nessuno. Non questa volta.</p>
<p style="text-align: left">Oltre la cresta successiva Kehr avrebbe ritrovato il serpeggiante sentiero di caccia che aveva seguito due mesi prima, durante il suo viaggio verso quei luoghi. Poi sarebbe bastato unirsi a piste più ampie che si incrociavano sul versante nord del Kohl, fino a quando avesse raggiunto il Sentiero di Ferro.</p>
<p style="text-align: left">Il Sentiero di Ferro. Era un&#8217;antica strada, decadente residuo di un impero perduto i cui domini si estendevano dai deserti di Aranoch al Mare Ghiacciato. Lastricato con ampi blocchi di scisto ferroso color della ruggine, il Sentiero di Ferro correva ampio e dritto dalle gelide lande di Ivgorod, attraverso il dorso dei monti Kohl, e giù fino alle colline occidentali di Khanduras. Una volta era stato un&#8217;arteria vitale per il commercio e le truppe imperiali, e permetteva di attraversare le alte e affilate montagne in settimane anziché mesi. Cosa ancora migliore, la strada era caduta in disuso molti secoli prima. Adesso era in gran parte abbandonata e dimenticata: i re, capi e signori della guerra del settentrione trattavano poco con i loro vicini durante quei tempi caotici. La distruzione di Arreat aveva portato la paura nel cuore delle nazioni circostanti, e la maggior parte aveva scelto di chiudere le porte, rinforzare le mura e lasciare che il mondo oltre i loro confini divenisse ogni giorno più selvaggio.</p>
<p style="text-align: left">Ciò significava che sulla strada non avrebbe incontrato né viaggiatori né banditi. Sebbene Kehr potesse affrontare entrambi senza problemi, preferiva camminare in solitudine. Sollevò il suo massiccio spadone, Disprezzo, e se lo posò sulle spalle; poi si voltò e si incamminò verso le colline in attesa.</p>
<p style="text-align: left">Trascorsero altri dieci giorni di duro cammino. Dieci tramonti, altre dieci visite di sua sorella. Una delle sue braccia era stata divorata dai saprofagi; ora il cranio era completamente esposto e le ossa stavano ingiallendo. Ma era ancora Faen. Ancora la sua voce. Ancora le sue parole di condanna. Si domandava se si sarebbe mai abituato all&#8217;orrore della sua presenza rivoltante. Si domandava se avrebbe dovuto farlo.</p>
<p style="text-align: left">Kehr temeva che Faen potesse seguirlo attraverso i Mari Gemelli, che potesse inseguirlo addirittura fino a Philios. Un&#8217;idea si affacciava in continuazione nella sua mente, un&#8217;idea che lottava per farsi sentire: e se l&#8217;avesse colpita? Cosa sarebbe successo se l&#8217;avesse trapassata con la sua possente lama, trasformando quella figura scheletrica e tremante in una pila di ossa spezzate e carne decomposta? L&#8217;avrebbe liberata, con quel gesto, dal suo tormento? Se ne sarebbe liberato <em>lui</em>?</p>
<p style="text-align: left">Kehr strinse con forza la pelle d&#8217;orso intorno alle spalle. No. Non poteva fare una cosa del genere a Faen, a sua sorella. Si era meritato quelle parole, si era meritato il suo odio. Era degno di quelle sferzate.</p>
<p style="text-align: left">Scosse la testa per scacciare l&#8217;oscurità. I suoi lunghi passi e la terra che retrocedeva sotto i suoi piedi gli davano sollievo. Era mosso dal desiderio di lasciarsi alle spalle quelle lande, o da quello di tornare a climi più accoglienti? Non lo sapeva, ma stava affrontando quella tappa del suo viaggio a velocità notevole. Il Sentiero di Ferro era poco più avanti e la sua andatura si sarebbe fatta ancora più rapida una volta raggiunta quella pavimentazione regolare. Presto tutto sarebbe stato dimenticato. Presto tutto sarebbe stato dietro di lui, e forse Faen sarebbe rimasta lì, nella gelida desolazione alla quale appartenevano i morti.</p>
<p style="text-align: left">Kehr sospirò, cercò di rivolgere i suoi pensieri al vino, alla luce del sole e al suono cadenzato delle onde sulla sabbia. Il suo stomaco brontolò. Aveva mangiato gli ultimi avanzi di carne essiccata due giorni prima e la selvaggina era più scarsa di quanto avesse sperato. Il suo unico pensiero era stato lasciare quelle terre, lasciare la sua patria distrutta con la massima rapidità possibile. Capì che doveva fare qualche sforzo per procurarsi del cibo.</p>
<p style="text-align: left">Cinque respiri dopo le sue meditazioni vennero interrotte da un grido&#8230; e poi <em>grida</em>. Venivano dalla strada davanti a lui, da una macchia di robuste querce che crescevano ai margini del Sentiero di Ferro alle altitudini inferiori. Kehr si acquattò e si allontanò dalla pista che aveva seguito fino a quel momento e aggirò gli alberi per vedere meglio cosa stava succedendo.</p>
<p style="text-align: left">Si trattava di profughi, era evidente. Uomini, donne, bambini&#8230; decine di abitanti delle campagne, magri, sporchi, avvolti in brandelli di vesti; portavano le loro poche cose in ceste, borse, perfino avvolte in coperte. Come Kehr, i profughi avevano pensato che la strada sarebbe stata vuota. Al contrario di lui, però, viaggiavano incuranti della propria sicurezza. Avevano formato una colonna disordinata, senza preoccuparsi di animali da preda, banditi o peggio. E c&#8217;erano molte cose peggiori dei banditi nelle montagne circostanti.</p>
<p style="text-align: left">Kehr avvertì il loro odore prima ancora di vederli, e gli si rivoltò lo stomaco. Khazra. Mostri irsuti, deformi&#8230; il perverso incrocio tra una capra e un uomo. Erano massicci e muscolosi, e viaggiavano spesso in branchi. Avevano lunghe braccia rigonfie di muscoli nodosi che guizzavano sotto un vello folto e lurido. Le gambe degli uomini capra si flettevano in avanti con un angolo innaturale e terminavano con neri zoccoli fessi. Le loro spalle animalesche erano un concentrato di forza bruta e nervature torturate, sormontate dalla spaventosa testa di un grosso caprone, con corna ricurve e occhi neri e crudeli. Kehr aveva affrontato quelle creature bestiali più di una volta nei suoi vagabondaggi al sud, e il ricordo aveva il sapore della bile. I khazra erano la testimonianza rivoltante e tangibile di quanto vile potesse essere l&#8217;opera dei demoni sugli esseri umani.</p>
<p style="text-align: left">Kehr spiò non visto due uomini capra che si muovevano lungo la strada con intento famelico, mentre i profughi fuggivano urlando in ogni direzione. Già diversi corpi giacevano sparpagliati sul sentiero, fragili mucchietti tinti di rosso. Altri khazra si spostavano furtivamente da cadavere a cadavere, strappando ai morti le loro misere cose. Kehr sentì l&#8217;inquietudine trasformarsi in rabbia, ma la represse. Questa non era la sua battaglia. Non era il suo dovere. Avrebbe solo rallentato il viaggio, e a quel punto c&#8217;era poco che potesse fare. Non doveva nulla a quei campagnoli. Gli idioti avevano viaggiato su una strada allo scoperto senza armi. Kehr non aveva responsabilità.</p>
<p style="text-align: left">Stava per voltarsi e aggirare la zona con un&#8217;ampia deviazione quando vide il taglialegna. Indossava abiti marroni tessuti in casa e il suo carico di legname era sparpagliato per terra. L&#8217;uomo aveva attratto l&#8217;attenzione dei mostri. Era solo, e brandiva alta la sua accetta mentre i nemici lo circondavano, ridendo con le loro voci grasse e graffianti. Gli uomini capra erano armati con rozze picche e lance, e pungolavano a turno il poveretto quando voltava loro la schiena. Già perdeva sangue da una decina di ferite. Gli altri profughi ne approfittarono per scappare verso gli alberi vicini, lasciando il boscaiolo a quella che prometteva di essere una morte lunga e dolorosa. Si voltò per parare un crudele affondo e Kehr vide cosa reggeva con l&#8217;altro braccio. Era una bambina.</p>
<p style="text-align: left"><strong>VITA</strong></p>
<p style="text-align: left">Aron aveva perso ogni speranza; non era nemmeno più sicuro di riuscire a reggere l&#8217;ascia per un altro secondo senza farla vacillare, quando un ruggito fece tremare l&#8217;aria. I mostri si voltarono, belando sorpresi, mentre una tempesta di acciaio tonante si abbatteva su di loro. Aron arretrò con passo incerto, sollevò l&#8217;ascia e strinse con maggior forza il braccio intorno alla bambina, pregando che questo nuovo demone potesse portare una morte più rapida.</p>
<p style="text-align: left">Poi l&#8217;uomo capra che gli stava dinnanzi si disintegrò; pezzi sanguinolenti caddero a terra ovunque, e Aron vide la nuova minaccia. Gli mancò il fiato.</p>
<p style="text-align: left">Era un <em>uomo. </em>Un uomo gigantesco che torreggiava perfino su quelle creature massicce. Un uomo coperto di sangue caldo che, nella gelida aria mattutina, emanava vapore. Portava un mantello di pelle d&#8217;orso</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba2.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class=" wp-image-70742 alignright" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba2-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: left">su due spalle che parevano montagne, e le sue gambe erano protette da pezzi scompagnati di armatura di maglia e piastre. Gli stivali, pesanti, erano in pelle di bue. Aveva il petto scoperto e segnato da cicatrici. Le grosse mani, ruvide e nodose, stringevano l&#8217;elsa di una terribile arma le cui dimensioni erano consone all&#8217;uomo che la impugnava. Era lunga almeno tre volte l&#8217;ascia di Aron. Forgiata in rabbioso metallo nero, la lama irregolare era scheggiata da entrambi i lati. Era uno strumento di morte rozzo e brutale, brandito dall&#8217;uomo come se fosse l&#8217;estensione del suo braccio.</p>
<p style="text-align: left">Poteva trattarsi solo di un barbaro. Aron aveva udito, sui barbari, storie che erano giunte perfino nel suo remoto villaggio ai piedi dei colli orientali. Racconti di giganteschi selvaggi che proteggevano la montagna sacra e divoravano coloro che osavano avvicinarsi. Ma non si sarebbe mai immaginato la verità: che tale incredibile forza potesse essere posseduta da una creatura mortale viva e reale. La rapidità e la potenza di una fiera piegate al volere di un uomo.</p>
<p style="text-align: left">I khazra che stavano depredando i corpi lungo la strada lasciarono cadere il loro bottino e mandarono striduli richiami. Colonne di vapore si innalzavano nell&#8217;aria dai loro gialli denti caprigni. Altri khazra apparvero ai lati del sentiero; quelli che stavano inseguendo i profughi in fuga tra gli arbusti udirono il richiamo e tornarono indietro. Aron contò un totale di sette, otto sagome bestiali; il loro coraggio cresceva mentre mandavano belati di risposta e fissavano il loro solitario nemico. Abbassarono la testa, si radunarono in un gruppo brutale e caricarono.</p>
<p style="text-align: left">Il barbaro respirò profondamente tra i denti e spostò la massiccia lama così da poter tendere una mano verso Aron.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;La tua ascia.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron si affrettò a consegnarla all&#8217;uomo. In quella grande mano l&#8217;arma sembrava un oggetto piccolo e fragile. Il barbaro la sollevò davanti agli occhi e annuì soddisfatto.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Robusta. Sprecata per la legna.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Gli uomini capra iniziarono a guadagnare velocità; i loro zoccoli martellavano la pietra. Il barbaro esprimeva opinioni sull&#8217;ascia di un boscaiolo mentre la morte stava piombando su di loro? Era pazzo?</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sì&#8230; Cioè, no, no&#8230; apparteneva a mio padre,&#8221; balbettò Aron. &#8220;Serviva nella milizia di&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Con un unico, fluido, movimento il barbaro sollevò l&#8217;arma e la scagliò. Aron la guardò roteare nell&#8217;aria, un turbine d&#8217;acciaio che sfondò il cranio dell&#8217;uomo capra più vicino, lo <em>attraversò</em> e si piantò nel petto di quello che lo seguiva. La prima creatura incespicò in avanti, mentre dall&#8217;orrenda poltiglia sopra le sue spalle spruzzavano fiotti di sangue nero. L&#8217;altra inciampò sul suo corpo, cadde e rimase immobile. I mostri rimasti rallentarono, allontanandosi l&#8217;uno dall&#8217;altro così da circondare il loro nemico mentre lo stringevano.</p>
<p style="text-align: left">Aron cercò di correre verso il cadavere di una delle creature che lo avevano attaccato, sperando di afferrare la sua lancia e, forse, di aiutare il barbaro a resistere valorosamente prima che entrambi fossero travolti. L&#8217;enorme uomo ringhiò e gli sferrò un calcio sulla coscia, facendolo cadere. Aron rotolò in modo da proteggere la bambina e guardò dietro di sé impaurito.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Resta giù.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron si rannicchiò a terra e tenne il braccio stretto attorno alla piccola. Aveva smesso di piangere, e questo lo preoccupava, ma forse era meglio se era svenuta. Gli uomini capra li avevano circondati, schiumando dalle bocche ansanti. Erano furiosi e Aron sapeva, grazie alla recente e terrificante esperienza, che avrebbero fatto a brani le loro prede con estatico godimento. Il barbaro piegò le braccia e portò la sua lama accanto al corpo. Aron vide i muscoli gonfiarsi di forza latente.</p>
<p style="text-align: left">Gli uomini capra persero la pazienza e attaccarono con urla stridule. Aron alzò lo sguardo e vide il barbaro chiudere gli occhi e&#8230; per gli Inferi Fiammeggianti!&#8230; <em>sorridere</em>. Poi l&#8217;enorme uomo si inclinò all&#8217;indietro, e il sorriso si trasformò in un ghigno mentre roteava in un arco nero verso i mostri in arrivo. Aron si sentì stringere le budella quando la pesante arma sibilò sopra la sua testa lasciando dietro di sé una scia di aria gelida. I mostri erano stati ingannati dalla portata inumana del loro nemico e i primi quattro furono presi nella mortale mezzaluna gemente. La lama non tagliò&#8230; <em>attraversò</em> le bestie senza arrestarsi, tranciando colonne vertebrali, spaccando ossa, lacerando carne e facendo piovere su Aron spruzzi scarlatti che gli riempirono occhi, naso e orecchie di una sostanza rossa e salata. Il taglialegna cercò di ripulirsi il volto dal sangue, tossendo. Dove un attimo prima c&#8217;erano quattro uomini capra, ora otto forme immobili e tremolanti erano sparpagliate per tutta la strada. Il barbaro aveva piegato a terra un ginocchio e tirava profondi respiri; le sue braccia erano piegate di lato, dove la lama si era conficcata in profondità in una lastra scistosa della pavimentazione. I due khazra sopravvissuti, più astuti del resto del branco, avevano aspettato che il barbaro sferrasse il suo colpo, e gracchiarono mentre lo attaccavano alle spalle.</p>
<p style="text-align: left">Aron cercò di gridare, cercò di avvisare l&#8217;uomo del pericolo, ma il sangue che gli colava sul volto quasi lo strozzò. Il barbaro si acquattò e quindi scattò verso l&#8217;alto, sollevando da terra la sua spada insieme alla massiccia roccia in cui si era conficcata, in un fendente roteante che si schiantò contro le bestie in arrivo. La roccia piombò su quelle masse di carne come un martello che colpisce del lardo, spiaccicandole e facendole a pezzi con un colpo tonante. Umide schegge grosse come pugni volarono sibilando oltre le spalle di Aron.</p>
<p style="text-align: left">E poi&#8230; più nulla. Silenzio. Il barbaro si erse trionfante nell&#8217;aria di montagna, un dio forgiato in sangue, morte e ira. Aron non aveva mai visto nulla di così terrificante e si chiese impaurito cosa potesse significare l&#8217;arrivo di quella figura imponente. Rimase a guardare mentre l&#8217;uomo si voltava e riponeva l&#8217;arma di traverso sulle spalle. Si allontanò di qualche passo lungo la strada. Se ne stava andando? No. Si piegò per estrarre l&#8217;ascia di Aron dal petto che aveva squarciato e tornò indietro. Tese il manico verso di lui e annuì.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;La strada ora è sicura per voi. I khazra non attaccano due volte un nemico più forte. Le notizie viaggiano in fretta tra queste bestie.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron tese la mano per prendere l&#8217;ascia e si fermò. Il fagotto che teneva in braccio era immobile. Immobile e freddo. Solo allora si accorse del punto, scuro e umido, in cui una lancia aveva superato le sue difese.</p>
<p style="text-align: left">Aron abbassò la testa.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No&#8230; no, no.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Piangendo, la strinse a sé e cadde in ginocchio. Il barbaro lo guardò e credette di capire.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ho visto come l&#8217;hai protetta, boscaiolo. Non potevi fare di più per salvare la tua bambina.&#8221; Sputò, facendo un cenno col capo verso i profughi che lentamente tornavano verso la strada. &#8220;Hai fatto il tuo dovere di padre.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No,&#8221; disse Aron con voce spezzata. &#8220;Non è mia. Ho cercato di portarla in salvo quando gli uomini capra hanno attaccato, quando i suoi genitori sono stati uccisi. Non è mia figlia.&#8221;</p>
<p style="text-align: left"><strong>MORTE</strong></p>
<p style="text-align: left">Kehr viaggiava con i profughi. Lo avevano implorato di proteggerli, gli avevano offerto del cibo e alcune monete d&#8217;argento in cambio della sua compagnia. Con poche, brusche parole il barbaro aveva preso quel misero pagamento e aveva accettato di scortarli. Per quanto lo riguardava, quei poveracci erano già morti, o lo sarebbero stati nel momento in cui le loro strade si fossero divise. Per il momento viaggiava con loro, ma avrebbe combattuto per quella gente solo fino a quando il Sentiero di Ferro sarebbe entrato in Khanduras. Faen l&#8217;avrebbe inseguito anche se viaggiava con altra gente? Sperava di no, ma aveva deciso di attendere il tramonto da solo così che non potessero sentirla; non c&#8217;era motivo di terrorizzarli ulteriormente. Malgrado ciò, sarebbe stato di conforto camminare per qualche tempo accompagnato dalle voci di persone vive. Gli abitanti delle campagne, dal canto loro, si tenevano lontani da lui, incerti su cosa pensare del loro silenzioso compagno, ma poco desiderosi di essere lasciati indietro dai suoi lunghi passi.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sei un barbaro, vero?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Era il taglialegna. Kehr l&#8217;aveva perso di vista dopo che questi si era allontanato per seppellire la bambina sconosciuta, e il barbaro non l&#8217;aveva sentito avvicinarsi. Kehr allungò il passo e assentì con un mugugno.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Lo immaginavo. Chi altri potrebbe incrociare le lame con questi mostri? Chi altri potrebbe brandire l&#8217;aratro di un contadino come se fosse una falce?&#8221; Il taglialegna scosse la testa, sorridendo.</p>
<p style="text-align: left">Kehr aggrottò la fronte. Forse si era sbagliato sul conforto che potevano dargli le voci dei vivi. Erano passate molte settimane da quando aveva scambiato delle parole con un uomo&#8230; o un uomo le aveva scambiate <em>con </em>lui a quel modo. Si chiese se le conversazioni gli fossero sempre sembrate così vuote e futili. Malgrado ciò, era impressionato dall&#8217;intuito dell&#8217;uomo. Disprezzo era stata forgiata davvero dalla lama di un aratro. Kehr si sgranchì le spalle, e sentì le spesse cinghie di cuoio che assicuravano l&#8217;arma alla sua schiena scricchiolare per lo sforzo.</p>
<p style="text-align: left">Il contadino fece qualche veloce passo avanti, cercando di incontrare lo sguardo di Kehr. &#8220;Ho avuto dei dubbi all&#8217;inizio. Non porti la barba incolta e lunghi capelli come dicono i racconti&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Si schiarì la voce.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Se non vuoi parlare, lo capisco. Volevo solo ringraziarti.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Volse la testa verso il basso e lasciò che il barbaro lo superasse. Kehr continuò a camminare, ma, quasi controvoglia, scoprì che quel boscaiolo lo intrigava. Un uomo che era rimasto a difendere una bambina non sua mentre gli altri scappavano; che aveva deciso di esprimere la sua gratitudine mentre gli altri tremavano. Un coraggio del genere era notevole, soprattutto tra la gente comune. Kehr si voltò per vedere dove fosse andato il taglialegna, e fu sorpreso di scoprire che era solo pochi passi dietro di lui.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Il tuo passo è leggero, uomo dei boschi. Hai imparato andando a caccia di alberi?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">L&#8217;uomo più piccolo rise, un suono insolitamente caloroso in quel luogo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Non avevamo questi <em>khazra</em> nei boschi quand&#8217;ero ragazzo, ma ciò non voleva dire che potevamo andarcene in giro facendo fracasso. Non è facile raccogliere la legna mentre degli orsi ti inseguono.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr annuì. Era una spiegazione accettabile, ma sospettava che il taglialegna avesse più cose da raccontare di quante ne rivelasse. Il barbaro sapeva che alcuni uomini custodivano segreti, e distolse lo sguardo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;È la prima volta che vedete gli uomini capra?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Be&#8217;, mai così numerosi. Negli ultimi anni li abbiamo visti, di tanto in tanto, andare a caccia in gruppi di tre o quattro, di solito alle quote più alte, dove gli zoccoli permettono loro di muoversi a grande velocità. Li consideriamo pericolosi, ma tendevano a evitare uomini armati in pianura. Ma adesso&#8230; adesso sono dappertutto lungo il Kohl, dai picchi alle colline.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Strinse la sua ascia ancora più saldamente, e Kehr vide cupi pensieri passare attraverso gli occhi del taglialegna. &#8220;Sembrano&#8230; sembrano essersi organizzati. Non ho mai visto prima una simile coordinazione, una tale iniziativa. Hanno iniziato attaccando i villaggi più remoti. Sette giorni fa ho scoperto un&#8217;orda di quei mostri che si muoveva lungo la valle verso il nostro borgo, Dunsmott. Sono riuscito ad avvertire la mia gente, così abbiamo preso quello che potevamo e siamo fuggiti di nascosto al calar del sole. Lungo il Sentiero di Ferro abbiamo incontrato altri. Altri che raccontano le stesse cose.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Noi siamo l&#8217;avanguardia,&#8221; il boscaiolo fece un ampio gesto per indicare la carovana di povera gente che avanzava in ordine sparso dietro di loro, &#8220;di quella che presto sarà una fila interminabile di gente senza più una terra e in cerca di rifugio, se questi attacchi non saranno fermati.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Quella dichiarazione stupì Kehr.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;<em>Nessuno</em> fermerà i khazra, boscaiolo. Queste montagne sono terre di confine; nessun re le governa, e nessun re le protegge. Porta la tua gente fino alla fine del Kohl, al sicuro, e restate là.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">L&#8217;uomo più piccolo rallentò, mentre assorbiva le parole di Kehr, poi piegò la bocca in un torvo sorriso. Sembrò giungere alla stessa conclusione, e tese la mano.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Siamo montanari, ma non per questo siamo sciocchi. Intendiamo seguire questa strada e poi proseguire giù verso le pianure della Marca Occidentale. E là ricominceremo da capo&#8230; immagino. Mi chiamo Aron.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Il taglialegna, Aron, tenne la mano tesa fino a quando Kehr finalmente grugnì e l&#8217;afferrò nel pugno coperto di calli, stringendola frettolosamente.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sono Kehr Odwyll, ultimo della tribù del Cervo.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ultimo?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Il mio popolo non c&#8217;è più. L&#8217;Arreat lo ha ucciso con la sua furia.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Mi&#8230; mi dispiace. Non posso immaginare perdita peggiore che essere separato dalla propria gente. Per questa ragione, malgrado i pericoli, resto in compagnia di queste persone.&#8221; Aron fece un gesto verso i profughi.</p>
<p style="text-align: left">Kehr e il taglialegna rimasero in silenzio per una decina di passi.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ma&#8230;&#8221; domandò Aron, &#8220;come hai fatto a sopravvivere alla distruzione? Le notizie del disastro che ha colpito il monte sono giunte perfino al mio umile villaggio. Quale miracolo ti ha tenuto in vita?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr non rispose. Puntò lo sguardo sul Sentiero di Ferro e allungò il passo finché Aron non riuscì più a stargli accanto. Alcuni uomini custodivano segreti, il barbaro lo sapeva bene, e guardò altrove.</p>
<p style="text-align: left">Il sole era ormai basso. La gente alle spalle di Kehr presto avrebbe preparato il campo per la notte. Gli uomini erano ormai lontani, ma il barbaro si arrampicò comunque su alcune rocce distanti dalla strada. Forse non sarebbe stato necessario&#8230; ma doveva esserne certo.</p>
<p style="text-align: left">Faen venne quella sera. Aveva perso la mandibola durante il viaggio, e la sua lingua nera penzolava umida contro i brandelli di carne della gola. Ma le sue parole erano le stesse. L&#8217;orrore era lo stesso. Kehr aveva sperato che viaggiare con quella gente l&#8217;avrebbe convinta a desistere. Aveva sperato che proteggerli l&#8217;avrebbe redento ai suoi occhi infossati. Aveva perfino sperato, osato sperare, che si trattasse solo di un&#8217;allucinazione, un prodotto della sua colpa tormentosa. Eppure il gelo che sentiva era liquido e acuto, e gli risaliva lungo le braccia e le spalle. Era reale. La gelida ira dell&#8217;insopprimibile furia di Faen non si era acquietata.</p>
<p style="text-align: left">Kehr sapeva che avrebbe trascorso le sere del viaggio lontano da Aron e dalla sua gente.</p>
<p style="text-align: left"><strong>TRADITORE</strong></p>
<p style="text-align: left">Kehr si era sbagliato sugli uomini capra. Respinse altri due attacchi il mattino seguente, e tre altri profughi morirono negli scontri. Sette khazra decoravano il Sentiero di Ferro con i loro cadaveri, e Aron iniziò a domandarsi preoccupato quante altre corna curve li attendevano da lì alla Marca Occidentale. I khazra sferravano imboscate improvvise ogni volta che il barbaro si muoveva troppo avanti rispetto al gruppo.</p>
<p style="text-align: left">Le loro paure aumentarono; i contadini ora procedevano ammassati, appena dieci passi dietro il loro protettore. Aron seguiva la piccola carovana di venti anime, ascia in pugno, e alcuni degli uomini e delle donne più robusti avevano raccolto armi appartenenti agli inseguitori caduti. Tale formazione si dimostrò efficace contro le vili creature, e non vi furono più attacchi per il resto del giorno.</p>
<p style="text-align: left">Kehr aiutò i profughi a erigere un accampamento facile da difendere, e poi, nonostante le loro proteste, si allontanò mentre il sole scompariva oltre i picchi occidentali. Affermò di voler esplorare le colline circostanti, per individuare potenziali zone a rischio per il giorno successivo.</p>
<p style="text-align: left">Aron capiva che Kehr stava mentendo. Poteva vedere il terrore sul volto del barbaro.</p>
<p style="text-align: left">Ma Kehr tornò poco dopo il calar del sole, con grande sollievo dei profughi. Aron intuì che era accaduto qualcosa di terribile; il barbaro aveva riportato con sé un <em>gelo,</em> un brivido palpabile più penetrante dell&#8217;aria montana. Era come se il sole morente avesse assorbito la vita e il calore da Kahr Odwyll, portandoli con sé mentre scompariva dietro il Khol. Il taglialegna decise che sarebbe stato meglio non fare troppe domande al grande uomo.</p>
<p style="text-align: left">Aron gli passò una notevole porzione del cibo che i contadini si portavano dietro. La vedova del borgomastro, aggrottando la fronte, aveva deciso la porzione spettante al barbaro, mentre i profughi affamanti avevano osservato in silenzio. Kehr accettò l&#8217;offerta senza fare domande, iniziando a divorarla con silenzioso impegno. Aron si chiese quanto tempo fosse trascorso dall&#8217;ultimo pasto del barbaro. E si domandò se le bacche e la scarsa selvaggina che la carovana trovava lungo la strada sarebbero state sufficienti a placare i bisogni di Kehr e permettere ai profughi di raggiungere la Marca Occidentale prima che le provviste finissero.</p>
<p style="text-align: left">Quando Kehr se ne era andato, al crepuscolo, Aron aveva parlato con la vedova, una donna anziana dai modi distinti di nome Seytha. Le aveva detto che il barbaro non aveva intenzione di causare problemi; semplicemente, non era abituato a viaggiare con compagni così bisognosi e poco preparati. Malgrado i suoi modi taciturni, Kehr aveva dimostrato di voler onorare il suo impegno e accompagnare i profughi fino alla fine del viaggio. La donna non ne era convinta, e si era limitata a guardare oltre Aron, verso il cammino che ancora li attendeva.</p>
<p style="text-align: left">Il taglialegna quella notte fece la guardia con Daln, il porcaio. Armato con un badile contorto, l&#8217;anziano aveva dimostrato di essere più solido e risoluto di molti giovani. Daln balbettava e sembrava vivere in un perenne stato di incredulità. Dopo essere vissuto per sessant&#8217;anni nello stesso miglio quadrato intorno a Dunsmott, quel viaggio gli appariva terrificante e incomprensibile. Non ci furono attacchi quella notte, nessun segno degli uomini capra per la prima volta da quando i villici avevano abbandonato le loro case. Daln chiese, con la sua parlata incerta, cosa avesse fatto il barbaro al tramonto per spaventare i mostri e far sì che non venissero. Chiese se Kehr avesse invocato qualche gelida divinità dalle Terre del Terrore per proteggere i profughi. Aron disse al vecchio di tenere la bocca chiusa e gli occhi fissi sulla strada. <em>Non si fanno domande ai rami di una quercia caduta. Ci si limita a raccoglierli e a esprimere gratitudine.</em></p>
<p style="text-align: left">Due giorni divennero quattro, e poi altri quattro. Gli attacchi divennero meno frequenti, anche se non cessarono del tutto. Aron poteva vedere gli inseguitori della carovana, di solito un paio di esploratori che si muovevano tra i picchi ai lati della strada. Talvolta a quei khazra se ne univano altri due, e, incoraggiati dal numero, abbandonavano ogni pretesa di segretezza. La cosa snervava Aron quasi quanto gli assalti aperti: la costante presenza di forme bestiali che si stagliavano contro il crinale, il ritmico battere di zoccoli sulla roccia, il vento che portava i richiami dei mostri lungo il cammino, rivoltanti come l&#8217;odore di carne putrida.</p>
<p style="text-align: left">L&#8217;atteggiamento di Kehr iniziò a sgelarsi quando il Sentiero di Ferro cominciò la lunga discesa verso i piedi delle colline, e Aron trovò il barbaro più disposto a conversare, purché il taglialegna si limitasse a brevi commenti&#8230; e a poche domande. Kehr sembrava provare conforto nel parlare della sua gente, e Aron apprese della tribù del Cervo e della veglia, il sacro dovere di proteggere l&#8217;Arreat. Apprese anche come tale dovere avesse dato uno scopo al popolo di Kehr, come avesse sigillato il suo rapporto con gli animali della montagna. Il patto era condiviso da tutte le tribù di barbari, ed era la fonte della loro forza spirituale.</p>
<p style="text-align: left">In cambio, Kehr seppe che il taglialegna era nato e vissuto nel rustico villaggio montano di Dunsmott. Aron e suo fratello erano stati allevati dal padre dopo che la madre era morta per una malattia. Il padre di Aron, un veterano della milizia, ignorava praticamente qualunque cosa esulasse dalle faccende militari, e aveva quindi addestrato i figli come soldati. Era stata una vita dura. Tanto dura che il fratello di Aron era fuggito a nord, a Ivgorod, per studiare con i monaci, e di lui non si erano più avute notizie. Il padre era morto poco dopo, lasciando in eredità un&#8217;umile capanna nei boschi, un&#8217;ascia logora, e pochi rimpianti. Aron era grato che il suo vecchio non fosse vissuto abbastanza a lungo da vedere Dunsmott invasa e saccheggiata da quelle empie bestie. Era stata una piccola benedizione, un <em>kaelseff.</em> Aron usava spesso queste parole, frammenti dell&#8217;antica lingua. Kehr scherniva il taglialegna per quella che considerava una posa, un &#8220;ingenuo rispetto per parole di una lingua inutile&#8221;. Aron non si offendeva. Si limitava a sorridere.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;I nomi hanno un potere, Kehr Odwyll,&#8221; diceva. &#8220;Il potere di unirci.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr brontolava e si stringeva la pelle d&#8217;orso intorno al petto.</p>
<p style="text-align: left">Erano trascorsi diversi giorni dall&#8217;ultimo attacco, e gli animi si stavano risollevando. Gli esploratori khazra li seguivano ancora a distanza, ma tutti si erano abituati alla loro presenza e guardavano con speranza alla prospettiva di lasciarseli alle spalle man mano che si avvicinavano alla Marca Occidentale. Kehr predisse che ci sarebbe voluto un altro giorno o due prima che la carovana uscisse dalle montagne. Aron pregava che, una volta che i profughi avessero raggiunto le pianure, la quotidiana raccolta di cibo desse risultati migliori. Lui e alcuni degli uomini e delle donne più robusti stavano ora donando il loro pasto quotidiano al barbaro. Le scorte erano quasi esaurite.</p>
<p style="text-align: left">Lo stomaco del taglialegna stava brontolando quando Kehr si avvicinò e dichiarò che la giornata di marcia era finita. Aron si appoggiò stancamente a un macigno che si trovava sul lato della strada, mentre gli altri si affrettavano a preparare il campo. Notò come le uniche persone con ancora un po&#8217; di energia fossero coloro a cui era stato permesso di nutrirsi: i giovani, gli anziani, i feriti&#8230; e il barbaro. Aron sapeva che doveva parlare con Kehr, cercare di fargli capire come venivano suddivise le razioni. Decise di affrontare l&#8217;argomento quella notte stessa, al ritorno del barbaro dal suo momento serale di solitudine.</p>
<p style="text-align: left">Gli occhi puntati sul sole morente, la bocca tirata in una smorfia torva, Kehr pensava a tutt&#8217;altro. Finì di mangiare senza una parola e iniziò il suo cammino notturno verso la luce che svaniva. Dopo un&#8217;intera giornata di viaggio, la camminata del barbaro mostrava ancora fermezza, quei lunghi passi che lasciavano intendere come nessuno dovesse seguirlo.</p>
<p style="text-align: left">Aron non avrebbe avuto l&#8217;energia per seguirlo neanche se avesse voluto. La testa gli girava per la fame, e una voce di donna alle sue spalle lo fece sobbalzare.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Kehr Odwyll! Se dovessi incontrare un khazra questa sera, riportalo con te. Alcuni di noi stanno morendo di fame, e sono disposti a mangiarne le parti caprine pur di avere la forza di camminare per il resto della strada!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Il barbaro si fermò. Aron si voltò per vedere chi avesse avuto il coraggio di dire una cosa del genere. La fame l&#8217;aveva fatta uscire di senno? Era Seytha, la donna che ogni sera prelevava dalle provviste quasi esaurite il cibo per il barbaro. Teneva le mani sui fianchi, e l&#8217;apparente coraggio era appannato da uno scintillio umido nell&#8217;occhio.</p>
<p style="text-align: left">Kehr dava le spalle ai profughi; questi ultimi erano ora totalmente silenziosi. La sua voce echeggiò tra le pareti della gola.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;La gente di Dunsmott non desidera più i miei servigi?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron incespicò verso il barbaro con le mani aperte.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No, Kehr! Non intendeva&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Ma Seytha parlò di nuovo, e fu chiaro che aveva ruminato su quelle parole per tutto il giorno. &#8220;Stiamo morendo di fame nella tua ombra, barbaro. Che differenza c&#8217;è se cadiamo sotto la lama di un uomo capra o moriamo di stenti?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron sentì irati mormorii di consenso, il suono di persone che erano stanche e affamate&#8230; Si rese conto con angoscia che l&#8217;incidente si stava trasformando in una manifestazione di rabbia verso il loro protettore. Il taglialegna si voltò e li fronteggiò, cercando di riportare la calma prima che la situazione sfuggisse di mano.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Il viaggio è stato duro per tutti, Seytha. Il cibo deve andare a lui perché ha bisogno della forza necessaria per affrontare i nostri assalitori. Quando saremo fuori da queste montagne potremo cacciare e&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Se non troviamo da mangiare non sopravvivremo altri due giorni!&#8221; Il suo tono fendeva l&#8217;aria gelida come un coltello. Molti sussultarono per la sorpresa, e altre voci si alzarono con toni irati. Daln puntò il suo badile contro il barbaro, che si era ora voltato a guardarli.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Perché non ci porta indietro q-qualcosa dalle sue partite di c-caccia notturne?&#8221; chiese con il suo balbettio incerto. &#8220;Non lo nutriamo perché ci ab-b-bandoni quando più gli piace. Il suo d-dovere è tenerci in <em>vita!</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: left">Aron stava guardando come il barbaro reagiva di fronte alla gente infuriata. Sembrava scolpito nella pietra, e aveva avuto un sussulto solo a una parola:<em>dovere</em>. Aron vide i muscoli della mascella e del collo possente che si contraevano; il fiato del barbaro riempì pericolosamente l&#8217;aria di nubi simili a nebbia rovente. Kehr si voltò verso il taglialegna; la sua voce bruciava come braci ardenti.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sono stato il mercenario di sultani, di signori della guerra, di principi mercanti, per tutte le isole meridionali. Non ho mai sguainato la mia spada per una ricompensa così misera.&#8221; Sputò a terra. &#8220;Sareste morti tutti su queste montagne, e senza dubbio morirete quando raggiungerete le pianure. Nella Marca Occidentale troverete khazra e cose peggiori. Avrei dovuto lasciarvi sul Sentiero di Ferro quando vi ho incontrato. Sarebbe stato un atto di pietà.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Disperato, Aron spalancò le braccia.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ti prego, Kehr. Perdona le loro parole avventate; sono affamati e spaventati, e non sanno ciò che dicono. Non ci abbandonare!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Per un momento l&#8217;ira abbandonò Kehr Odwyll; posò gli occhi sull&#8217;uomo disperato.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Se li abbandoni, tu vivrai, Aron. Hai i talenti necessari per sopravvivere al viaggio. Ma se rimani con loro, morirai con loro.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">E poi il barbaro si allontanò a grandi passi verso la luce calante, accompagnato dalle penose preghiere dei profughi. Aron si voltò verso la sua gente e si mise l&#8217;ascia sulla spalla. Non gli era mai sembrata così pesante.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba3.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter  wp-image-70743" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/baba3-300x165.jpg" alt="" width="450" height="265" /></a></p>
<p style="text-align: left"><strong>FRATELLO</strong></p>
<p style="text-align: left">Kehr camminò finché le sagome, i suoni e la puzza dei patetici villici non svanirono tra le ombre crescenti. Il sangue del barbaro ribolliva di un&#8217;ira tetra; i suoi pugni erano serrati, le nocche bianche. Non avevano capito quegli imbecilli che le loro vite erano nelle sue mani? Erano consapevoli di quanto avessero rallentato il viaggio di Kehr, di come avesse perso giorni di cammino in cambio di una misera razione di pane secco? Come osavano?</p>
<p style="text-align: left">Il sole scomparve lento e quieto dietro le montagne, e l&#8217;ira del barbaro si trasformò in cupa frustrazione. Con un ruggito estrasse Disprezzo e, impugnandola con entrambe le mani, la scagliò nell&#8217;oscurità.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Vieni, sorella! Vieni e rammentami del mio tradimento! Vieni con la tua lingua nera e pronuncia il mio nome!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Cadde in ginocchio, e le ombre lo avvolsero. Kehr chiuse gli occhi mentre il rumore di passi si avvicinava. Proteggere o meno degli stupidi villici non aveva alcuna importanza: sua sorella sarebbe venuta comunque. <em>A che scopo&#8230;</em> A Kehr si gelò il respiro in gola.</p>
<p style="text-align: left">I passi erano molti, <em>tanti,</em> <em>troppi</em>, e si udivano battere nitidi sul Sentiero di Ferro.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Non sono tua sorella, ma ho un nome per te,&#8221; disse una voce, bassa e gorgogliante. <em>Belante.</em> &#8221;Il tuo nome è sciocco e preda, e, sì, traditore.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr balzò in piedi e un colpo lo spinse all&#8217;indietro. Il barbaro rotolò e cercò di rialzarsi, ma molti uomini capra lo afferrarono con le loro prese ferine. Si liberò di due nemici, ma poi venne colpito alle spalle e gli cedettero le gambe. Altri khazra si gettarono su di lui e tutto iniziò a diventare buio.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Basta! Immobilizzatelo. Portatelo qui!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr sentì il tintinnio di catene, e grossi ceppi gelidi si chiusero saldamente intorno ai suoi polsi, lacerandogli la pelle. Fu preso a calci, morsicato, rimesso bruscamente in piedi. Una costola si spezzò. Il sangue gli scendeva lungo la schiena e le braccia. Rumori, dolore, ira&#8230; tutto sembrava distante.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Questa strada è nostra, questo Sentiero di Ferro. Hai abbandonato il tuo gregge troppo tardi, barbaro.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr sollevò la testa, e sbatté le palpebre per liberare gli occhi dal sangue caldo che gli offuscava la vista. Di fronte a lui c&#8217;era un khazra di dimensioni mostruose: almeno il doppio di quelle del più grande uomo capra che avesse mai visto in passato. Malgrado la confusione causata dal sangue e dal dolore, Kehr ne fu sorpreso. Quella creatura innaturale era un abominio perfino per un khazra. Spalle massicce si evolvevano in ampie braccia che raggiungevano il terreno con nocche ungulate; la pelle grigio-violetta era percorsa da lettere immonde, rune e altri caratteri che scivolavano nella carne torturata come se possedessero vita propria. Non due, ma <em>quattro</em> corna a spirale spuntavano dal cranio gibboso, ramificandosi in avanti come spessi viticci di legno e inarcandosi intorno alla mascella protrusa con una curvatura oscenamente delicata. Le corna erano pesanti, corazzate di ferro e incise con gli stessi simboli che decoravano la pelle. Un fitto pelame nero, incrostato di sangue e rudimentali tinture verdi e marroni, copriva le gambe fino agli zoccoli fessi, color dell&#8217;ebano e ornati di unghie scabre. Il mostro gettò indietro la testa ed emise una risata belante che raggelò Kehr; il barbaro vide flosce mammelle scimmiesche penzolare come pesci secchi, ornate con rudimentali anelli di rame. Quel khazra era una femmina.</p>
<p style="text-align: left">Tese le braccia, strascicando le dita callose sulla testa del barbaro, sulla guancia e sul collo, con goffa tenerezza. Kehr si sentì strozzare dal disgusto. La creatura ridacchiò, mentre le dita raggiungevano il petto segnato da cicatrici.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Non sono l&#8217;unica marchiata dalle parole degli dei, eh?&#8221; Parlava in toni fetidi che si attorcigliavano intorno al barbaro; il suo fiato era agro e umido. Seguiva le linee incrociate che correvano sul cuore dell&#8217;uomo, i marchi che aveva tenuto celati sotto il mantello.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ah! Non leggi?&#8221; E a quel punto arretrò di un passo, sollevando le braccia per mostrare le sue vibranti cicatrici. &#8220;Le <em>mie</em> parole donano la forza. Le <em>mie</em> parole portano comando, e fuoco, e potere, dal nostro signore oscuro. Colui che mi ha incaricato di prendere questa strada ha inciso queste parole sulla mia carne e mi ha fatto regina!</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ma <em>tu?</em>&#8221; ridacchiò la creatura. &#8220;Tu porti <em>questo?</em> Ah! Ah!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Nell&#8217;oscurità sempre più fitta Kehr vide che i simboli della matriarca in effetti emanavano una luce arcana, un&#8217;aura violetta che danzava appena oltre la vista appannata dell&#8217;uomo. La regina fece un gesto verso uno degli uomini capra alle sue spalle.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Portami gli altri. Non ucciderli per ora. Voglio che le pecore vedano quel codardo del loro protettore!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Vi fu una replica miagolante, e Kehr chinò il capo. <em>Gli altri?</em> <em>I profughi sono caduti così in fretta?</em> Alla domanda seguì un altro pensiero, rapido e doloroso.<em>Certo che lo sono</em>. Li aveva abbandonati. Un altro tradimento.</p>
<p style="text-align: left">Sempre più uomini capra arrivarono sulla scena. Venti, trenta. Ognuno mostrava obbedienza alla matriarca, all&#8217;immonda regina. Alcuni portavano sacrifici di sangue, pezzi irriconoscibili e gocciolanti di bestie o uomini; la regina li annusava, e poi o se li cacciava nella bocca piena di denti o li rigettava al portatore. Il fetore di lordura e sangue di capra saturava l&#8217;aria.</p>
<p style="text-align: left">Intanto, il khazra che teneva le braccia di Kehr lo scagliò a terra e lo trascinò sul terreno fin quando non giacque accanto agli zoccoli spezzati della regina. La creatura si chinò e gli accarezzò il corpo, sibilando e distribuendo ordini ai suoi sudditi servili mentre erigevano una pira ruggente nel centro della strada. Canticchiava dolcemente, e le sue unghie simili a corna gli graffiavano la schiena. Di nuovo, Kehr sentì sul collo il suo fiato rovente.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Tu&#8230;&#8221; sussurrò, &#8220;tu potresti servirmi come animale da monta per un po&#8217;. Un barbaro domestico incatenato sarà un eccellente trofeo per la regina del clan delle Ossa.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr cercò di sputare, ma aveva la bocca secca.</p>
<p style="text-align: left">Sentì delle urla in lontananza, terribilmente familiari. Sentì la voce di Aron mandare grida di rabbia, poi di dolore. I khazra si separarono, e i profughi apparvero, spinti come una mandria di bestiame. Erano terrorizzati; alcuni singhiozzavano. Dietro di loro due uomini capra trascinavano Aron, illeso ma disarmato, che ancora cercava di lottare. Un khazra alto dalle corna nere, un palese favorito della matriarca, andò al suo cospetto. Teneva tra le mani l&#8217;ascia di Aron.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Questo. Ha&#8230; ha combattuto. Ha ucciso alcuni di noi.&#8221; Le parole dell&#8217;uomo capra erano difficili da comprendere: parlava in modo lento e confuso, usando una lingua che non era stata pensata per mascelle e denti lunghi e bovini. Non aveva l&#8217;intelligenza della sua signora, fosse essa indotta magicamente o in altri modi.</p>
<p style="text-align: left">La matriarca ridacchiò.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ah! Abbiamo scoperto un altro lupo tra le pecore! Portatelo a me.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron fu spinto in avanti, incespicò e cadde in ginocchio. Kehr poteva vedere che il braccio del taglialegna era fratturato dal modo con cui l&#8217;uomo lo teneva, e dalla sua bocca scendeva un rivolo di sangue. Aron si alzò faticosamente, e in quel momento i suoi occhi incontrarono quelli di Kehr e si spalancarono.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Cosa? Pensavo che fossi riuscito a scappare. Come hanno fatto&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ah!&#8221; gridò la matriarca, trionfante, deliziata. &#8220;Ora inizia ad avere dei dubbi.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron stava guardando la sagoma mostruosa della regina khazra, ma furono le sue parole a turbarlo. I suoi occhi saettarono di nuovo verso Kehr, che giaceva prono ai suoi zoccoli. La regina rise ancora.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Il vostro protettore? Il vostro salvatore? Questo codardo sapeva che non avevate scampo. Ha preso il vostro cibo ed è scappato quando si è accorto della nostra imboscata. Quando ci ha visti ha gettato via la sua spada!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La voce di Aron aveva un suono incerto.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No. No, ci ha protetti. Ha&#8230; ha ucciso i vostri&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Inutili esploratori. Creature deboli. Guerrieri incapaci inviati da me affinché voi continuaste a muovervi lungo la strada. Perché continuaste a muovervi verso <em>di me</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Si abbassò per accarezzare amorevolmente la spalla di Kehr.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;La fede cieca con cui avete creduto a questo traditore&#8230; che cosa comune per tua razza. Non mi meraviglio che queste montagne gridino invocando la mia frusta, gridano che io le liberi da questi topi che <em>infestano</em> ogni gola. Implorano di divenire il trono del clan delle Ossa.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Gli uomini capra esultarono e all&#8217;unisono alzarono le loro armi. La matriarca sapeva come infiammare il suo popolo.</p>
<p style="text-align: left">Aron era pieno d&#8217;ira, al punto di non sentire più il dolore. Fece un passo verso Kehr, i pugni serrati.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ci stavi facendo morire di fame per questo? Hai simulato onore e coraggio in cambio del nostro pane solo per fuggire quando il vero pericolo si è abbattuto su di noi?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Aron sputò contro Kehr lasciando una stria umida di sangue e saliva.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sultani? Signori? Hai tradito la nostra fiducia per la tua puttana khazra!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La matriarca rise sguaiatamente. Kehr lottò per sedersi con la schiena eretta.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No. Taglialegna. Aron. Io vi ho protetto&#8230; Non sapevo di questa&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La regina afferrò i polsi di Kehr e con uno strattone lo trascinò ai suoi piedi. I suoi tatuaggi magici scintillavano di luce perversa, invadendo di forza arcana braccia già scolpite da muscoli mostruosi e contorti. Il barbaro mandò un grido quando fu sollevato in aria, le braccia tenute saldamente spalancate; le lunghe catene penzolavano come nastri di metallo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Guarda, piccolo uomo. Il vostro protettore è marchiato! Ah! Voi, ignorante popolo delle colline! C&#8217;era un avvertimento scritto sul suo petto! Il nome di quest&#8217;uomo è&#8230; traditore!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Gli occhi di Aron divennero due fessure. Il taglialegna tremava dalla rabbia. &#8220;Uccidimi se vuoi, khazra. Ma prima voglio versare il sangue del traditore.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La risata della matriarca divenne un ululato, e gli altri khazra si unirono a lei con belati gorgoglianti.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sì! Sì! Uccidi il barbaro, piccolo uomo. Uccidilo, e forse ti lascerò vivere e diffondere la notizia del clan delle Ossa nelle pianure.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Gherbek!&#8221;, disse, chiamando il suo favorito. &#8220;Restituisci l&#8217;ascia al taglialegna. Lasciamo che tagli qualche ramo!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Il khazra strisciò in avanti, tendendo l&#8217;arma. &#8220;Ecco a te, insetto,&#8221; disse in tono cantilenante.</p>
<p style="text-align: left">Aron prese l&#8217;ascia con la mano illesa e, usandola come un bastone, zoppicò verso il barbaro. Kehr vide che era ferito gravemente; il sangue del taglialegna scivolava lungo il manico e la lama dell&#8217;ascia, lasciando pozze nel terreno dietro di lui. La matriarca abbassò Kehr così che Aron potesse raggiungerlo, come se stesse offrendo un giocattolo a un bambino. Aron sollevò l&#8217;ascia e ne appoggiò la lama sul petto del barbaro con mano tremante.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Questa cicatrice,&#8221; ringhiò. &#8220;Sei stato marchiato come traditore? Dimmi la verità, barbaro. Dimmi la verità, almeno questa volta.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr abbassò la testa. Parlò con voce bassa e pesante per la vergogna.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Sì. Ho abbandonato il mio popolo mentre combatteva con i predatori dell&#8217;Entsteig. Sono fuggito dal mio dovere, e sono fuggito per scappare con una donna, la figlia di un mercante di passaggio. Sono un traditore. Un codardo. E la cosa peggiore di tutte è che la tribù del Cervo è stata distrutta dalla caduta dell&#8217;Arreat prima che potessi tornare e implorarne il perdono.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Kehr sollevò il volto, un volto contratto dalla sofferenza.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Quando non li ho trovati, <em>io stesso</em> mi sono inflitto il marchio del traditore, taglialegna. Ho inciso la mia carne. L&#8217;ho marchiata con un coltello incandescente la cui lama era diventata bianca per il calore. Ma ancora mi maledicono per essere tornato; ancora rifiutano il mio pentimento. La mia defunta sorella&#8230; mi visita ogni sera al tramonto. Non perdoneranno. Non lo faranno mai. Non merito il loro perdono.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Il barbaro chiuse gli occhi. &#8220;E non chiedo il vostro<em>.</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: left">L&#8217;espressione di Aron si perse nel vuoto. Sembrava ascoltare parole che provenivano da anni smarriti nel passato, parole il cui suono era duro e sincero, il cui suono tagliava le risate animalesche che riempivano l&#8217;aria. Solo Kehr sentì la sua risposta sussurrata.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;I nomi hanno potere, Kehr Odwyll. Questa strega si sbaglia sul popolo delle montagne. I nostri antichi padri furono i primi a scrivere le antiche lettere che porti sul petto.&#8221; Si piegò in avanti. &#8220;Conosco il tuo marchio, barbaro. L&#8217;ho riconosciuto nel momento stesso in cui sei giunto, ma ho anche visto il tuo coraggio. E quella è un altro genere di verità.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Il taglialegna premette l&#8217;ascia, e la lama incise la pelle di Kehr. Il barbaro sussultò.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Quest&#8217;ascia è consacrata con il mio stesso sangue,&#8221; disse Aron con voce alta e chiara. La matriarca rise sorpresa. &#8220;E con essa io cambio il tuo marchio.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La lama tracciò una linea scarlatta nel mezzo delle cicatrici.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Ora il tuo nome è&#8230; fratello.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">La matriarca sibilò e lasciò cadere a terra Kehr. Si lanciò in avanti e sferrò un calcio violento al boscaiolo. Aron volò all&#8217;indietro, sopra al falò, lasciando nell&#8217;aria un arco di sangue e carne lacerata dallo zoccolo costellato di unghie mostruose. Atterrò scomposto dall&#8217;altra parte e lottò per rialzarsi.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Piccolo sciocco!&#8221; ringhiò la regina degli uomini capra. Era furiosa che il suo svago fosse stato rovinato in quel modo. &#8220;Credi di poter incidere parole degli dei con la tua stupida ascia? Credi che un potere del genere possa essere brandito senza pagare un costo terribile, senza sofferenze atroci, senza cerimonie oscure?&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Si abbassò, sollevò nuovamente il barbaro per le catene e iniziò ad allargargli le braccia. Le rune colorate che ornavano i suoi spessi arti ondeggiarono e danzarono mentre i muscoli di Kehr si stirarono in duro sollievo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Lo farò a pezzi come se fosse <em>pane</em>,&#8221; ululò facendo tremare l&#8217;aria, &#8220;e strozzerò il tuo popolo con i suoi resti!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Ci fu un rumore secco, e un osso del barbaro si slogò; Kehr gemette.</p>
<p style="text-align: left">Aron sollevò la testa insanguinata e tese una mano verso il barbaro sofferente.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Tu sei perdonato, Kehr.&#8221;</p>
<p style="text-align: left">Gli uomini capra risero. Uno di loro avanzò e trapassò la schiena di Aron con una lancia. Il taglialegna restò immobile.</p>
<p style="text-align: left">Improvvisamente un grido lacerante, ragliante, si innalzò nel cielo notturno. I khazra caddero in silenzio. Decine di occhi neri a fessura si voltarono verso la matriarca.</p>
<p style="text-align: left">Stava tremando; i suoi denti contorti erano serrati, e respirava con ansimi brevi e faticosi. Abbassò le corna e piantò gli zoccoli nel terreno crepato ma&#8230; non riuscì ad allargare ulteriormente le braccia. La matriarca sibilò mentre Kehr iniziava, lentamente ma inesorabilmente, a richiudere le proprie braccia insieme a quelle della regina. Lottando contro gli sforzi dell&#8217;uomo, la creatura sollevò il barbaro ancora più in alto.</p>
<p style="text-align: left">Kehr torse le mani e afferrò le dita che gli stringevano i polsi. La creatura cercò di lasciarlo andare, ma non fece in tempo.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;No!&#8221; gemette tra i denti, mentre sul mento le colava bava schiumosa. &#8220;La mia&#8230; la mia forza è superiore! Tu&#8230; tu non puoi <em>fare </em>questo!&#8221;</p>
<p style="text-align: left">I muscoli della regina si gonfiarono oscenamente mentre il barbaro richiudeva le braccia. Una spalla schioccò, e la matriarca inarcò la testa all&#8217;indietro con un altro grido lacerante. Il barbaro stava piegandole le braccia intorno al proprio corpo in un angolo innaturale, e lei non riusciva a liberarsi da quella presa simile a una morsa d&#8217;acciaio. Gli uomini capra si muovevano confusi e nervosi, mentre le grida della regina assumevano un tono lamentoso e patetico. Torcendosi nel tentativo di liberarsi si gettò in avanti&#8230; e il barbaro riuscì a piantare i piedi a terra.</p>
<p style="text-align: left">Era sua.</p>
<p style="text-align: left">Piegandosi, Kehr sfruttò lo slancio della regina per gettarla con uno schianto oltre le spalle, nella pira. In preda al panico, gli altri khazra si sparpagliarono, mentre rami fiammeggianti cadevano su di loro. Il barbaro ruggì verso il cielo vuoto e spalancò le braccia. Le catene intorno ai suoi polsi si spezzarono e caddero a terra, tintinnando intorno a lui come campane incrinate.</p>
<p style="text-align: left">La matriarca si raddrizzò vacillando e guaendo, una sagoma fumante che si stagliava contro le fiamme. Il barbaro caricò e saltò nel fuoco, sbattendo il mostro all&#8217;indietro e afferrando saldamente le sue corna ritorte. Con una crudele torsione le strappò dalla testa e le sollevò in alto. Poi le abbatté contro il mostro come se fossero mazze; dalla forma ustionata si levò il suono di ossa spezzate.</p>
<p style="text-align: left">La notte stessa parve tremare mentre i lamenti della regina tempravano con atroce dolore il fumo che si alzava dal suo corpo. Il Sentiero di Ferro tremava in armonia con i colpi di Kehr Odwyll, e antiche magie risuonarono lungo tutta la catena montuosa, accogliendo la furia del barbaro. Accettando il suo sacrificio.</p>
<p style="text-align: left">Ci vollero ore prima che la sua ira si placasse. Il sole si levò in docile silenzio, tingendo di rosso i picchi.</p>
<p style="text-align: left">Allontanandosi dalla pira, Kehr lasciò cadere a terra la massa sanguinolenta e scrutò l&#8217;area martoriata del Sentiero di Ferro ove era stata eretta. I khazra erano spariti, e non sarebbero mai più tornati in quel luogo. I profughi erano poco distanti. Kehr vide che si stringevano intorno al corpo immobile e martoriato di Aron, paralizzati dalla paura.</p>
<p style="text-align: left">&#8220;Raccogliete tutto il cibo che riuscite a trovare,&#8221; brontolò il barbaro. &#8220;La nostra meta è a due giorni di cammino.&#8221;</p>
<p style="text-align: left"><strong>VEGLIA</strong></p>
<p style="text-align: left">Il sole al tramonto colorava la valle della Marca Occidentale di tinte autunnali. Kehr stava affilando la sua ascia, ma si fermò e si voltò a guardare la luce che svaniva; la brezza serale gli scompigliava i lunghi capelli grigi con cura familiare. Contò con lenti respiri, mentre il sole scivolava dietro le montagne.</p>
<p style="text-align: left">Gli unici suoni erano quelli degli uccelli che tornavano ai loro nidi. Nessun passo. Nessuna parola. L&#8217;orizzonte rinnovò il suo patto, così come egli rinnovava la sua veglia.</p>
<p style="text-align: left">Altra gente sarebbe giunta lungo il Sentiero di Ferro; le infinite masse di profughi predette da Aron, minacciate da forze oscure che si mobilitavano per impadronirsi dei monti Kohl. Il clan delle Ossa era stato quasi spazzato via, ma tra quei picchi dimoravano cose peggiori dei khazra. La gente comune aveva bisogno di un protettore, e i racconti si erano già diffusi, dalla Marca Occidentale a Ivgorod; racconti del Viandante di Ferro, il guardiano del sentiero. Kehr si portò la mano al petto e riprese il cammino. I profughi avrebbero avuto bisogno del loro fratello.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left"><a href="http://eu.battle.net/d3/it/game/lore/short-story/barbarian/1#read">FONTE</a></p>
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		<title>La disciplina e l&#8217;odio</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 18:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacktimothy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>E così, è uscita sul sito ufficiale la narrazione della storia del Demon Hunter che affronterà le insidie di Sanctuarium. buona lettura! - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - LA DISCIPLINA E L&#8217;ODIO ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>
<p style="text-align: center"><strong><em>E così, è uscita sul sito ufficiale la narrazione della storia del Demon Hunter che affronterà</em></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong><em>le insidie di Sanctuarium.</em></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong><em>buona lettura!</em></strong></p>
<p style="text-align: center">- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; -</p>
<p style="text-align: center"><em><strong>LA DISCIPLINA E L&#8217;ODIO</strong></em></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/DiabloIII_DemonHunter2.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="alignnone size-full wp-image-70681" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/DiabloIII_DemonHunter2.jpg" alt="" width="530" height="304" /></a></p>
<p><span id="more-70640"></span></p>
<blockquote CLASS="storia">
<p style="text-align: center">Valla percepiva il fetore dei morti a un miglio di distanza.</p>
<p style="text-align: center">Il cielo di Khanduras era greve di nubi, ma l&#8217;aria era calda quando la cacciatrice di demoni giunse alle rovine di Rivolungo; quella che era stata una piccola comunità di contadini in perenne lotta contro la povertà ora era un villaggio fantasma. Completamente deserto, o così sembrava; la puzza di decomposizione, pesante e dolciastra, suggeriva che gli abitanti non se ne erano andati&#8230; solo le loro vite.</p>
<p style="text-align: center">Il mentore di Valla, Josen, era al centro del villaggio intento a esaminare un cumulo di detriti: pietre da costruzione, rocce divelte e terra.</p>
<p style="text-align: center">Indossava l&#8217;abbigliamento tradizionale di chi abbraccia la vocazione di cacciatore di demoni. La corazza di piastre che gli proteggeva il petto e le spalle scintillava fioca nella luce pallida. Sulle cosce portava due balestre gemelle, pronte a essere sfoderate con un gesto fulmineo. Teneva il cappuccio abbassato, e le forti folate di vento agitavano violentemente il suo mantello.</p>
<p style="text-align: center">Valla portava paramenti identici, ma a essi si aggiungeva una lunga sciarpa nera che le copriva la parte inferiore del volto. La figlia del segantino tirò le redini del cavallo, smontò e attese per un momento, silenziosa e immobile, valutando la situazione.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;aria era pervasa da un ronzio appena percettibile. Gli unici segni di vita erano Josen e altri due cacciatori; uno perlustrava le rovine, l&#8217;altro era in piedi accanto a un magazzino fatiscente. Qualunque cosa fosse successa in quel luogo, ormai era troppo tardi per porvi rimedio. Ora il problema urgente era cercare sopravvissuti. Si trattava, in fondo, del secondo compito più importante per la sua gente: dare cibo e riparo a chi aveva perso tutto dopo una catastrofe inimmaginabile. Consigliarli, incoraggiarli, guarirli, educarli e addestrarli&#8230; a svolgere il compito più importante, se così avessero deciso: diventare cacciatori di demoni e sterminare le progenie infernali responsabili di orrori simili.</p>
<p style="text-align: center">Josen continuò a esaminare i detriti con attenzione. Valla gli andò vicino. &#8220;Sono venuta il più in fretta possibile,&#8221; disse, abbassando la sciarpa.</p>
<p style="text-align: center">Il ronzio continuava, vibrante ma appena percettibile. Gli occhi di Josen non si mossero.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non dovremmo essere qui.&#8221; La sua voce era grave e roca. &#8220;Se Delios avesse compiuto la sua missione, non saremmo qui.&#8221; I suoi occhi ardenti finalmente incontrarono quelli della ragazza. &#8220;Dimmi che cosa vedi.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla osservò il cumulo di detriti. Il legname e le pietre le erano familiari&#8230; così come il liquido scuro di cui erano chiazzati. Ma erano anche coperti da una sostanza nera, simile a catrame, che non riconobbe.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Il pozzo,&#8221; ipotizzò Valla. &#8220;Il demone è uscito da lì&#8230; ferito, come suggerisce la presenza di sangue demoniaco. Almeno Delios ha lasciato il segno. Prego solo che sia morto da vero cacciatore.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Josen spostò un po&#8217; di terra con un calcio. Sotto la superficie il suolo era umido. &#8220;Questo è accaduto da non più di un giorno&#8230; dopo.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla aspettò che Josen continuasse. Dopo qualche istante di silenzio si decise a chiedere &#8220;Dopo cosa?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;espressione del mastro cacciatore era indecifrabile. &#8220;Seguimi,&#8221; replicò.</p>
<p style="text-align: center">Mentre si avvicinavano al magazzino, il ronzio crebbe. Divenne una vibrazione intensa e penetrante. Oltre al ronzio aumentò anche il tanfo. Il cacciatore di guardia spalancò le alte porte.</p>
<p style="text-align: center">Da esse proruppe una massa nera e densa, una nube vivente di mosche. E benché Valla conoscesse la puzza di carne in decomposizione, l&#8217;intensità con cui il fetore la colpì la fece quasi cadere in ginocchio. Si strinse la sciarpa intorno alla bocca e represse un conato.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;edificio aveva le dimensioni di un granaio; all&#8217;interno, i cadaveri degli abitanti del villaggio erano ammassati in pile irregolari. Uomini, donne&#8230; molti di loro già rigonfi, i ventri dilatati. Alcuni dei corpi si erano lacerati e le interiora erano fuoriuscite; larve brulicavano tra le viscere. Fluidi corporei colavano da occhi, nasi e bocche. Sotto l&#8217;odore di decomposizione vi era l&#8217;inconfondibile puzza di escrementi. Centinaia di mosche infestavano il carnaio.</p>
<p style="text-align: center">Valla aggrottò la fronte. Le ferite, per quanto orrende, non erano quelle tipiche di un attacco demoniaco. Erano pugnalate, impalamenti, crani sfondati&#8230; Quando i demoni uccidevano, laceravano, smembravano e decapitavano.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Delios è stato visto ieri a Bramwell,&#8221; disse Josen. &#8220;Ha fatto irruzione in un bordello, ha ucciso tutti i presenti&#8230; ed è scomparso. L&#8217;altra notte c&#8217;è stato un altro massacro. Quindici morti in una fumeria d&#8217;oppio. Tutti uccisi con dardi da balestra e colpi d&#8217;arma da taglio.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla sgranò gli occhi, incredula. Josen rispose alla domanda implicita.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;È caduto preda della corruzione demoniaca. L&#8217;abbiamo perduto. Ora non è diverso da un demone.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Era un evento spaventoso, una possibilità che tutti i cacciatori temevano, nel loro continuo agire sull&#8217;indefinibile soglia tra bene e male. Era troppo facile per un cacciatore perdere la capacità di controllare odio e paura, e passare dall&#8217;altra parte. Ma questo&#8230; questo non era opera di Delios. Era qualcosa di diverso. Valla celò la sua inquietudine. &#8220;Forse è così, ma nessun cacciatore può aver fatto questo. E neppure i demoni.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Sono d&#8217;accordo.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Pensi che si siano massacrati a vicenda?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Possibile,&#8221; rispose Josen in tono neutro, e uscì. Valla fissò gli ammassi di corpi un&#8217;ultima volta, e notò qualcosa di strano: non c&#8217;erano bambini.</p>
<p style="text-align: center">Fuori, Josen era accanto al suo cavallo. Valla lo raggiunse in fretta. &#8220;Ho completato l&#8217;ultimo incarico. Quali sono i miei ordini?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Continueremo a cercare sopravvissuti. All&#8217;alba mi recherò a Bramwell a cercare Delios. Forse&#8230; non è ancora troppo tardi per lui,&#8221; disse il mastro cacciatore; ma la lieve esitazione nella voce rivelò i suoi veri pensieri.</p>
<p style="text-align: center">Valla raddrizzò le spalle. &#8220;Allora io andrò a cercare il demone.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;No,&#8221; rispose Josen, secco. &#8220;Non sei ancora pronta.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla mosse un passo verso di lui. &#8220;Che cosa?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il mastro cacciatore si voltò a guardarla, il tono di voce immutato. &#8220;Ho detto che non sei ancora pronta. Non sappiamo esattamente con cosa abbiamo a che fare. Che metodi usa. Pensiamo sia un demone che si nutre di terrore&#8230; ma anche Delios aveva questa informazione e non gli è bastata per prepararsi adeguatamente. Un demone come questo&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Josen abbassò leggermente lo sguardo. &#8220;Entrerà nella tua mente e porterà alla luce ogni paura, ogni dubbio, ogni rimpianto, per quanto profondamente siano sepolti. Ti metterà contro te stessa.&#8221; Il mastro cacciatore alzò di colpo lo sguardo e fissò Valla con intensità.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ricorda il tuo fallimento alle rovine.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Quello era diverso. Un demone dell&#8217;ira,&#8221; protestò Valla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ira. Odio. Paura. Ogni cosa si nutre dell&#8217;altra. Un cacciatore di demoni impara a focalizzare l&#8217;odio. Ma è un equilibrio precario e quando si spezza inizia il ciclo: l&#8217;odio genera distruzione. La distruzione genera terrore. E il terrore genera odio, come&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;L&#8217;ho sentito migliaia di volte!&#8221; sbottò Valla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Dunque rammentalo bene. Sei ancora giovane, e hai ancora molto da imparare. La prima cosa che ti ho insegnato è che un cacciatore di demoni deve temprare l&#8217;odio con la disciplina. Sempre. Perciò calmati. Il demone è ferito. Per il momento non può agire. Manderò un altro cacciatore.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Josen si voltò per andarsene, ma Valla non aveva finito.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Allora io andrò a caccia di Delios.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Josen la guardò. &#8220;Tu rimarrai qui a cercare superstiti. Delios è mio. Questi sono i miei ordini.&#8221; Il mastro cacciatore se ne andò a passo deciso, ma pacato. E, per qualche ragione, la cosa fece infuriare Valla ancora di più. Avrebbe voluto vederlo arrabbiarsi, gridare, mostrare un minimo segno di umanità.</p>
<p style="text-align: center"><em>Non sono pronta? </em>Non sono ancora pronta? <em>Dopo tutto quello che ho passato&#8230; </em>&#8220;Come osi dirmi una cosa del genere?&#8221; sussurrò Valla.</p>
<p style="text-align: center">Un istante dopo era a cavallo.</p>
<p style="text-align: center"><em>Da che parte?</em> Da che parte era fuggito il demone? Valla osservò il sangue tra i detriti. Non c&#8217;erano tracce che si allontanavano da essi. Nessun indizio.</p>
<p style="text-align: center">A oriente c&#8217;erano solo montagne. A ovest il golfo della Marca Occidentale. A sud, molto più lontana, c&#8217;era Nuova Tristram. Ma il demone era ferito. Avrebbe rischiato un lungo viaggio verso sud? O si sarebbe diretto a nord-est&#8230; dove avrebbe trovato altre piccole comunità di contadini?</p>
<p style="text-align: center">Prede più facili.</p>
<p style="text-align: center">Il villaggio più vicino, Selvaquieta, era a meno di un giorno di viaggio.</p>
<p style="text-align: center">Valla aveva deciso.</p>
<p style="text-align: center">Ellis Halstaff era preoccupata per la salute di sua figlia.</p>
<p style="text-align: center">Sahmantha giaceva immobile nel letto al pianterreno; respirava a fatica, e aveva un panno umido sulla fronte.</p>
<p style="text-align: center">La notte precedente Sahm si era svegliata urlando. Non era stato facile calmarla; quando Ellis c&#8217;era riuscita, e le aveva chiesto cosa l&#8217;avesse spaventata, sua figlia aveva risposto: &#8220;È come se ci fosse una cosa cattiva dentro la mia testa.</p>
<p style="text-align: center">Bellik, il guaritore di Selvaquieta, era passato a visitarla. Aveva lasciato una pozione che avrebbe aiutato Sahm a dormire, e aveva prescritto un bagno in acqua fredda alla prima occasione.</p>
<p style="text-align: center">Ma Sahm ora stava riposando, ed Ellis doveva dar da mangiare al figlio più piccolo, Ralyn, e c&#8217;era ancora del lavoro da svolgere prima del tramonto. Un tempo la vita era stata più semplice, quando il padre di Sahm era ancora con loro, prima di andarsene senza una parola, senza neppure un messaggio, per non tornare mai più.</p>
<p style="text-align: center">Ellis guardò Sahm e pensò all&#8217;ultimo compleanno della figlia, quando la precoce ragazzina di sette anni aveva dichiarato sfrontatamente che &#8220;ora avrebbe pensato alla sua vita, al futuro,&#8221; e che non si sarebbe più occupata delle faccende domestiche. Ripensò alla risata di Sahm, così genuina e sincera. Ripensò alla sera, meno di una settimana prima, in cui Sahm le aveva rivelato, in via strettamente confidenziale, che si era presa una cotta per il piccolo Joshua Gray, perché aveva due occhi da sogno.</p>
<p style="text-align: center">Ripensò a tutte quelle cose, e pregò Akarat che Sahm potesse stare bene di nuovo, che potesse tornare a fare sogni meravigliosi, e che qualunque male l&#8217;avesse colpita se ne andasse per sempre, senza spaventarla più.</p>
<p style="text-align: center">Valla era ancora a diverse miglia da Selvaquieta. Sedeva accanto al fuoco del suo piccolo accampamento, lo sguardo perso nel vuoto. Con la punta delle dita accarezzava distrattamente una lunga cicatrice che le segnava il bordo della mandibola.</p>
<p style="text-align: center"><em>Non sei pronta.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>Un cacciatore di demoni deve temprare l&#8217;odio con la disciplina</em>.</p>
<p style="text-align: center">Le parole di Josen la irritavano ancora. Ma più ci pensava, più era incline a pensare che forse&#8230; forse non si sbagliava del tutto. Tornò con la mente a ciò che era accaduto alle rovine&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Insieme a Delios si era spinta nel profondo sud delle Terre del Terrore. Avevano viaggiato insieme per diversi giorni. I modi rozzi e bruschi di Delios l&#8217;avevano portata al limite della sopportazione. Valla preferiva operare da sola, ma Josen aveva insistito perché i due lavorassero insieme.</p>
<p style="text-align: center">Avevano individuato il nascondiglio del demone tra le rovine a lungo dimenticate di una civiltà scomparsa. Valla aveva eretto un sistema di difesa intorno alla sua mente, come Josen le aveva insegnato. Aveva avvertito entrambi che, con un demone potente come quello, la battaglia non sarebbe stata solo uno scontro fisico.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;L&#8217;arma più potente del demone sei <em>tu</em>&#8221; l&#8217;aveva ammonita.</p>
<p style="text-align: center">Mentre i due cacciatori discendevano enormi, monolitici gradini di pietra, Valla si sentiva sempre più inquieta. Le scale terminavano all&#8217;ingresso di un&#8217;enorme caverna; dal pavimento si innalzavano centinaia di giganteschi pilastri di roccia, le cui sommità toccavano indistinte le tenebre della volta. Bracieri fiammeggianti gettavano tremolanti cerchi di luce.</p>
<p style="text-align: center">Delios era avanzato a passo di carica. Era imprudente. Stupido. La testa di Valla pulsava. Percepiva il demone mentre cercava di penetrare nei suoi pensieri. La sua presenza evocava l&#8217;immagine di neri tentacoli intenti a frugare, esaminare, provocare. Valla ripensava a tutti i difetti di Delios, a tutte le sue caratteristiche più irritanti. L&#8217;inquietudine presto era diventata rabbia, e la rabbia si era trasformata in ira.</p>
<p style="text-align: center">Delios era scattato di nuovo in avanti, anche dopo che Valla gli aveva urlato di fermarsi. Si era voltato, regalandole un sogghigno. In quel momento Valla aveva avuto l&#8217;assoluta certezza che il compagno era stato corrotto. Era passato dall&#8217;altra parte. La rabbia della cacciatrice era esplosa in una furia cieca, e aveva compreso che Delios doveva morire. Era debole. Patetico. Porre fine alla sua vita sarebbe stato un atto di misericordia.</p>
<p style="text-align: center">Si era lanciata in avanti. Delios non s&#8217;era mosso: aveva continuato a sorriderle beffardo. Si era scagliata su di lui. Delios aveva evitato l&#8217;attacco gettandosi dietro a un pilastro. Valla lo aveva seguito&#8230;</p>
<p style="text-align: center">E Delios non c&#8217;era più. La donna aveva <em>percepito</em> il demone dietro di lei: una presenza gigantesca, ultraterrena. L&#8217;eco di una risata le era risuonata nella mente. Il demone l&#8217;aveva manipolata come un burattinaio con una marionetta. Il Delios che aveva inseguito non era reale. Era stata sconfitta, e ora sarebbe morta.</p>
<p style="text-align: center">Ci fu un&#8217;esplosione, e in seguito Valla riuscì a ricordare solo frammenti di quanto accadde dopo: Josen che combatteva il demone&#8230; Delios che accorreva al suo fianco&#8230; Valla aveva ripreso i sensi in tempo per scagliare qualche dardo dalla sua balestra. Josen aveva urlato le parole dell&#8217;esorcismo. &#8220;Io ti vedo, Draxiel, servo di Mefisto! In nome di tutti coloro che hanno sofferto, io ti bandisco! Vattene! Che tu sia dannato! Che tu non possa tornare mai più!&#8221; Josen aveva scagliato un dardo; una luce accecante aveva lacerato la caverna; il demone era stato bandito.</p>
<p style="text-align: center">Le rovine erano state una prova (Josen amava dire che tutto era una prova, che la vita stessa era una prova). E Valla l&#8217;aveva fallita. Ora&#8230; ora anche Delios aveva fallito. E il fallimento gli era costato l&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: center">Valla era decisa a sconfiggere questo demone, ma era altrettanto decisa a non subire la sorte di Delios&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><em>L&#8217;abbiamo perduto. Ora non è diverso da un demone.</em></p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino represse un brivido. C&#8217;erano molti modi per bandire un demone, ma Josen gliene aveva insegnato solo uno. Una volta le aveva anche detto che &#8220;quando un demone scruta dentro di te, anche tu puoi scrutare dentro di lui. Ma è la cosa più pericolosa che un cacciatore di demoni possa fare&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">Valla non avrebbe ripetuto l&#8217;errore commesso alle rovine. Aveva imparato troppe cose da allora.</p>
<p style="text-align: center">La cacciatrice di demoni trasse di tasca una piccola incisione che raffigurava la sua sorella minore, Halissa.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Per te&#8221; sussurrò. E alla luce morente del falò iniziò una serie di esercizi mentali che le aveva insegnato Josen.</p>
<p style="text-align: center"><em>Non ce la farò mai</em>, pensò Ellis Halstaff.<em> Ho perso troppo sangue</em>.</p>
<p style="text-align: center">Scappare dalla porta principale e rifugiarsi a Selvaquieta era impensabile. Non prima di aver salvato Ralyn. Il bambino aveva un anno e mezzo ed era completamente indifeso. Non aveva ancora imparato del tutto a camminare, men che meno a proteggersi.</p>
<p style="text-align: center">La donna raggiunse le scale, e con la mano sana afferrò la ringhiera; iniziò a salire faticosamente verso il piano superiore, un gradino alla volta, trascinando la gamba destra.</p>
<p style="text-align: center">Sentì che le forze le venivano meno, e pensò a Sahm. Si chiese disperatamente perché sua figlia stesse cercando di ucciderla.</p>
<p style="text-align: center">Dopo aver finito i lavori di casa, Ellis era andata a controllare come stava Sahm, a vedere se era in condizione di fare il bagno. Sahm le aveva sorriso, poi da sotto le coperte aveva estratto il miglior coltello da macellaio di Ellis e l&#8217;aveva pugnalata: prima alla gamba, poi, più volte, al torso. Cinque, sei volte, forse di più. Per un numero infinito di battiti del cuore Ellis non si era mossa, paralizzata dallo shock; poi era fuggita.</p>
<p style="text-align: center">Ora la donna sentiva la mente annebbiarsi. Era arrivata a metà della scala quando udì i rapidi passi di sua figlia che correva a piedi nudi sul pavimento al piano terra.</p>
<p style="text-align: center">Si voltò, e là, in fondo alle scale, c&#8217;era la sua bellissima bambina bionda, con indosso il vestitino rosa che Ellis le aveva comprato alla sagra del raccolto con i risparmi di un anno. Le macchie cremisi sul tessuto riflettevano la luce della lampada. Sahm teneva il coltello nella mano destra. Il sangue colava dalla lama e le scendeva lungo il braccio, fino al gomito.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Aspetta, mamma! Devo ancora prenderti!&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><em>Pensa che sia un gioco? Come può pensare che sia un gioco?</em></p>
<p style="text-align: center">Ellis si trascinò su per un altro gradino.</p>
<p style="text-align: center">Sahm superò con un solo balzo metà delle scale. «Ho detto ASPETTA!&#8221; Scivolò sulla scia di sangue e cadde in avanti; il suo braccio destro tracciò un arco nell&#8217;aria, piantando il coltello nel gradino che la madre aveva appena lasciato.</p>
<p style="text-align: center">Le urla di Ellis cancellarono ogni altro rumore. La donna si voltò di scatto e, saltellando, superò i due gradini che la separavano dal piano superiore. Si avvicinò alla camera di Ralyn con sobbalzi disperati, trascinando la gamba ferita.</p>
<p style="text-align: center"><em>Una volta dentro posso barricare la porta. E poi, forse&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center">Ellis spalancò la porta e rimase di sasso. Ralyn non era nel suo lettino. Ma la cosa peggiore era la sponda di legno, spezzata. I frammenti erano sparpagliati sul pavimento.</p>
<p style="text-align: center">La testa ora le girava incessantemente. Ellis cercò di reggersi afferrando il bordo della sponda. Le membra parevano intorpidite e rispondevano con lentezza ai suoi comandi.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Eccoti!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Ellis si voltò e vide Sahm sulla soglia. La bambina aveva sul volto un grande sogghigno, del genere che aveva sempre quando combinava qualche scherzo con il padre, prima che lui le lasciasse.</p>
<p style="text-align: center">Il mondo parve oscillare. Ellis fece un passo indietro. Afferrò un frammento della sponda. Una delle estremità era pericolosamente acuminata. Lo strappò e lo brandì davanti a sé con mano tremante.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Cosa hai fatto, Sahm? Cosa hai fatto a tuo fratello?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Sahm abbassò il coltello. Le sue labbra erano arcuate verso il basso, le sopracciglia si fecero aggrottate, gli occhi grandi e umidi. Era l&#8217;espressione che assumeva sempre quando aveva combinato qualche guaio e cercava di evitare la punizione.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Mi picchierai, mamma?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il pavimento ondeggiava come il ponte di una nave nel mare mosso. Ellis si rese conto a malapena che la mano che reggeva il piolo oscillava senza forza.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Voglio solo sapere perché&#8230;&#8221; singhiozzò Ellis con una voce che non sembrava la sua. &#8220;È perché non stai bene? Possiamo aiutarti; possiamo andare da Bellik e&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Sentì un dolore lancinante trafiggerle la caviglia sana, una morsa feroce che le causò una scarica di dolore straziante in tutto il corpo. Urlò.</p>
<p style="text-align: center">Ellis guardò in basso e vide Ralyn; era uscito a carponi dal suo nascondiglio sotto il letto. La guardò con affetto e con un grande sorriso sul volto; i suoi dentini erano coperti da una patina rossa e viscida.</p>
<p style="text-align: center">Il mondo scivolò e le tenebre scesero su di lei. Ellis abbassò il braccio, e la sua testa si rovesciò all&#8217;indietro; fu per ignota pietà che non sentì il dolore della lama quando Sahm gliela affondò nel petto.</p>
<p style="text-align: center">Valla giunse ai margini di Selvaquieta poco prima di mezzanotte. Non aveva scelto lei l&#8217;ora dell&#8217;arrivo, ma per quanto la riguardava era perfetta.</p>
<p style="text-align: center">Non sarebbe stata bene accolta nel villaggio. La sua gente non lo era mai; i cacciatori di demoni evocavano cattivi presagi; erano araldi di morte.</p>
<p style="text-align: center">Attraversò campi di grano illuminati dalla luna. Molti erano già stati mietuti; file di covoni coprivano grandi appezzamenti di terreno, allineati come plotoni di soldati obbedienti. Si era nel pieno della stagione del raccolto. L&#8217;aria era calda.</p>
<p style="text-align: center">Un suono di acqua corrente giunse alle orecchie di Valla.</p>
<p style="text-align: center">Un fiume.</p>
<p style="text-align: center">Per un attimo la figlia del segantino provò una stretta allo stomaco. Continuò a cavalcare.</p>
<p style="text-align: center">Il locandiere impallidì quando la vide, anche se si era tolta la sciarpa e abbassata il cappuccio per metterlo più a suo agio. Rispose alle sue domande con brevi frasi. Non c&#8217;erano stati problemi, non era accaduto nulla di insolito. Nessun evento preoccupante. Valla gli diede un messaggio da consegnare al più presto al guaritore del villaggio: <em>Se ci sono problemi, mandatemi a chiamare.</em></p>
<p style="text-align: center">Quando entrò nella stanza che aveva affittato, Valla, come sua abitudine, esaminò attentamente il luogo e memorizzò le cose più importanti. Una robusta credenza poteva essere usata per creare una barricata. Non c&#8217;erano porte che davano sulla stanza accanto. Un letto situato sulla parete opposta permetteva di giacere sorvegliando l&#8217;entrata. Un tavolo e una sedia. E una finestra situata a dieci cubiti dal terreno.</p>
<p style="text-align: center">Valla si levò di dosso l&#8217;armatura a piastre e numerose armi. Mise le balestre gemelle, le daghe, i dardi, le bolas e una faretra di munizioni accanto al letto, maneggiando con cura particolare un proiettile da balestra scarlatto coperto da rune incise. Iniziò a disfare i bagagli. Per tutto questo tempo la figlia del segantino fu tormentata dalla sensazione che l&#8217;aveva colta mentre entrava nel villaggio&#8230; stava dimenticando qualcosa. Qualcosa di importante. Qualcosa di vitale. Era come se ci fosse un vuoto nella sua mente, uno spazio buio dove un tempo si trovava un ricordo essenziale.</p>
<p style="text-align: center">Finì di disfare i bagagli, poi si sedette sul pavimento e chiuse gli occhi, calmando la mente. Si concentrò sul ritmo del suo battito cardiaco.</p>
<p style="text-align: center">Ciò che aveva dimenticato continuava a eluderla. Ma vi erano anche altri pensieri.</p>
<p style="text-align: center">E se si fosse sbagliata? E se avesse disobbedito agli ordini di Josen per nulla?</p>
<p style="text-align: center">Preoccuparsene a quel punto non sarebbe servito a nulla, decise. E col tempo avrebbe ricordato ciò che ora le sfuggiva.</p>
<p style="text-align: center">Valla si sedette al tavolo e scrisse un breve messaggio alla sua adorata sorella, Halissa. Le raccontò i dettagli del suo viaggio; le disse che stava bene; le disse che le voleva bene, e che le avrebbe fatto visita presto.</p>
<p style="text-align: center">Dentro di sé sperò che fosse vero. Forse dopo aver eliminato il demone&#8230; forse avrebbe avuto un po&#8217; di tempo per se stessa.</p>
<p style="text-align: center">Piegò la lettera, la infilò in una busta e mise la busta nella sua borsa da viaggio.</p>
<p style="text-align: center">Valla spense la candela e si sdraiò sul letto, girandosi su un fianco così da essere rivolta verso la porta. La sua mente stava ancora cercando di capire cosa avesse dimenticato.</p>
<p style="text-align: center">Sospirò, e desiderò disperatamente, come faceva ogni notte, di riuscire a dormire senza incubi. Incubi dell&#8217;attacco al suo villaggio. Desiderò, come ogni notte, di sognare almeno per una volta qualcosa di bello.</p>
<p style="text-align: center">Non ricordava nemmeno più cosa si provasse a sognare cose diverse da un massacro.</p>
<p style="text-align: center">Keghan Gray entrò incespicando dalla porta della fattoria, dopo aver fatto i suoi bisogni nel giardino di fiori. Seretta non sarebbe stata contenta quando lo avrebbe scoperto, ma non si sarebbe lamentata&#8230; se sapeva cos&#8217;era bene per lei. Quando si erano sposati <em>non lo sapeva</em>, ma con gli anni aveva imparato. A volte le lezioni erano state dure, ma necessarie.</p>
<p style="text-align: center">La lampada accanto alla porta era spenta&#8230; una questione che Keghan avrebbe affrontato con Seretta il mattino dopo. Un uomo poteva rompersi una gamba entrando in una casa buia. Dopo tre tentativi Keghan riuscì ad accendere lo stoppino.</p>
<p style="text-align: center">Mentre si dirigeva verso il retrocucina Keghan si chiese distrattamente dove fosse Rexx. Le notti in cui tornava tardi dalla taverna Keghan trovava sempre Rexx ad aspettarlo davanti alla porta, con la lingua a penzoloni e la coda che sventolava festosamente. Ma naturalmente Rexx preferiva dormire nella stanza di Joshua&#8230; e probabilmente ora era là, raggomitolato ai piedi del letto.</p>
<p style="text-align: center">Il tavolo del retrocucina era vuoto. Keghan sentì l&#8217;ira crescere dentro di lui, mentre le mani si chiudevano a pugno e la mascella si stringeva. Aveva detto a Seretta di lasciare un po&#8217; di zuppa pronta per quando fosse tornato. Non poteva essere stata così stupida. Keghan pensò che forse Joshua aveva mangiato la sua parte. In quel caso, il ragazzo sarebbe stato punito. Punito severamente, come richiedevano certi comportamenti.</p>
<p style="text-align: center">Per ora, pensò, avrebbe dovuto prepararsi qualcosa da solo. Mentre tornava a cavallo dal villaggio gli era venuta una gran fame. Keghan prese un coltello dal tavolo e avanzò verso la dispensa tenendo la lampada davanti a sé.</p>
<p style="text-align: center">La stanza era lunga, stretta e immersa nel buio più assoluto. La luce della lampada rivelò alcuni grossi quarti di maiale macellato, appesi a ganci lungo la parete alla sua destra. Keghan si fermò davanti a un massiccio cosciotto di maiale e sorrise.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;uomo si piegò per posare a terra la lampada e tagliarsi un pezzo di maiale, e fu in quel momento che notò per terra una pozza scura, simile a vino. La illuminò meglio con la lampada.</p>
<p style="text-align: center">Sangue.</p>
<p style="text-align: center">La cosa lo rese leggermente più sobrio&#8230; Perché c&#8217;era del sangue sul pavimento? I maiali venivano squartati e poi puliti all&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: center">La pozza tra le sue gambe era formata da qualcosa che proveniva dalle sue spalle. Keghan si rialzò, si voltò e sollevò la lampada; di colpo arretrò di un passo, e per poco non lasciò cadere la lampada.</p>
<p style="text-align: center">Rexx penzolava da un uncino sulla parete opposta. Il gancio era piantato nella carne tenera sotto la mandibola. Il sangue inzuppava la pelliccia dell&#8217;animale e gocciolava dalla coda. Le sue viscere erano state estratte dal corpo e ammucchiate in un angolo.</p>
<p style="text-align: center">Una brezza calda arieggiava la stanza. La porta in fondo alla dispensa era aperta e dava sull&#8217;esterno. La luce della lampada non permetteva a Keghan di vedere bene al buio. Allontanò la lampada, così che gli occhi si adattassero all&#8217;oscurità. Sentì una voce.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Padre?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Joshua! Entra, figliolo; cosa stai facendo là fuori?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Oltre il cerchio di luce Keghan vedeva solo cose indistinte.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ho detto di entrare! Qualcuno ha ucciso il cane. Fa&#8217; come ti ho detto, figliolo: muoviti!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Finalmente i suoi occhi si abituarono abbastanza da distinguere la sagoma di suo figlio, immobile sulla porta. Tra le mani aveva una falce dal lungo manico; la lama ricurva si stagliava con innaturale nitidezza contro la luna e le nubi.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ma non ho ancora finito di mietere, padre.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Keghan spalancò la bocca. Poi avanzò incespicando.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Cos&#8217;hai detto, figliolo? Ti si è marcito il cervello&#8230;?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Ancora qualche passo, e la lampada illuminò Joshua. I suoi abiti da lavoro erano macchiati&#8230; lo stesso colore rosso vino che copriva il pavimento.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Sei stato tu? Hai ucciso il cane, piccolo depravato di&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Senza dire una parola, Joshua avanzò di un passo e colpì. Keghan alzò il braccio sinistro per bloccare la falce, ma all&#8217;ultimo istante il ragazzo abbassò la lama e la piantò con un movimento rotatorio tra le costole di Keghan, lacerandogli le viscere; la lama penetrò così a fondo che la punta insanguinata sbucò dalla schiena dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: center">Un gorgoglio salì dalla gola di Keghan e gli uscì di bocca come un rantolo. Il ragazzo lo aveva colpito! Colpito come uno schifoso maiale. L&#8217;avrebbe pagata. Costasse quel che costasse, il ragazzo sarebbe stato punito. Severamente.</p>
<p style="text-align: center">Joshua estrasse la lama, un errore di cui Keghan approfittò immediatamente. Con una mossa fulminea attaccò e piantò il coltello da cucina nella gola del figlio, fino al manico.</p>
<p style="text-align: center">Il ragazzo cadde a terra come un sasso. Nonostante la lama della falce fosse stata rimossa, un dolore indicibile lacerava il ventre di Keghan. L&#8217;uomo tossì e sputò un&#8217;immensa quantità di sangue&#8230; e poi fuggì. Aveva ucciso suo figlio! Tutto ciò cui riusciva a pensare era scappare, correre il più lontano possibile, al massimo delle sue forze. Si diresse verso i campi di grano, senza badare alle spighe che calpestava o travolgeva, incespicando, sputando sangue; le vertigini minacciavano di farlo cadere a ogni passo.</p>
<p style="text-align: center">Corse più in fretta che poteva, finché il dolore allo stomaco non lo fece crollare in ginocchio. Era arrivato alla base dello spaventapasseri che sorvegliava i campi. Doveva andarsene. Doveva rialzarsi. Se fosse riuscito ad arrivare in città, se fosse riuscito a raggiungere il guaritore, Bellik&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Keghan afferrò i pantaloni dello spaventapasseri e cercò faticosamente di tirarsi in piedi. Dal mento gli colavano sangue e muco. La materia su cui aveva stretto la mano, però, non sembrava paglia.</p>
<p style="text-align: center">E la stoffa era inzuppata di sangue. Era il suo?</p>
<p style="text-align: center">Stava perdendo i sensi. Con una serie di violenti strattoni Keghan riuscì ad alzarsi, e, quando sollevò la testa, vide il volto dello spaventapasseri&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Era il volto, cadaverico e contorto dal terrore, di sua moglie.</p>
<p style="text-align: center">Il mattino successivo, appena prima dell&#8217;alba, Valla era accanto a un cadavere coperto da un lenzuolo nello studio di Bellik. Il sangue sgorgato dalla testa del morto aveva intriso il tessuto, ma già si stava seccando.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Chi è?&#8221; chiese Valla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Durgen, il fabbro. Quasi&#8230; Quasi non riusciva a parlare quando me lo sono trovato sulla porta&#8230; ha detto solo poche parole prima di morire, ma sono state sufficienti.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Cos&#8217;ha detto?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Eh?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik era un uomo anziano, piccolo e gobbo, e quasi sordo nonostante le enormi orecchie. Il disagio che provava per la presenza della cacciatrice di demoni era palpabile.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Le parole del fabbro&#8230; cos&#8217;ha detto?&#8221; Valla chiese a voce più alta.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Oh&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il guaritore cercò di tirare indietro il lenzuolo, ma a causa del sangue secco si era incollato al corpo. Bellik diede uno strattone e la stoffa si staccò, rivelando un uomo robusto ma già ingrigito, con parte della testa deformata da un colpo.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ha detto: &#8216;È stato mio figlio a farmi questo.&#8217;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Per un lungo momento Valla rimase in silenzio, fissando il cadavere, ed ecco di nuovo quella sensazione, l&#8217;inquietante dettaglio che non ricordava, qualcosa di importante. Cercò di ignorarla e di concentrarsi sulla situazione, sull&#8217;uomo tradito e ucciso dal figlio.</p>
<p style="text-align: center">Dalla strada giunse un urlo&#8230; il disperato lamento di morte di qualcuno la cui vita stava per terminare in modo violento.</p>
<p style="text-align: center">Valla corse alla porta. &#8220;Rimani qui.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Un instante dopo era fuori. Alla luce fioca che precedeva l&#8217;alba vide un ragazzo di forse tredici anni, in mezzo alla strada, accanto al corpo di una donna con le vesti da mercante. Il ragazzo impugnava un martello da fabbro coperto da una poltiglia insanguinata. I resti del cranio della donna erano sparpagliati tra le mercanzie disposte accanto a lei su una coperta logora.</p>
<p style="text-align: center">Valla ripensò al fatto che non ci fossero bambini tra i cadaveri nel magazzino di Rivolungo, e d&#8217;improvviso capì.</p>
<p style="text-align: center">Non c&#8217;erano bambini perché erano loro i responsabili del massacro. Pedine che eseguivano la volontà del demone. Per un breve istante Valla rimase così scossa, così sconvolta, che abbassò la guardia. Vulnerabile. Si riprese e tornò a valutare la situazione. Doveva agire in fretta, o sarebbe morta.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;urlo aveva attirato in strada altre persone, ma Valla notò in particolare una bambina dai capelli biondi, in fondo alla via principale, con indosso un abito rosa; in una mano impugnava un coltello macchiato di rosso, mentre con l&#8217;altra aiutava a camminare un bambino più piccolo, lordo di sangue e dall&#8217;aspetto feroce. La ragazzina aveva grandi occhi luminosi.</p>
<p style="text-align: center">Valla senti la balconata sopra di lei scricchiolare. Qualcuno stava uscendo: il rumore breve e acuto indicava che si trattava di un individuo non molto pesante.</p>
<p style="text-align: center">Un altro bambino.</p>
<p style="text-align: center">Il figlio del fabbro ora si stava dirigendo verso Valla con la bocca spalancata in un sorriso.</p>
<p style="text-align: center">Due altri fanciulli apparvero nella strada, uno, piccolo, che trascinava una spada ancora nel fodero, e una ragazza più grande che reggeva una grossa pietra fra le mani.</p>
<p style="text-align: center">Infine, un fanciullo con i capelli rosso fuoco a cui mancavano due incisivi, che saltellava con un&#8217;accetta nella mano destra. Sulla strada si erano radunati anche cinque adulti, mentre altri scrutavano dalle finestre.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Chiunque non voglia essere ferito si chiuda in casa e barrichi la porta,&#8221; ordinò Valla da sotto il cappuccio.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Muovetevi!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Gli adulti obbedirono.</p>
<p style="text-align: center">Bellik era accanto alla finestra, e osservava.</p>
<p style="text-align: center">Un tempo, quando ancora dava importanza a certe cose, avrebbe detto che era una bella donna. Ora vedeva solo un segno di sventura. Era noto: la morte seguiva i cacciatori di demoni ovunque andassero.</p>
<p style="text-align: center">Gli abitanti del villaggio si erano chiusi nelle case, ma i bambini&#8230; i bambini erano rimasti all&#8217;aperto, e ora stavano prendendo posizione, preparandosi ad attaccare. A Bellik tornarono in mente le parole del fabbro&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><em>È stato mio figlio a farmi questo.</em></p>
<p style="text-align: center">Bambini trasformati in macellai&#8230; in che sorta di follia era caduto il mondo? E la donna&#8230; senza dubbio la cacciatrice di demoni li avrebbe uccisi.</p>
<p style="text-align: center">Una nube di fumo esplose ai piedi della donna e immediatamente la circondò, celandola alla vista. Un istante dopo una piccola sagoma balzò a terra dalla balconata appena sopra di lei. Mentre la nube si dissipava un&#8217;accetta roteò nell&#8217;aria, mancando di pochissimo il bambino che era saltato dalla balconata.</p>
<p style="text-align: center">Bellik girò la testa e vide una figura rialzarsi in piedi a una certa distanza dalla nebbia densa e scura. Era lei. Il fumo era stato una distrazione messa in atto dalla cacciatrice. La donna fece un rapido gesto con il polso e il bambino con i capelli rossi, che Bellik pensava essere il figlio dei Traver, si diede uno schiaffo sul collo, come se fosse stato morso da un insetto.</p>
<p style="text-align: center">Bellik sentì il cuore stringersi nel petto.</p>
<p style="text-align: center"><em>Li sta uccidendo!</em></p>
<p style="text-align: center">Il figlio del fabbro, Kyndal, si avventò contro la donna; gli occhi parevano uscirgli dalle orbite e dalla bocca spalancata volavano spruzzi di saliva. Vibrò con forza il martello e la testa dell&#8217;arnese tracciò un grande arco nell&#8217;aria. La cacciatrice di demoni si avvicinò di un passo, afferrò il polso del ragazzino e modificò la traiettoria del colpo; il martello colpì con violenza un bambino che Bellik non riconobbe, e che stava cercando di estrarre dal fodero una spada più grande di lui.</p>
<p style="text-align: center">Il bambino con la spada cadde di schianto sulla schiena. La cacciatrice di demoni si impadronì del martello e lo vibrò dal basso in alto, colpendo la mandibola di Kyndal. Denti volarono nell&#8217;aria. La donna scartò di lato, e il ragazzino cadde a faccia in avanti privo di sensi. A poca distanza il figlio dei Traver, che teneva ancora la mano sul collo, si afflosciò a terra.</p>
<p style="text-align: center">La cacciatrice di demoni fece un altro rapido gesto con la mano, verso il bambino che era caduto dalla balconata, uno che Bellik non riconobbe, così come non aveva riconosciuto il ragazzino con la spada. Venivano forse da Rivolungo?</p>
<p style="text-align: center">Bellik strinse i pugni. Fuori, due bambini caricarono la donna: Sahmantha Halstaff balzò in avanti come se stesse giocando a calciapalla, brandendo un coltello insanguinato davanti a lei; anche Bri Tunis avanzò, reggendo una pesante pietra sopra la testa.</p>
<p style="text-align: center">Anni prima, a Caldeum, Bellik aveva visto acrobati provenienti dalle lontane terre di Entsteig. Facevano salti, giravolte e capriole con una facilità incredibile. Al guaritore tornarono in mente quegli acrobati mentre guardava la donna balzare verso l&#8217;alto, afferrarsi le ginocchia e roteare nell&#8217;aria, senza essere minimamente ostacolata dalla corazza a piastre che indossava, per poi atterrare alle spalle di Sahmantha. Fu un&#8217;azione fulminea, quasi troppo rapida perché l&#8217;occhio potesse percepirla, ma la cosa più straordinaria fu scoprire che, dopo essere stata superata dalla cacciatrice di demoni, Sahmantha era ora legata con una sottile corda.</p>
<p style="text-align: center">Non molto distante il bambino forestiero che era saltato dalla balconata crollò al suolo, come era successo al figlio dei Traver.</p>
<p style="text-align: center"><em>Basta!</em></p>
<p style="text-align: center">Bellik corse alla porta e la aprì, mentre la cacciatrice di demoni si voltava, scagliando Sahmantha accanto a Bri con movimenti incredibilmente rapidi, le braccia che frustavano l&#8217;aria come bandiere in una tempesta. Quando si fermò, le bambine erano legate insieme.</p>
<p style="text-align: center">Il fratello di Sahmantha, il piccolo Ralyn, stava avanzando carponi, apparentemente nel tentativo di affondare i denti nella gamba della cacciatrice di demoni. La donna lo sollevò, estrasse una daga&#8230;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;No!&#8221; gridò Bellik.</p>
<p style="text-align: center">&#8230;e la piantò nella camiciola del bambino, quindi in una trave di supporto, lasciando l&#8217;infante appeso a piangere e scalciare, illeso. Si voltò e si avvicinò a Bellik.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;I bambini,&#8221; egli disse con un alito di voce.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Sono vivi. Ho usato dardi intrisi in un potente sedativo. Per il momento sono salvi, ma ora mi serve il tuo aiuto.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik aprì i pugni. Le spalle gli si piegarono per il sollievo.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Sei stupito?&#8221; chiese Valla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Alcuni dicono che la tua gente&#8230;&#8221; Bellik abbassò lo sguardo.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Dillo,&#8221; lo sfidò Valla.</p>
<p style="text-align: center">Bellik in qualche modo trovò il coraggio. &#8220;&#8230;non è migliore dei demoni. Che i vostri occhi ardono di fuoco infernale. Che la morte vi segue ovunque andiate.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla si avvicinò a Bellik. Il guaritore arretrò incespicando.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Si dice anche che quando un demone scruta dentro di te, nei più profondi recessi della tua mente, anche tu puoi scrutare la sua se sai come fare. E allora vedrai solo vendetta. Solo la caccia. E i tuoi occhi arderanno della sua ossessione.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il labbro inferiore di Bellik tremò. &#8220;I tuoi occhi&#8230; non ardono.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;espressione di Valla si addolcì. &#8220;No. Io desidero molto più che la mera vendetta.&#8221; Valla si voltò. &#8220;Ora abbiamo bisogno di un posto dove tenere i bambini. Separati l&#8217;uno dall&#8217;altro.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il guaritore rifletté per un momento.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;La prigione del villaggio ha una sola cella&#8230; ma ci sono le stalle per gli animali da soma. Le stalle andranno bene.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla guardava attraverso le sbarre della finestrella che dava su una stalla. Sahmantha era seduta all&#8217;interno con le mani e i piedi legati insieme; aveva la testa reclinata e i lunghi capelli biondi le nascondevano il volto. Gli altri bambini erano rinchiusi negli altri locali della stalla. Alcuni ne custodivano due o tre, ma Valla aveva insistito perché Sahmantha rimanesse da sola.</p>
<p style="text-align: center">Quando i bambini erano stati portati alla loro prigione improvvisata, un gruppo di abitanti del villaggio si era radunato intorno ai carri che avevano usato per il trasporto. Molti avevano mostrato intenzioni violente, e buona parte della loro ira era indirizzata verso Valla. Ma Bellik&#8230; di Bellik si fidavano, e il suo intervento aveva evitato la catastrofe. Per il momento, almeno. La gente era ancora radunata all&#8217;esterno. Valla poteva sentire l&#8217;eco ossessiva delle loro maledizioni e dei loro lamenti.</p>
<p style="text-align: center">Bellik aveva appena finito di parlare con loro. &#8220;Vogliono sapere cosa sta succedendo. Perché i bambini?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla aprì la porta della stalla, entrò e si inginocchiò nella paglia asciutta.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Sbarra la porta mentre sono qui dentro&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ma&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Fallo&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">Il meccanismo di chiusura scattò. Valla spostò i capelli di Sahmantha e le sollevò il mento. Gli occhi della bambina erano chiusi.</p>
<p style="text-align: center">I capelli biondi, la carnagione chiara&#8230; le ricordavano moltissimo Halissa. Ripensò a come il volto di Halissa si illuminasse ogni volta che vedeva la sorella maggiore. Ripensò ai suoi occhi vivaci, intelligenti, e alle sue infinite risorse di energia.</p>
<p style="text-align: center">Valla non poteva mostrarsi debole agli occhi del guaritore, ma ora&#8230; ora un&#8217;ondata di nausea la fece vacillare, una marea di tristezza e disgusto, e all&#8217;improvviso Valla si sentì stanchissima, stanca nel corpo e nello spirito.</p>
<p style="text-align: center">Ricordò il suo villaggio nella Marca Occidentale. Ricordò la sua famiglia. Cercò di combattere i ricordi del massacro, quando anche lei era stata poco più di una bambina, gli stessi ricordi che la tormentavano notte dopo notte: le urla dei moribondi; l&#8217;artiglio di un demone che cercava di lacerarle il collo, ma le feriva solo la mandibola; la fuga con la mano di Halissa stretta nella sua; il nascondiglio vicino al fiume&#8230;</p>
<p style="text-align: center">E, in seguito, come era stata trovata da altri che avevano subito un trauma simile al suo. La scoperta dei cacciatori di demoni&#8230; Josen era stato il suo mentore, l&#8217;aveva riplasmata in un&#8217;icona della vendetta, un&#8217;arma forgiata per colpire al cuore le tenebre.</p>
<p style="text-align: center">Valla stava strofinandosi distrattamente la cicatrice sulla mandibola. Si piegò in avanti e avvicinò il volto a Sahmantha. &#8220;Parla, demone.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla attese. Nessuna risposta.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non fare il timido con me. Non puoi vincere a questo gioco. La tua unica speranza è di essere rispedito a casa dal tuo signore maledetto dalla luce&#8230; pregare che gli inferi abbiano pietà di te, perché io non ne avrò. Ora dimmi il tuo nome.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Sahmantha non si mosse.</p>
<p style="text-align: center">Valla riabbassò la testa della bambina, poi si alzò e andò alla finestrella.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Guaritore! Mi hai chiesto se c&#8217;era una ragione per cui il demone ha scelto i bambini&#8230; ebbene, c&#8217;è. Questo patetico relitto di creatura infernale ha scelto i più giovani perché sono deboli e vulnerabili, facili prede per creature così reiette da pregare i loro padroni perfino per avere da loro qualche scarto.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla vedeva il volto del guaritore attraverso la finestrella. La guardava con le sopracciglia sollevate.</p>
<p style="text-align: center">Valla lo sentì: un movimento dietro di lei, accompagnato da un suono debolissimo.</p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino si voltò, e vide che la bambina si era sollevata sulle punte dei piedi; aveva arcuato la schiena e teneva la testa piegata contro la spalla&#8230; I capelli erano ricaduti all&#8217;indietro, rivelando un volto solcato da vene gonfie; gli occhi erano spalancati, vacui, iniettati di sangue. Quando aprì la bocca, per un momento parve lottare per pronunciare le parole. Poi&#8230;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;NON MI DARE LE SPALLE, DONNA SUPERBA!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La voce era alta, stridente, fastidiosa, come una continua inalazione.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;CREDI DI ESSERE MIA PARI?&#8221; La testa della bambina roteò con violenza da una spalla all&#8217;altra. &#8220;È UN&#8217;IMPRESA CHE TRASCENDE LA TUA PORTATA, SUB-CREATURA. UNA DISTRAZIONE, MA POTREI TROVARLA DIVERTENTE. LIBERAMI, E VEDRAI&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla estrasse una lama. Bellik protestò: teneva le mani premute contro le orecchie e gli tremavano le labbra. Valla non parve accorgersene, mentre tagliava le corde che imprigionavano Sahmantha.</p>
<p style="text-align: center"><em>Vediamo, dunque.</em></p>
<p style="text-align: center">La bambina ricadde sulle piante dei piedi e fece due passetti incerti. Valla si spostò di lato, e la fanciulla si lanciò in avanti, fino alla porta sbarrata. Girò la testa, strofinando il mento contro la spalla, e fissò la cacciatrice di demoni con occhi vacui.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;VIENI.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Apri la porta&#8221;, ordinò Valla a Bellik.</p>
<p style="text-align: center">Gli occhi di Bellik passavano da Sahmantha e Valla. &#8220;Non è pericoloso?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non accadrà nulla. Te lo garantisco.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Dopo un momento di esitazione Bellik obbedì. La bambina teneva il mento premuto sul petto e i capelli, ricadendole sugli occhi, le impedivano di vedere dove andava. Ciò nonostante si diresse fuori dalla sua cella senza esitazione.</p>
<p style="text-align: center">Bellik la lasciò passare tenendosi a distanza, poi, insieme a Valla, la seguì. La bambina passò davanti alle prigioni improvvisate dove erano rinchiusi altri fanciulli. Alla loro destra c&#8217;era la ragazzina che aveva sollevato il masso. Era alla finestrella e artigliava le sbarre con le mani. Quando parlò lo fece con la voce gorgogliante del demone.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;IO SONO OLFESTOS. IO SONO COLUI CHE SI INFILTRA. COLUI CHE PROCURA E RADUNA I MISERABILI. FLAGELLATORE DEI DANNATI FREMENTI&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik si guardò intorno terrorizzato, e si premette di nuovo le mani contro le orecchie mentre Sahmantha continuava ad avanzare a passo strascicato. Il ragazzino con la spada più grande di lui si alzò in piedi per scrutare da una finestrella sull&#8217;altro lato. La voce continuò, ma ora usciva dalla sua bocca.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;IL FOMENTATORE, IL RACCOGLITORE. COLUI CHE INFLIGGE, E GOLA DELL&#8217;URLO SILENTE&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Un altro bambino parlò da una stalla a destra di Sahmantha. &#8220;COLUI CHE PORTA I SOGNI PERDUTI, LA FINE DELLA SPERANZA E LA DISPERAZIONE FREMENTE&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Nell&#8217;ultima stalla era rinchiuso il figlio del fabbro. Al posto dei denti anteriori aveva una slabbratura insanguinata.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;LA MANO DESTRA DEL TERRORE. L&#8217;OCCHIO CHE SCRUTA NELL&#8217;ANIMA. CONOSCIMI, E CONOSCERAI L&#8217;INDICIBILE&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">Bellik rimase accanto a Valla mentre Sahmantha usciva alla luce del sole.</p>
<p style="text-align: center">Valla la seguì, abbassandosi il cappuccio e facendosi largo a forza tra la folla radunata fuori dalle stalle.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Fate spazio! Tutti! Bellik, dammi una mano!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Gli abitanti del villaggio la circondarono, facendole domande, accusandola. Bellik gridò alla folla di farsi da parte, mentre Sahmantha avanzava vacillando.</p>
<p style="text-align: center">Valla continuò a scostare chi si trovava sul cammino della bambina. I movimenti della piccola erano incerti, a tratti spasmodici, poi fluidamente aggraziati. Il gruppo di persone superò le botteghe al margine orientale del villaggio.</p>
<p style="text-align: center">Sahmantha accelerò il passo, al punto che alcuni adulti rimasero indietro. Bellik aveva il fiatone e la faccia rossa per lo sforzo.</p>
<p style="text-align: center">Raggiunsero un sentiero desolato, poco più di una pista che conduceva verso i campi. Sahmantha inciampò in una zolla di erba secca, si fermò e si voltò. Raddrizzò la testa, e la voce del demone le uscì una volta ancora dalla bocca, come una tempesta.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;VUOI CONFRONTARTI CON ME? ALLORA VIENI&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La fanciulla sogghignò tra sé e sé, ma quando riprese a parlare lo fece con la voce di una bambina spaventata, della piccola Sahmantha Halstaff. &#8220;Possiamo giocare tutti insieme&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Senza preavviso la bambina chiuse gli occhi. Il suo corpo si afflosciò e crollò al suolo.</p>
<p style="text-align: center">Valla corse in avanti e si inginocchiò accanto a Sahmantha per assicurarsi che fosse ancora viva. La bambina respirava ancora.</p>
<p style="text-align: center">Gli abitanti del villaggio che erano rimasti indietro li raggiunsero e formarono un cerchio intorno alla cacciatrice di demoni. Bellik le stava accanto e cercava di riprendere fiato. Valla guardò in alto, come se si aspettasse che il demone cadesse dal cielo.</p>
<p style="text-align: center">Poi riabbassò lo sguardo. Notò l&#8217;erba secca e la sfiorò con le dita. Copriva un&#8217;area insolitamente grande, ovale con le estremità che si restringevano, formando la sagoma di un gigantesco occhio. Era punteggiata da zolle nere: la prova di una contaminazione demoniaca.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Guaritore, cosa c&#8217;è sotto di noi?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik aggrottò le sopracciglia. &#8220;Niente&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non proprio.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla e Bellik si voltarono verso uno degli uomini che li circondavano, un florido contadino con un paio di baffi bianchi e folti.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Il fiume Bohsum passa qui sotto, più o meno.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik scrutò Valla. Non sapeva se era un&#8217;illusione causata dalla luce incerta, ma gli sembrava che la ragazza fosse lievemente impallidita.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ma ho sentito il fiume mentre arrivavo, la notte scorsa. Anche adesso posso udirlo.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La fronte del contadino baffuto si aggrottò, come se l&#8217;uomo fosse lievemente irritato.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Quello non è il vero Bohsum&#8230; Solo un canale scavato dai primi abitanti del villaggio, ere fa, per deviare l&#8217;acqua&#8230; Perché il vero Bohsum arriva dai monti di Golamorta&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il contadino si voltò e indicò un punto a nord-est.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;&#8230;ma quasi subito entra in un buco nel terreno. Poi va di sotto&#8230; scorre da queste parti, ma sottoterra, e poi torna su a due giorni di viaggio verso ovest.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla esaminò il paesaggio intorno a lei.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non c&#8217;è un pozzo?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Il terreno fuori città è abbastanza fertile, ma la terra qui è dura come il ferro. I nostri vecchi trovarono più semplice scavare il canale.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla sospirò. &#8220;Questo buco nel terreno&#8230; e il punto in cui il fiume torna in superficie&#8230; Non ci sono altri modi per scendere nel sottosuolo?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il contadino sputò. &#8220;No.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;E il buco dov&#8217;è?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il contadino fece un cenno con la testa verso le montagne. &#8220;Da quella parte. Mezza giornata di viaggio.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Bellik guardò Valla. &#8220;E ora&#8230; ora cosa facciamo?&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino si coprì la testa con il cappuccio e passò lo sguardo sulla folla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Rimanete qui, e state uniti. L&#8217;unione fa la forza. Riportate Sahmantha alle stalle. Legate e rinchiudete tutti i bambini con meno di sedici primavere.&#8221; Fissò di nuovo Bellik.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;E portatemi il mio cavallo. Vado a uccidere il vostro demone.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il rumore ricordava quello di una tempesta.</p>
<p style="text-align: center">Valla era sul bordo della caverna in cui fluiva il fiume Bohsum. I suoi occhi erano posati distrattamente sulle acque turbinanti che scendevano nel sottosuolo. Il fiume entrava nella cavità formando un gorgo: l&#8217;acqua roteava lentamente ai bordi, più rapidamente verso l&#8217;interno, per poi svanire nell&#8217;oscurità al centro, sprofondando verso abissi sconosciuti.</p>
<p style="text-align: center">Spruzzi gelidi le bagnavano il volto. Il sibilo del vortice pareva quello di una bufera, e il suono portava la mente di Valla indietro nel tempo, a una notte, qualche settimana dopo che il suo villaggio era stato attaccato&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Valla e Halissa erano rannicchiate insieme, sotto una pioggia torrenziale, cercando di riscaldarsi a vicenda. Halissa era caduta in un sonno esausto ma, come accadeva ormai da molte notti, era stata assalita da incubi del massacro. Halissa si era svegliata urlando, ed era scappata&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Lì vicino ruggiva il fiume rigonfio. Halissa era corsa troppo vicina alla riva ed era scivolata nel fango&#8230; Halissa aveva teso la mano, cercando la sua&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Valla aveva temuto che Halissa sarebbe stata trascinata via, perduta per sempre&#8230; perduta come le acque che ora roteavano al centro di quel vortice, così simile all&#8217;orbita di un teschio&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Il ricordo le strinse il cuore, ma era riuscita ad afferrare la mano di Halissa. Era andata bene. Alla fine tutto era andato bene.</p>
<p style="text-align: center">Valla tornò al presente. C&#8217;era ancora quel vuoto nella sua memoria, ancora più marcato, la sensazione persistente che mancasse qualcosa. Valla giurò che la cosa non avrebbe avuto importanza, quale che fosse il pezzo mancante. Si sentiva stanca come non mai, ma avrebbe finito il suo lavoro. Per Halissa.</p>
<p style="text-align: center">Sapeva che l&#8217;armatura l&#8217;avrebbe solo appesantita, così se ne liberò, pezzo dopo pezzo. Mise le armi in una borsa che Bellik le aveva procurato. All&#8217;interno c&#8217;erano anche un acciarino e delle esche. Vi aggiunse le bolas e numerosi dardi esplosivi.</p>
<p style="text-align: center">Si tolse cappuccio e mantello e mise anch&#8217;essi nella borsa, così che non la ingombrassero mentre nuotava. Quando fu pronta, Valla chiuse la borsa e raggiunse l&#8217;orlo della spaccatura.</p>
<p style="text-align: center">Valla non poteva pensare a nulla di più malvagio di un demone che corrompeva i bambini. Sentì l&#8217;animo andarle a fuoco. Una furia ribollente. Ma era ciò che il demone voleva, no?</p>
<p style="text-align: center">Ripensò a Delios. Al suo fallimento.</p>
<p style="text-align: center"><em>Un cacciatore di demoni deve temprare l&#8217;odio con la disciplina.</em></p>
<p style="text-align: center">Parte di lei sapeva che forse non sarebbe sopravvissuta al tuffo, che le acque avrebbero potuto risucchiarla e ucciderla.</p>
<p style="text-align: center">Inspirò profondamente e saltò.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;occhio vorticoso della spaccatura era un nucleo di caos isolato. L&#8217;oscurità la avvolse, mentre lottava con tutte le forze per non perdere l&#8217;orientamento. Il petto le bruciava per la mancanza di respiro. Si dibatté, cercando di tenere stretta la borsa. Venne sbatacchiata, scagliata, capovolta e spinta sempre più in profondità, fino a quando non fu sul punto di perdere coscienza. L&#8217;oscurità e il disorientamento erano assoluti.</p>
<p style="text-align: center">Ebbe la sensazione di muoversi rapidamente; parti del suo corpo colpivano affioramenti rocciosi mentre veniva trascinata dal fiume&#8230;</p>
<p style="text-align: center">E poi&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Le dita afferrarono qualcosa e strinsero. Si era aggrappata a una grossa stalagmite e cercava di non essere travolta dalla corrente. Spinse la testa fuori dall&#8217;acqua e inspirò tutta l&#8217;aria che i suoi polmoni potessero inalare.</p>
<p style="text-align: center">Con sollievo si accorse che stringeva ancora la borsa. L&#8217;acqua negli occhi la accecava; si passò un braccio sul volto, ma la vista non migliorò.</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;aria nel sottosuolo era fredda. Valla sondò intorno a sé con un piede e incontrò una parete di roccia. Iniziò a vederci meglio, mentre finalmente gettava la borsa su una sporgenza e si trascinava fuori dal torrente.</p>
<p style="text-align: center">Si sedette, e concesse al corpo un po&#8217; di riposo mentre esaminava i dintorni. Il luogo in cui si trovava si apriva su un labirinto di gallerie e nicchie. Le pareti, le stalattiti e le stalagmiti erano coperte di alghe luminescenti che in alcuni punti si arrampicavano fino al soffitto. Gettavano un bagliore inquietante, ultraterreno, che rendeva superfluo l&#8217;uso di una torcia.</p>
<p style="text-align: center"><em>Meglio</em>, pensò Valla. <em>Così avrò entrambe le mani libere.</em></p>
<p style="text-align: center">Distinguere rumori nei pressi dell&#8217;acqua corrente era impossibile: il ruggito del fiume echeggiava ovunque. Valla tolse il mantello dalla borsa e lo indossò per difendersi dal freddo. Sorprendentemente, l&#8217;indumento era rimasto asciutto. Preparò poi le armi e fu sollevata di scoprire che il dardo scarlatto c&#8217;era ancora. Poi incoccò le due balestre e si alzò, impugnandone una in ogni mano.</p>
<p style="text-align: center">Scrutò nella caverna. Spuntoni calcarei taglienti che sporgevano dal soffitto e dal pavimento, come denti di uno squalo pronto a ingoiare la sua preda. Oltre, un&#8217;ombra danzava da una parte all&#8217;altra nell&#8217;oscurità.</p>
<p style="text-align: center">Valla la inseguì, e nel farlo sentì la mente del demone sfiorare per la prima volta la sua. Una presenza malefica e detestabile in agguato ai margini della sua coscienza, come un lupo in caccia ai confini di una foresta buia.</p>
<p style="text-align: center">Quando entrò nella caverna, con tutti i sensi all&#8217;erta, la sensazione si fece più intensa. Il suo cuore aumentò i battiti.</p>
<p style="text-align: center"><em>BENVENUTA</em>, disse una voce nella sua mente. Valla avanzò fino alla parte opposta della caverna, dove una galleria si addentrava nell&#8217;oscurità; le alghe, in quella zona, erano più rade. Ovunque c&#8217;erano chiazze della stessa sostanza nera che avevano trovato accanto al pozzo di Rivolungo.</p>
<p style="text-align: center">Si inginocchiò e toccò il muco vischioso con la punta delle dita.</p>
<p style="text-align: center"><em>CHE PERSEVERANZA. CHE BRAMOSIA.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>PERCHÉ?</em></p>
<p style="text-align: center"><em>L&#8217;OCCHIO LO SCOPRIRÀ.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla si alzò e avanzò guardinga nel passaggio, balestre in pugno. Qualcosa si mosse sul pavimento, strisciando come un serpente: un tentacolo nero che si levò srotolandosi, dalla pelle viscida e scintillante nella luce fioca, e la attaccò come una frusta. Valla sparò un dardo e la cosa scattò all&#8217;indietro, ma la balestra non era un&#8217;arma adatta. Rinunciò alla balestra in favore della daga. Il demone ora esplorava l&#8217;interno della sua testa, causando un dolore sordo. Si immaginò tentacoli neri che le entravano nella mente, non diversi da quello che l&#8217;aveva attaccata.</p>
<p style="text-align: center"><em>FIGLIA DEL SEGANTINO.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla vibrò un colpo laterale, recidendo la punta del tentacolo mentre questo si avventava in avanti. L&#8217;appendice nera si ritirò in fretta, ma la presenza nella sua mente stava scavando ancora più a fondo.</p>
<p style="text-align: center"><em>CHE MEMORIE DELIZIOSE CUSTODISCI, SACCO DI SANGUE. PRONTE PER ESSERE GUSTATE.</em></p>
<p style="text-align: center">Degli aghi sembravano perforare la testa di Valla. La ragazza continuò ad avanzare. Le pareti erano coperte da uno spesso strato di fanghiglia nera e luccicante.</p>
<p style="text-align: center"><em>VILLAGGIO. FAMIGLIA. AMICI. CALORE, RIFUGIO. TEMPI FELICI.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>POI&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center"><em>DEMONI. COME UNO SCIAME DI LOCUSTE.</em></p>
<p style="text-align: center">Le pareti stesse sembravano contorcersi, mentre altri tentacoli emergevano dal muco srotolandosi. Valla ripose la seconda balestra, estrasse un&#8217;altra daga e iniziò a menare fendenti a destra e a manca.</p>
<p style="text-align: center"><em>SEI SCAPPATA.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>CODARDA.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>HAI ABBANDONATO LA FAMIGLIA. LI HAI LASCIATI MORIRE.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla lottò con la parte di sé consapevole che il demone diceva la verità.</p>
<p style="text-align: center"><em>L&#8217;arma più potente del demone sei tu.</em></p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non potevo fare nulla! Sarei morta anch&#8217;io!&#8221; urlò Valla, mentre superava con un&#8217;acrobazia un enorme tentacolo serpentiforme e vi affondava la daga. &#8220;Ho fatto ciò che dovevo fare. Sono sopravvissuta.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Si trovò all&#8217;improvviso in una galleria circolare che dava su un grande spazio circondato da un anello di colonne, sottili al centro, più larghe alla base e alla sommità. Il dolore le martellava la testa. Il demone le scavava nella mente con maggior foga.</p>
<p style="text-align: center"><em>URLA. MORTE. VILLAGGIO&#8230; CANCELLATO.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>FAMIGLIA&#8230; CANCELLATA.</em></p>
<p style="text-align: center">&#8220;Non mi manipolerai come hai fatto con Delios!&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><em>SANGUE.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>SÌ, SANGUE, COME&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center"><em>UN FIUME.</em></p>
<p style="text-align: center">&#8220;Basta! Affrontami e facciamola finita!&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><em>L&#8217;OCCHIO VEDE.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>IO TI VEDO.</em></p>
<p style="text-align: center">Il frastuono dell&#8217;acqua ora era più lontano, e a Valla parve per un momento di sentire la risata di una bambina. Vide qualcosa muoversi nell&#8217;anello di colonne e si gettò all&#8217;inseguimento.</p>
<p style="text-align: center">La sala curvava e portava a un&#8217;altra galleria, un altro cambio di direzione&#8230; e Valla si trovò di nuovo immersa nell&#8217;oscurità. I suoi passi sciaguattavano nella poltiglia nera che copriva il terreno, e poi&#8230; il rombo di tempesta del fiume coprì ogni altro rumore.</p>
<p style="text-align: center">Stava girando in cerchio&#8230; tornava verso l&#8217;acqua. Una forma, fatta di nebbia indistinta, simile a una testa che la scrutava da dietro un angolo, apparve e se ne andò.</p>
<p style="text-align: center">Valla estrasse nuovamente le balestre, superò l&#8217;angolo e vide per un attimo una sagoma simile a quella di un bambino. Il mostro infernale doveva aver portato uno dei fanciulli con sé, nelle profondità della terra&#8230; per usarlo come scudo umano.</p>
<p style="text-align: center">La figura fuggì via. Valla la inseguì. Stavano tornando verso il fiume. Ora Valla la vedeva meglio. Era una bambina. Una bambina con lunghi capelli biondi.</p>
<p style="text-align: center"><em>TUONO. PIOGGIA.</em></p>
<p style="text-align: center">La bambina si fermò e rimase innaturalmente immobile. Valla rallentò il passo, pronta per qualsiasi sorpresa. Il cuore le martellava nel petto.</p>
<p style="text-align: center"><em>SORELLA.</em></p>
<p style="text-align: center">La bambina si voltò, e Valla vide che aveva il volto di Halissa.</p>
<p style="text-align: center"><em>FIUME. FUGA. MENTE SPEZZATA.</em></p>
<p style="text-align: center">Non poteva essere Halissa, naturalmente. Ma le assomigliava moltissimo. La bambina era pallida, pallida come la morte. La carne intrisa d&#8217;acqua iniziava a cadere via a lembi. Un occhio stava uscendo dall&#8217;orbita.</p>
<p style="text-align: center">Valla rimase paralizzata. Il dolore nella sua testa era insopportabile. Ma il muro che aveva nascosto il ricordo cruciale, fin dal suo arrivo a Selvaquieta&#8230; quel muro stava crollando.</p>
<p style="text-align: center">E a un tratto ricordò&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><em>SÌ.</em></p>
<p style="text-align: center">Si ricordò della notte in cui Halissa era scappata, impazzita, la mente completamente distrutta da settimane di incubi e vivendo come un animale, tormentata dal massacro avvenuto davanti ai suoi occhi. Si ricordò di averla inseguita nella tempesta.</p>
<p style="text-align: center">La bambina nella caverna sorrise, e dalla bocca le uscì la nera chela di un granchio.</p>
<p style="text-align: center">Halissa era scivolata, e il cuore di Valla era diventato di ghiaccio. Halissa aveva teso la mano verso di lei, e Valla l&#8217;aveva afferrata&#8230;</p>
<p style="text-align: center">Ma la pioggia aveva reso la stretta scivolosa&#8230; Non era riuscita a trattenerla&#8230; Halissa aveva urlato, una sola volta, ed era scomparsa.</p>
<p style="text-align: center"><em>SEPPELLITO</em>. <em>CI HAI PROVATO. SEPPELLITO IN PROFONDITÀ. MA L&#8217;OCCHIO VEDE</em>.</p>
<p style="text-align: center"><em>NIENTE SOGNI D&#8217;ORO PER TE.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla cadde in ginocchio davanti alla bambina nella caverna. Un tentacolo nero uscì ondeggiando dal fiume, scivolando sul pavimento della caverna come un serpente. Si attorcigliò intorno al braccio di Valla e tirò. Una delle daghe cadde dalle dita inerti della donna. Non aveva più importanza. Niente aveva più importanza.</p>
<p style="text-align: center"><em>PERCHÉ I BAMBINI? I BAMBINI SONO SPERANZA. IO SONO IL DISTRUTTORE DELLA SPERANZA. IO SONO IL TERRORE DI MORIRE PER MANO DI COLORO CHE AMIAMO. IO SONO L&#8217;IRA DELL&#8217;INNOCENZA PERDUTA.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>La distruzione genera terrore. Il terrore genera odio. E l&#8217;odio genera distruzione&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center"><em>SÌ.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>DELIOS. QUANTO ODIO IN LUI.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>E SOTTO, UN RAGAZZO SPAVENTATO. CHE DESIDERA SOLO DISTRUGGERE.</em></p>
<p style="text-align: center">Sentì la roccia del pavimento scorticarle il corpo, mentre il tentacolo la trascinava verso il fiume.</p>
<p style="text-align: center"><em>ORA SEI MIA.</em></p>
<p style="text-align: center">Ma alla memoria mancava ancora una parte.</p>
<p style="text-align: center">Si ricordò dell&#8217;accampamento, e del fuoco.</p>
<p style="text-align: center">Il tentacolo la trascinò sotto. Un altro emerse dall&#8217;acqua e si avvolse intorno al braccio ancora libero. Il fiume, in quel punto, era molto profondo. Valla chiuse gli occhi. Non voleva ancora esalare l&#8217;ultimo respiro. Cosa mancava?</p>
<p style="text-align: center">L&#8217;accampamento. Gli esercizi mentali. Aveva seppellito il ricordo della morte di Halissa. Ma perché?</p>
<p style="text-align: center"><em>Ricorda.</em></p>
<p style="text-align: center">Così il demone avrebbe cercato il frammento mancante. Valla poteva vederlo, dentro di sé&#8230; frugarle la mente con centinaia di fili di fumo.</p>
<p style="text-align: center"><em>Quando un demone scruta dentro di te anche tu puoi scrutare dentro di lui, se sai come fare.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla immaginò che la sua coscienza si intrecciasse con uno dei fili, seguendolo fino all&#8217;origine&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><em>CHE SUCCEDE?</em></p>
<p style="text-align: center"><em>È la cosa più pericolosa che un cacciatore di demoni possa fare.</em></p>
<p style="text-align: center">La sua coscienza invase l&#8217;entità che era entrata così profondamente dentro di lei. Un occhio rosso e maligno dominava tutto. Si spinse verso di lui, cercando. Intorno a lei innumerevoli creature, contorte e indistinte, tremavano e strisciavano. Ma mentre indagava più a fondo, con sempre più insistenza&#8230; le creature presero una forma definita.</p>
<p style="text-align: center">Con improvvisa chiarezza capì cosa si trovava davanti.</p>
<p style="text-align: center">Valla aprì gli occhi sott&#8217;acqua. E lì, nelle profondità buie come l&#8217;inchiostro&#8230;</p>
<p style="text-align: center">I suoi occhi ardevano come fuoco.</p>
<p style="text-align: center"><em>Io ti VEDO.</em></p>
<p style="text-align: center">Sentì che la presenza si ritirava dalla sua mente, i tentacoli che le stringevano le braccia si allentarono. Sferrò un colpo con la daga rimastale e li lacerò. Il fiume minacciava di trascinarla via&#8230; ma non questa volta. Il fiume non le avrebbe mai più portato via nulla.</p>
<p style="text-align: center"><em>Olfestos non è nemmeno il tuo maledetto nome.</em></p>
<p style="text-align: center">Scalciando, Valla tornò in superficie e afferrò con le dita il bordo roccioso. Si trascinò fuori dal fiume. Il cadavere di Halissa fece un passo indietro. Ora sul volto aveva un&#8217;espressione spaventata.</p>
<p style="text-align: center"><em>Io ti vedo, Valdraxxis&#8230; miserabile fante. Esiliato. Derelitto.</em></p>
<p style="text-align: center">La bambina morta si voltò e fuggì.</p>
<p style="text-align: center"><em>Durante le guerre contro i Primi Maligni guidasti una campagna e fallisti. Deriso e calunniato&#8230; un tempo eri un demone di una certa importanza negli inferi, ma ora neppure la tua specie vuole più avere a che fare con te.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>IO&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center">Trascinandosi, qualcosa uscì dall&#8217;oscurità alla sua destra, una cosa un tempo simile a un rospo, ma ora deformata, rigonfia, con enormi occhi splendenti. Si lanciò verso di lei.</p>
<p style="text-align: center"><em>IO NON RINUNCERÒ.</em></p>
<p style="text-align: center">Valla strinse la daga tra i denti, affondò la mano in una tasca sotto il farsetto e fu felice di scoprire che le bolas c&#8217;erano ancora.</p>
<p style="text-align: center">Ne scagliò una, che si attorcigliò intorno a un arto simile a quello di un anfibio. La creatura lo alzò per esaminare con un&#8217;espressione stupida la corda e le sfere.</p>
<p style="text-align: center">La bola esplose, vaporizzando arto e testa della creatura. Valla si tolse la daga dalla bocca e si gettò all&#8217;inseguimento della bambina.</p>
<p style="text-align: center">Non era il cadavere di Halissa, era solo una forma che il demone aveva preso per indebolirla.</p>
<p style="text-align: center"><em>Adesso sei tu che sei debole, patetico reietto.</em></p>
<p style="text-align: center">Altre cose uscirono dalle nicchie nelle pareti. Cose mostruose. La prima si mosse rapidamente di lato e attaccò con un singolo, enorme artiglio. Valla balzò oltre la creatura e le affondò la daga nel carapace. Le gambe del mostro si piegarono. La donna estrasse una delle sue balestre.</p>
<p style="text-align: center">Un&#8217;altra aberrazione si fece avanti. Valla sparò un dardo che spezzò un&#8217;appendice simile a un braccio, poi un secondo che si piantò in un occhio bulboso, senza fermarsi, senza mai interrompere l&#8217;inseguimento dell&#8217;impostore che aveva preso l&#8217;aspetto di sua sorella. Gettò via la daga ed estrasse la seconda balestra.</p>
<p style="text-align: center">Si ritrovò in un lungo passaggio. Le pareti parevano vive. Una quantità innumerevole di insetti la aggredì. Scarafaggi, millepiedi, blatte&#8230; una marea pestilenziale, viscida e umida, che si muoveva all&#8217;unisono.</p>
<p style="text-align: center">La cacciatrice di demoni si fermò, piegò un ginocchio e sparò più dardi da entrambe le balestre. Ci furono diverse piccole esplosioni. Sentì una vampata di calore al volto, e quando le fiamme si dissiparono la nube vibrante si era trasformata in poltiglia sparsa sulle pareti. Schiacciò i sopravvissuti e corse avanti.</p>
<p style="text-align: center">Valla superò un altro angolo, ma ciò che si trovò di fronte non era più una bambina.</p>
<p style="text-align: center">Era un&#8217;immagine speculare di lei stessa. Valla fece un passo ed estrasse il dardo scarlatto dalla cintura di cuoio. La copia di Valla aprì la bocca, e una bava densa, nera e ribollente le colò sul mento. Fili della stessa sostanza scendevano come sangue dalle narici. La cicatrice sulla mandibola si spaccò, lasciando uscire una poltiglia disgustosa. I suoi occhi si riempirono di liquido nero, e la copia di Valla versò lacrime di sangue demoniaco.</p>
<p style="text-align: center"><em>No. Non sono io. Non sarò mai così.</em></p>
<p style="text-align: center">La copia di Valla fuggì, superando un&#8217;alcova immersa nel buio, intorno a un enorme pilastro di roccia. La cacciatrice di demoni la seguì, balestre pronte a scoccare. Girò intorno al pilastro, si voltò e cadde su un ginocchio.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Io ti vedo, servitore degli Inferi Fiammeggianti&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Pronunciò le parole mentre il demone usciva dalla nicchia. La creatura vibrò un colpo con un braccio massiccio che terminava con una lama chitinosa affilata come un rasoio. Un istante prima il colpo avrebbe decapitato la figlia del segantino.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Nel nome di tutti coloro che hanno sofferto, io ti bandisco!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Il demone era una mostruosità immensa. Il corpo sembrava quello delle creature che vivono nei più profondi abissi marini, dove la luce non giunge mai. Le gambe erano tentacoli neri e tumescenti. Il torso era rinchiuso in un guscio corazzato, protetto da una miriade di spuntoni acuminati, e l&#8217;intera visione da incubo era coperta da una materia vischiosa nera come la notte.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Vattene! Che tu sia dannato! Che tu non possa tornare mai più!&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Un gigantesco occhio rosso con una pupilla lunga e stretta la fissò. La pupilla si dilatò quando Valla scoccò il dardo scarlatto.</p>
<p style="text-align: center">Il dardo colpì l&#8217;occhio, facendolo esplodere come una zucca. Le rune incise sul proiettile divennero incandescenti, e ci fu un&#8217;esplosione di luce.</p>
<p style="text-align: center">Iniziava a fare freddo.</p>
<p style="text-align: center">Valla, con il cappuccio abbassato, guardava la grande croce di legno posta sulla tomba di Halissa. Dall&#8217;ultima volta che l&#8217;aveva visitata erano cresciute molte erbacce. Le tombe dei suoi genitori, dove aveva seppellito ciò che era rimasto di loro, erano accanto a quella della sorella, e tutt&#8217;intorno si trovavano quelle degli altri abitanti del villaggio morti nel massacro.</p>
<p style="text-align: center">Josen si avvicinò ma rimase in silenzio; una leggera brezza faceva ondeggiare il suo mantello.</p>
<p style="text-align: center">Valla si inginocchiò e iniziò a strappare le erbacce.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Notizie dal villaggio,&#8221; disse Josen con la sua consueta voce monotona, irritante come sempre. &#8220;Va tutto&#8230; bene, almeno per quanto possano andare bene le cose dopo eventi come questo. I bambini sono tornati in sé e non ricordano nulla di quanto hanno fatto&#8230; sebbene molti di loro cresceranno senza genitori. Bellik e altri si sono offerti di ospitare gli orfani nelle loro case.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla serrò la mascella. &#8220;Bene.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Josen spostò leggermente il suo peso da una gamba all&#8217;altra. &#8220;Si dice anche che gli abitanti del villaggio siano&#8230; grati.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino si alzò e gettò un&#8217;occhiata a Josen. La guancia sinistra dell&#8217;uomo era lacerata da tre ferite parallele non ancora guarite.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Cosa è successo a Delios?&#8221; chiese Valla.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ce ne siamo occupati,&#8221; rispose Josen. Valla attese, ma non ci furono altre spiegazioni. Il mastro cacciatore si limitò a fissarla impassibile.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ho sentito voci&#8230;&#8221; disse la donna &#8220;Premonizioni da coloro che hanno il dono di percepire il futuro&#8230; che una stella cadrà a Tristram a sette giorni da adesso&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">Gli occhi di Josen esaminarono Valla attentamente. &#8220;Ciò che hai sentito è vero. Si pensa che la stella cadente sia un segno della Profezia. Gli altri mi hanno chiesto di inviare il miglior cacciatore a indagare.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla estrasse un oggetto dall&#8217;armatura. Tra i due vi fu un momento di silenzio, rotto infine da Josen.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Quello che hai fatto&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center">&#8220;È stato un azzardo. Ma è andata bene.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino aprì la lettera che aveva scritto a Selvaquieta e la posò sulla tomba, fermandola con una pietra. &#8220;Te l&#8217;ho detto che sarei venuta a trovarti,&#8221; sussurrò.</p>
<p style="text-align: center">Si alzò e fissò il suo mentore.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Ti piace dire che tutto è una prova. Che la vita è una prova. Alle rovine io fallii&#8230; ma questa prova l&#8217;ho superata. E ne ho tratto molti insegnamenti. Ho imparato che possiamo essere i nostri peggiori nemici. Ma ho anche imparato che, non importa quanto i demoni possano distruggere, non distruggeranno mai la speranza&#8221;.</p>
<p style="text-align: center">Il sole al tramonto si rifletteva negli occhi di Valla. &#8220;Tu puoi accontentarti di ignorare le tue emozioni, ma io non sono così. È stato facile, per un po&#8217;, vivere con la promessa di una vita differente. Vivere in una felice menzogna.&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><em>Quanto sarebbe stato facile tornare indietro e vivere di nuovo in quella menzogna</em>, pensò Valla. Josen la fissava con il suo tipico sguardo indagatore.</p>
<p style="text-align: center">Valla continuò, &#8220;È stato un bel sogno&#8230; ma per ora deve rimanere tale&#8230; un sogno.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">La figlia del segantino alzò il cappuccio. &#8220;Sono tornata. Sono tornata e sono pronta&#8230; a continuare la caccia.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Si voltò per andarsene.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;Dove credi di andare?&#8221; Josen le chiese bruscamente.</p>
<p style="text-align: center">&#8220;A Tristram. Gli altri hanno chiesto di mandare il migliore, e il migliore sono io. Sto andando, e se vuoi provare a fermarmi hai solo pochi istanti per farlo.&#8221;</p>
<p style="text-align: center">Valla aspettò, dando le spalle al mastro cacciatore, poi si coprì la bocca con la sciarpa&#8230; Un momento dopo si allontanò, superò un rilievo del terreno e sparì dalla vista.</p>
<p style="text-align: center">Josen si limitò a guardarla, e, se vi fosse stato un osservatore presente, quella persona sarebbe stata testimone di un&#8217;anomalia: qualcosa che sembrava apparire sulle labbra del mastro cacciatore. Qualcosa che assomigliava a&#8230; un sorriso.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: center"><strong><em>Vi è piaciuta la storia? rimanete sintonizzati su D3Italia per leggere presto anche quelle delle prossime classi!</em></strong></p>
<p style="text-align: left"><strong><em><a href="http://eu.battle.net/d3/it/game/lore/short-story/demon-hunter/1#read">FONTE</a></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Modifiche alle meccaniche &#8211; Jay Wilson</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lordsoth</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Missioni.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="Le missioni" /><br/>Durante la lavorazione di Diablo III, ci hanno chiesto di non modificare in continuazione le meccaniche, sostenendo che il gioco andasse bene così e che si potesse pubblicare. Penso fosse un&#8217;argomentazione legittima, ma errata: il nostro lavoro non consiste soltanto nel far uscire un gioco, ma nel creare il nuovo Diablo. Nessuno ricorderà Diablo III ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Missioni.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="Le missioni" /><br/>Durante la lavorazione di Diablo III, ci hanno chiesto di non modificare in continuazione le meccaniche, sostenendo che il gioco andasse bene così e che si potesse pubblicare. Penso fosse un&#8217;argomentazione legittima, ma errata: il nostro lavoro non consiste soltanto nel far uscire un gioco, ma nel creare il nuovo Diablo. Nessuno ricorderà Diablo III per il ritardo, ma solo per la sua qualità. Riteniamo di poter pubblicare un ottimo gioco, ma non siamo ancora pronti del tutto. Oltre a continuare a perfezionare i contenuti, stiamo costantemente esaminando le meccaniche chiave del gioco. Detto ciò, vorrei condividere con voi un aggiornamento sulle meccaniche attualmente in lavorazione.</p>
<p>Stiamo cambiando alcune delle meccaniche su cui abbiamo ricevuto i maggiori feedback (interni e dalla beta), inclusi alcuni oggetti e la loro creazione, diverse caratteristiche principali e certi aspetti dell’inventario. Di seguito, vi illustrerò tali modifiche e i ragionamenti alla loro base. Inoltre, stiamo lavorando su grosse modifiche ai sistemi delle abilità e delle rune di cui non possiamo ancora parlare, ma vi prometto che il gioco non uscirà senza un sistema definitivo per abilità e rune. :)</p>
<p>Cominciamo da una modifica minore: <strong>le pergamene di identificazione sono state rimosse dal gioco</strong>. Gli oggetti non identificati e la possibilità di identificarli fanno sempre parte del gioco, ma ora è possibile identificare un oggetto semplicemente cliccandoci sopra con il pulsante destro del mouse. Così facendo, si attiverà un breve intervallo di utilizzo, durante il quale il personaggio esaminerà l&#8217;oggetto in questione e lo identificherà. Tutti adoriamo ricevere un regalo e soprattutto scartarlo, ma riteniamo che non sia indispensabile portare con sé un oggetto per ottenere lo stesso risultato. D&#8217;ora in poi, potrete identificare tutti gli oggetti senza le relative pergamene. Ora il vostro personaggio di Diablo III è davvero tosto.</p>
<p>Abbiamo spostato il quinto pulsante della barra rapida, che diventerà un pulsante dedicato alle pozioni. Si tratta di qualcosa del quale abbiamo discusso per diverso tempo durante il periodo di sviluppo. Recentemente è diventato chiaro che i giocatori avrebbero avuto bisogno delle pozioni nelle situazioni d’emergenza. Il nostro modello di combattimento non favorisce né permette il consumo di pozioni in rapida successione, ma risultano di grande utilità quando il giocatore è sfortunato con i globi di cura. Questo è uno dei cambiamenti più recenti, quindi il pulsante e le meccaniche non sono ancora attivi nella patch 10 della beta, ma è nostra intenzione mantenere questo cambiamento che vedrete implementato nei prossimi aggiornamenti della beta.</p>
<p>Il team di progettazione sta esaminando e rifinendo tutte le meccaniche, eliminando gli obiettivi superflui e quelli impossibili da perfezionare. Per questo motivo, <strong>abbiamo rimosso l&#8217;artigiana mistica</strong>. Nel complesso, la mistica non aggiungeva nulla alle meccaniche di personalizzazione. Ci siamo resi conto che i potenziamenti offerti dalla mistica non aggiungevano nulla di nuovo al gioco. I potenziamenti non erano altro che il sistema di castoni e gemme con un nuovo nome, ma rivedere e differenziare tale meccanica avrebbe ritardato ulteriormente l&#8217;uscita del gioco; pertanto, rivedremo la mistica e i potenziamenti in seguito. Questa modifica ha richiesto del tempo, ma sicuramente meno di quanto ci sarebbe voluto per creare un sistema migliore di personalizzazione. Speriamo che, in futuro, la mistica potrà unirsi alle vostre carovane, ma per ora vogliamo concentrarci sulle moltissime opzioni di personalizzazione già presenti in Diablo III.</p>
<p>Stiamo anche riesaminando tutte le meccaniche che abbiamo creato per assicurarci che il processo creativo abbia portato a decisioni che hanno ancora senso. La Pietra del Ritorno, per esempio, ha un tempo di attivazione breve e permette di tornare rapidamente in città. Inizialmente, avevamo annunciato che non ci sarebbero stati portali cittadini, poiché avrebbero introdotto troppi utilizzi imprevisti in combattimento, ma siamo riusciti a risolverli. Dopo aver implementato la Pietra del Ritorno, abbiamo iniziato a esaminare altre meccaniche originariamente studiate per supplire alla mancanza dei portali cittadini.</p>
<p>Così, <strong>abbiamo deciso di rimuovere il Calderone di Jordan e il Cubo dei Nefilim</strong>. Questi oggetti erano stati inseriti per riciclare e vendere gli oggetti in assenza di un modo rapido e semplice di tornare in città. Ora che la Pietra del Ritorno è implementata, mantenere il Calderone e il Cubo avrebbe limitato i benefici del tornare in città per vendere, riciclare, creare gli oggetti e interagire con gli abitanti. È molto utile avere una pausa dai combattimenti in cui esaminare il proprio equipaggiamento e le opzioni di creazione disponibili prima di tornare a lanciarsi nell&#8217;azione. Inoltre, ora la Pietra del Ritorno si chiama Portale cittadino, ed è integrato direttamente nella barra delle abilità.</p>
<div id="attachment_9311" class="wp-caption aligncenter" style="width: 563px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-tow-portal.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-full wp-image-9311" title="diablo 3 italia - town portal" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-tow-portal.jpg" alt="Scompare la Stone of Jordan compare il tasto Town Portal!" width="553" height="272" /></a>
<p class="wp-caption-text">Scompare la Stone of Jordan compare il tasto Town Portal!</p>
</div>
<p><strong>L&#8217;artigiano fabbro si occuperà di riciclare gli oggetti</strong>. Con la rimozione del Cubo dei Nefilim, avevamo bisogno di una meccanica cittadina che permettesse di riciclare gli oggetti, e ci è sembrato giusto che fosse il fabbro a occuparsi di tale compito.</p>
<p><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-fabbro-spacca-tutto.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter size-medium wp-image-9312" title="diablo 3 italia - fabbro spacca tutto" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-fabbro-spacca-tutto-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Un&#8217;altra modifica importante riguarda gli oggetti: <strong>gli oggetti comuni (bianchi) non saranno più riciclabili</strong>. Abbiamo preso questa decisione in parte a causa di alcuni problemi di bilanciamento, ma soprattutto perché abbiamo cambiato la nostra filosofia riguardo l&#8217;importanza degli oggetti. In passato, ritenevamo che qualsiasi oggetto trovato dovesse rivelarsi utile in un modo o nell&#8217;altro: per le caratteristiche offerte oppure per riciclarlo e creare qualcosa di meglio. Dopo una lunga fase di testing, abbiamo recuperato questo aspetto di Diablo II: ci sono moltissimi oggetti che non vale la pena raccogliere. Diablo II coglieva perfettamente l&#8217;atmosfera della pignatta, ricompensando il giocatore con tantissimi oggetti inutili (perlopiù frecce e dardi), e noi vogliamo riproporre quella sensazione d&#8217;esplosione di oggetti. Per farlo, dobbiamo bilanciare il valore degli oggetti e il loro ritrovamento.</p>
<p>Ciò ci porta all&#8217;ultima modifica di cui parleremo oggi, anch&#8217;essa molto importante.</p>
<p><strong>Le caratteristiche principali verranno cambiate in Forza, Destrezza, Intelligenza e Vitalità</strong>, con i seguenti benefici:</p>
<ul>
<ul>
<li>Forza
<ul>
<li>+Danni del barbaro</li>
<li>+Armatura</li>
</ul>
</li>
</ul>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<ul>
<li>Destrezza
<ul>
<li>+Danni del cacciatore di demoni</li>
<li>+Danni del monaco</li>
<li>+Schivata</li>
</ul>
</li>
</ul>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<ul>
<li>Intelligenza
<ul>
<li>+Danni del mago</li>
<li>+Danni dello sciamano</li>
<li>+Vita ripristinata dai globi</li>
</ul>
</li>
</ul>
</ul>
<ul>
<li>Vitalità
<ul>
<li>+Vita</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Abbandoneremo le caratteristiche Difesa, Attacco e Precisione, mentre Armatura assumerà il ruolo di quella che era la Difesa. Inoltre, aggiungeremo +Resistenza fisica per sostituire l&#8217;Armatura e +Probabilità di colpo critico per sostituire la Precisione. Ovviamente, questi cambiamenti alle statistiche sono tra le maggiori modifiche cui stiamo lavorando, poiché richiedono il relativo adattamento degli oggetti e il ribilanciamento del gioco.</p>
<p>Queste modifiche rendono le caratteristiche più intuitive e risolvono i problemi di bilanciamento degli oggetti. Vogliamo far capire che alcuni oggetti trovati sono inequivocabilmente inutili, e facilitare il riconoscimento di altri come non adatti al proprio personaggio. Puntiamo a generare un mare di oggetti, ma vogliamo davvero sorprendere i giocatori al momento del ritrovamento di un oggetto particolarmente potente&#8230; e per questo c&#8217;è bisogno di oggetti non ottimali, per la propria classe e in generale. Legando le caratteristiche alle singole classi, possiamo ridurre il numero di oggetti che vanno a sovrapporsi, diversificare la gamma degli oggetti disponibili e creare un sistema di bilanciamento degli oggetti più appagante.</p>
<p>Nell&#8217;insieme, queste modifiche cambieranno ben poco il vostro modo di cercare gli oggetti. La caccia agli oggetti si è sempre basata su caratteristiche e suffissi secondari, e stiamo lavorando per assicurare una vasta gamma di personalizzazione, implementando quanti più suffissi possibile (inoltre, stiamo lavorando sulla possibilità di aggiungere altri affissi agli oggetti). La semplice inclusione di affissi che aumentano specifiche abilità espande notevolmente la varietà degli oggetti e le possibili personalizzazioni.</p>
<p>Per concludere, con la rimozione del Calderone di Jordan e del Cubo dei Nefilim, e con lo spostamento del Portale cittadino nella finestra delle abilità, <strong>stiamo inserendo le caratteristiche del personaggio direttamente nell&#8217;interfaccia dell&#8217;inventario</strong>. Ora è possibile visualizzare le modifiche delle caratteristiche in tempo reale, man mano che si equipaggiano gli oggetti. Le informazioni sono sempre disponibili, ma le abbiamo ottimizzate nell&#8217;interfaccia e rese ancora più utili. Potrà sembrarvi una modifica insignificante, ma siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti.</p>
<p><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-caratteristiche-nellinterfaccia.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter size-medium wp-image-9313" title="diablo 3 italia - caratteristiche nell'interfaccia" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/diablo-3-italia-caratteristiche-nellinterfaccia-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a></p>
<p>Tutte queste modifiche verranno in un modo o nell&#8217;altro implementate nell&#8217;ultima patch della beta, e speriamo che tutti coloro che vi hanno accesso le proveranno, facendoci sapere cosa ne pensano nell&#8217;apposito <a href="http://eu.battle.net/d3/it/forum/2940049/" target="_blank">forum</a> dei feedback della beta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è ancora molto lavoro da fare. Stiamo continuamente affinando e bilanciando le cose, il che è un lavoro colossale. Alcune di queste modifiche saranno implementate nella beta: ad esempio, il cambio della rarità degli oggetti, i livelli in cui introdurre gli affissi e quanti affissi sono attribuiti ai nemici. Altre non saranno presenti nella beta: ad esempio, il bilanciamento della difficoltà del gioco per le quattro modalità disponibili, l&#8217;aggiunta di moltissimi nuovi affissi, la creazione di oggetti leggendari, l&#8217;aggiunta di ricette artigianali, il bilanciamento degli oggetti, l&#8217;inserimento delle imprese e l&#8217;implementazione di varie funzioni di Battle.net. Stiamo anche lavorando su diverse altre meccaniche, in particolare sui sistemi delle abilità e delle rune. Non siamo ancora pronti a parlarvene, ma contiamo di farlo nell&#8217;immediato futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vogliamo che Diablo III sia il miglior gioco possibile fin dal giorno del suo lancio. Per arrivare a ciò, stiamo mettendo a punto idee che abbiamo valutato da lungo tempo, effettuando modifiche alle meccaniche che avete a lungo dibattuto e rimuovendo funzioni che avreste potuto reputare fondamentali per l&#8217;esperienza di gioco. La nostra speranza è che attraverso questo processo di analisi di noi stessi e delle nostre decisioni, Diablo III non risponderà soltanto alle vostre aspettative oggi, ma continuerà a farlo a un decennio dalla sua uscita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Jay Wilson è il direttore creativo di Diablo III, l&#8217;Inventore della Carne e un grande seguace di Kate Beckinsale, che ritiene la più grande attrice mai vissuta.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diablo III: Il filmato introduttivo</title>
		<link>http://www.diablo3fans.it/2011/12/diablo-iii-il-filmato-introduttivo/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 04:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lordsoth</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beta]]></category>
		<category><![CDATA[Diablo III Italia]]></category>
		<category><![CDATA[La storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime novità]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[combattimenti]]></category>
		<category><![CDATA[mostri]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Dopo oltre 10 anni, come vi avevamo annunciato, al VGA finalmente viene presentato il filmato introduttivo di Diablo III. Quando verrà rilasciato Diablo III e infine intraprenderete la vostra prossima grande avventura, godrete di un&#8217;esperienza cinematografica che preparerà lo scenario per il vostro viaggio imminente attraverso Sanctuary e la vostra lotta contro i demoni del ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Dopo oltre 10 anni, come vi avevamo annunciato, al VGA finalmente viene presentato il filmato introduttivo di Diablo III.</p>
<blockquote class="blizz"><p>Quando verrà rilasciato Diablo III e infine intraprenderete la vostra prossima grande avventura, godrete di un&#8217;esperienza cinematografica che preparerà lo scenario per il vostro viaggio imminente attraverso Sanctuary e la vostra lotta contro i demoni del Burning Hells.<br />
Siamo molto lieti di presentarvi il filmato cinematografico d&#8217;apertura, in anteprima mondiale durante il 2011 Spike TV Video Game Awards.</p></blockquote>
<p>Buona Visione!</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/Y9mUe5vHYzs?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non guardare nell’oscurità degli Inferi</title>
		<link>http://www.diablo3fans.it/2011/10/non-guardare-nell-oscurita-degli-inferi/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 17:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lordsoth</dc:creator>
				<category><![CDATA[La storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime novità]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>&#8230;perché c’è sempre qualcosa che ti guarderà di rimando.  &#8220;I piaceri dell’uomo lasciano la strada spianata al dolore. Le sue verità sono nascoste dal velo delle bugie. Questo è l’inizio del regno degli Inferi. E tutti gli uomini moriranno. &#8220; —Dalle iscrizioni rinvenute nella caverna di Guhawj in Kehjistan, scritte col sangue da un autore ignoto Questo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/leah01.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-medium wp-image-7800 aligncenter" title="leah01" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/leah01-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="direction: ltr;">&#8230;perché c’è sempre </span><em style="direction: ltr;">qualcosa</em><span style="direction: ltr;"> che ti guarderà di rimando. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="direction: ltr;"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/leah02.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-medium wp-image-7801 aligncenter" title="leah02" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/leah02-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a><br />
</span><em style="direction: ltr;">&#8220;I piaceri dell’uomo lasciano la strada spianata al dolore. Le sue verità sono nascoste dal velo delle bugie. Questo è l’inizio del regno degli Inferi. E tutti gli uomini moriranno. &#8220;</em></p>
<p>—Dalle iscrizioni rinvenute nella caverna di Guhawj in Kehjistan, scritte col sangue da un autore ignoto</p>
<p>Questo il testo e le bellissime immagini dell&#8217;<strong><a href="http://eu.battle.net/d3/it/blog/3144782/Non_guardare_nell%E2%80%99oscurit%C3%A0_degli_Inferi_-17_10_2011#blog" target="_blank">ultimo post di Bashiok</a></strong> sul sito ufficiale di Diablo III. Impossibile non rimanere affascinati dalla prima immagine di Leah e della resa quasi fotorealistica del suo volto.<br />
Ma anche se è impossibile non rimanere affascinati da questo pezzo d&#8217;arte in CG, vi riporto l&#8217;attenzione sul secondo scatto, chi è il mostro che appare e spaventa la nostra giovane Leah? A mio parere potrebbe essere <strong>Belial</strong> oppure <strong>Azmodan</strong>.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div id="attachment_7806" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/Portrait_Fetlock.png" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-full wp-image-7806" title="Ritratto" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/10/Portrait_Fetlock.png" alt="Belial o Azmondan?" width="224" height="242" /></a>
<p class="wp-caption-text">Belial o Azmondan?</p>
</div>
<p><strong>Azmodan</strong> il <em>Signore del Peccato</em> è  assieme a <strong>Belial</strong> (<em>Signore della Menzogna</em>) uno dei quatto <strong>Demoni Maggiori</strong>. Assieme ad <strong>Andariel</strong> e <strong>Duriel</strong> furono promotori dell&#8217;<strong>Esilio Oscuro</strong> contro i <strong>Primi Maligni</strong> (<strong>Diablo</strong>, <strong>Baal</strong> e <strong>Mephisto</strong>) che vennero successivamente catturati e imprigionati nelle <strong>Pietre dell&#8217;Anima</strong>.<br />
Se nel secondo capitolo di Diablo abbiamo visto la ricomparsa di <strong>Andariel</strong> e <strong>Duriel</strong> ancora non sappiamo nulla di <strong>Belial</strong> e <strong>Azmodan</strong> e probabilmente questo frammento regalatoci prima del Blizzcon potrebbe essere un assaggio di quello che ci aspetta. E voi cosa ne pensate?</p>
<p>Sul sito ufficiale americano sono disponibili i collegamenti per il download in alta risoluzione delle immagini: <a href="http://us.media3.battle.net/cms/gallery/IZ4CJMI0GIVL1318868316877.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' target="_blank">1</a>, <a href="http://us.media1.battle.net/cms/gallery/87QSZDE3UNTG1318868327150.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' target="_blank">2</a>.</p>
<p>In contemporanea, il sito principale di Diablo 3 non è più raggiungibile; puntando il browser su <a href="http://www.diablo3.com" target="_blank">http://www.diablo3.com</a> infatti si viene reindirizzati al sito ufficiale di riferimento in base al paese (<a href="http://eu.battle.net/d3" target="_blank">http://eu.battle.net/d3</a>) che siano prossimi dei succulenti aggiornamenti in vista del Blizzcon? Per la gioia dei vostri occhi, se non ve ne siete accorti, è stato rifatto anche <strong><a href="http://eu.blizzard.com/it-it/games/d2/" target="_blank">il sito di Diablo II</a></strong>, con una bellissima immagine del Wanderer in flash con tanto di aura fiammeggiante davvero ben fatta.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Consiglio Angiris</title>
		<link>http://www.diablo3fans.it/2011/09/il-consiglio-angiris/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 18:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tommy</dc:creator>
				<category><![CDATA[La storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime novità]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Il Consiglio Angiris è un gruppo di cinque Arcangeli, si presume che siano gli Angeli più potenti e saggi del Paradiso, governano sui 7 Cieli. E&#8217; indicato nel romanzo della Sin War: Il Profeta Velato che, quando nel consiglio si prendono decisioni importanti si delibera su un voto di maggioranza, ed avendo cinque membri non ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Il Consiglio Angiris è un gruppo di cinque Arcangeli, si presume che siano gli Angeli più potenti e saggi del Paradiso, governano sui 7 Cieli. E&#8217; indicato nel romanzo della Sin War: Il Profeta Velato che, quando nel consiglio si prendono decisioni importanti si delibera su un voto di maggioranza, ed avendo cinque membri non ci può essere pareggio. Il Consiglio comanda e governa dalla leggendaria Silver City.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/il-consiglio-di-angiris.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-8039" title="il consiglio di angiris" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/il-consiglio-di-angiris.jpg" alt="il consiglio di angiris" width="499" height="349" /></a></p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Membri attuali</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Auriel: Arcangelo della Speranza<br />
</strong></p>
<div id="attachment_8041" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/auriel-arcangelo-della-speranza.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-8041  " title="Auriel" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/auriel-arcangelo-della-speranza.jpg" alt="Arcangelo della Speranza" width="491" height="353" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un Arcangelo femmina che vestito in soffici abiti blu sembra incarnare le emozioni di amore e di empatia, un essere comprensivo verso il Sanctuary e i suoi abitanti.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Imperius: Arcangelo del Valore<br />
</strong></p>
<div id="attachment_8042" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/imperius-arcangelo-del-valore.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-8042" title="Imperius" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/imperius-arcangelo-del-valore.jpg" alt="Arcangelo del Valore" width="491" height="353" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un Arcangelo maschio, vestito in abito regale rosso con una corazza di cui splende la parte superiore. Sulla sua corazza c&#39;è l&#39;immagine di una spada fiammeggiante all&#39;insù. La sua natura è aggressiva, l&#39;opposto di Auriel. Crede che Sanctuary debba essere distrutto.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Itherael: Arcangelo del Destino<br />
</strong></p>
<div id="attachment_8043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/itherael-arcangelo-del-destino.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-8043 " title="Itherael" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/itherael-arcangelo-del-destino.jpg" alt="Arcangelo del Destino" width="491" height="353" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un Arcangelo misterioso che indossa abiti grigi. Questo Arcangelo è naturalmente neutrale, non essendo né maschio né femmina in aspetto. Questo Angelo è indifferente verso Sanctuary, prendendo una posizione neutrale.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malthael: Arcangelo della Saggezza<br />
</strong></p>
<div id="attachment_8044" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/malthael-arcangelo-della-saggezza.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-8044 " title="Malthael" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/malthael-arcangelo-della-saggezza.jpg" alt="Arcangelo della Saggezza" width="491" height="353" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un Arcangelo maschio, vestito con una corazza di colore nero, il viso scarno e rimpicciolito. Rappresenta la Morte. Ha votato per la distruzione del Sanctuary.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tyrael: Arcangelo della Giustizia<br />
</strong></p>
<div id="attachment_8045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/tyreal-arcangelo-della-giustiza.jpg" rel='prettyPhoto[slides]' rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-8045" title="Tyreal" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/tyreal-arcangelo-della-giustiza.jpg" alt="Arcangelo della Giustizia" width="491" height="353" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un Arcangelo maschio. L&#39;Angelo più influente di Diablo finora, è quello che fa ondeggiare il voto del Consiglio Angiris verso la sopravvivenza del Sanctuary. Predilige essere direttamente coinvolto con gli affari del Sanctuary, anche contro la volontà del Consiglio.</p>
</div>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Membri esiliati</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Inarius</strong></p>
<p>Un Arcangelo maschio. Stanco di combattere le guerre eterne del grande conflitto, ha lasciato il Consiglio e il Paradiso per creare il Sanctuary. Padre di Rathma ed ex-amante di Lilith.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Sin War</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Furono questi 5 Arcangeli che decisero il destino del Sanctuary dopo che il mondo sconosciuto venne scoperto. Il loro piano originario era quello di distruggerlo, per lo più con l&#8217;appoggio aggressivo di Imperius, tuttavia  furono costretti a fare una votazione per circostanze esterne. Il maggior punto contro la sua esistenza era anche la ragione per cui poteva essere risparmiato &#8211; gli umani avendo in loro il sangue sia degli Angeli, che dei Demoni, avevano la capacità di essere più forti di entrambi, fungendo come potenti alleati nella eterna Sin War. La decisione finale fu quella in favore della salvezza del Sanctuary. Imperius e Malthael, sostenitori della distruzione del Sanctuary, vedevano gli umani come qualcosa di abominevole e contaminato dal sangue cattivo dei demoni, mentre Auriel e Itherael vedevano questa caratteristica come un potente alleato. Fu Tyrael che con la sua proposta finale e con più impatto la ebbe vinta, salvando il Sanctuary dall&#8217;imminente distruzione.<br />
Il Consiglio fece un patto con il più vecchio degli esseri più maligni, Mephisto, che avrebbe lasciato il Sanctuary intatto in cambio del traditore Inarius, creatore del Sanctuary, un atto vietato dal Consiglio. Il Sanctuary fu così lasciato nelle mani degli umani, con i loro ricordi cancellati, permettendo loro di crescere dall&#8217;inizio alla loro fine. Ogni individuo ha la possibilità di decidere se vivere nella luce o nel buio.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;arcangelo Imperius</title>
		<link>http://www.diablo3fans.it/2011/09/larcangelo-imperius/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 23:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tommy</dc:creator>
				<category><![CDATA[La storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime novità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diablo-3.it/?p=6811</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>L&#8217;arcangelo Imperius è un membro del Angiris Council ed è possibile che sia l&#8217;Arcangelo della Guerra.   Storia Imperius è descritto come un maestoso Angelo che indossa delle lunghe vesti rosse che gli scorrono su tutto il corpo. E&#8217; caratterizzato da una corazza che porta il simbolo di una spada fiammeggiante rovesciata. Queste descrizioni sono ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/><strong>L&#8217;arcangelo Imperius è un membro del Angiris Council ed è possibile che sia l&#8217;Arcangelo della Guerra.</strong></p>
<p style="text-align: center;"> <a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/imperius-diablo-3-concept-art.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="aligncenter size-full wp-image-6820" title="imperius diablo 3 concept art" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/09/imperius-diablo-3-concept-art.jpg" alt="imperius" width="503" height="403" /></a></p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Storia</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Imperius è descritto come un maestoso Angelo che indossa delle lunghe vesti rosse che gli scorrono su tutto il corpo. E&#8217; caratterizzato da una corazza che porta il simbolo di una spada fiammeggiante rovesciata. Queste descrizioni sono state menzionate nel libro &#8220;The Veiled Prophet&#8221; dalla serie &#8220;The Sin War&#8221;. Imperius ha una personalità molto fiera ed aggressiva, egli detesta con fermezza i Demoni e ogni cosa riguardante il luogo da cui vengono:&#8221;Burning Hells&#8221;, rispettato ed ammirato negli &#8220;High Heavens&#8221; da molti angeli. Quando Sanctuary fu scoperta dal Angiris Council, egli fu il primo a alzare la voce contro le sua esistenza. Considerava gli umani come un abominio inquinato dalla presenza di sangue demoniaco nelle loro vene. Fece del suo meglio per distruggere il mondo nascosto ma fu fermato dal voto di Auriel e Tyrael, tuttavia detiene ancora un comportamento estremamente razzista verso gli umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Citazioni</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> Dal Veiled Prophet</p>
<p>Ovviamente gli angeli non erano molto fiduciosi dell&#8217;intruso [Mephisto] ma Tyrael improvvisamente si fermò accanto ad Imperius.</p>
<p>&#8220;Se desiderasse una tregua, Lord Demon.. Lancereste il vostro sigillo su un posto di mia scelta?&#8221;</p>
<p>Mephisto sembrò esitare. &#8220;Mostramelo, e sarà fatto &#8211; ma soltanto se mi viene dato qualcosa in cambio di diritto per rispetto alla giustizia di cui sei campione.</p>
<p>Gli Angeli si guardarono l&#8217;un l&#8217;altro ed Imperius fece un cenno a Tyrael.</p>
<p>&#8220;Dii cosa vuoi&#8221;, il secondo disse all&#8217;ombrosa forma.</p>
<p>Ancora una volta, la mano artigliata puntò al prigioniero Inarius. &#8220;Lui&#8230; lasciate che colui, i quali crimini sono già noti fra di voi venga mandato da me come pegno per la mia perdita e per il suggellamento della tregua e così sia.&#8221;</p>
<p>Inarius fece una cosa strana dopo aver udito ciò. Egli rise. Rise forte fino a che Imperius, con un gesto impetuoso della mano, fece cessare qualsiasi suono proveniente dal prigioniero. &#8220;Se è concordato, lancerai il tuo sigillo?&#8221;, chiese il superbo angelo.</p>
<p>&#8220;Davanti agli occhi di tutti &#8211; ed anche questi.&#8221; Lord Mephisto concluse, muovendo il suo occhio rosso per sorvegliare il gruppo di Mendeln.</p>
<p>Non appena il demonio concluse ancora una volta si trovarono su Sanctuary ma in una posizione leggermente diversa.</p>
<p>Le macerie della Cathedral of Light li accerchiava.</p>
<p>&#8220;L&#8217;umorismo degli angeli&#8221;, sbeffeggò Mephisto. </p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Nel gioco</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Imperius non è apparso in nessuno dei giochi della serie di Diablo, ma un recente artwork di Diablo III ha rivelato un Angelo col simbolo di una spada sull&#8217;armatura come quelli di Imperius. Questo e il suo odio verso gli esseri umani può portare Imperius a giocare un ruolo importante in Diablo III.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Diablo: la genesi</title>
		<link>http://www.diablo3fans.it/2011/02/diablo-la-genesi/</link>
		<comments>http://www.diablo3fans.it/2011/02/diablo-la-genesi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 23:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kriesel</dc:creator>
				<category><![CDATA[La storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/>Le guerre del Peccato In principio, prima dell&#8217;avvento della razza umana, era in atto una guerra tra le forze della Luce, capitanate dall&#8217;Arcangelo Tyrael, e le forze delle Tenebre. I secondi avevano a comando delle loro schiere i sette Grandi Demoni, ovvero i tre Primi Maligni (Baal, signore della distruzione, Mephisto, signore dell&#8217;odio e Diablo, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.diablo3fans.it/wp-content/uploads/Lore.png" style="vertical-align: middle;" width="30" height="30" alt="" title="La storia" /><br/><br />
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Le guerre del Peccato</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In principio, prima dell&#8217;avvento della razza umana, era in atto una  guerra tra le forze della Luce, capitanate dall&#8217;Arcangelo Tyrael, e le  forze delle Tenebre. I secondi avevano a comando delle loro schiere i  sette Grandi Demoni, ovvero i tre Primi Maligni (Baal, signore della  distruzione, Mephisto, signore dell&#8217;odio e Diablo, signore del terrore),  e i quattro Demoni Maggiori (Duriel, signore del dolore, Andariel,  signora dell&#8217;angoscia, Belial, signore della menzogna e Azmodan, signore  del peccato). I quattro Demoni Maggiori avevano il ruolo di comprimari,  mentre i tre Primi Maligni impartivano i comandi e sferravano gli  attacchi più dolorosi alle forze della luce. La guerra procedeva da  molto tempo ormai, e nessuna delle due fazioni sembrava in grado di  prevalere sull&#8217;altra. I quattro Demoni Maggiori, stufi di questa  situazione di stallo, si ribellarono ai tre Primi Maligni, e dopo una  lunga battaglia riuscirono a esiliarli nel mondo di Sanctuary.</p>
<div id="attachment_4744" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/I-tre-maligni.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4744" title="I tre maligni" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/I-tre-maligni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">I tre maligni</p>
</div>
<p>La loro semplice presenza su Sanctuary fu devastante: la fauna  divenne sempre più violenta fino a modificarsi assumendo tratti orrendi e  le piante dai frutti commestibili o almeno non velenose stavano  scomparendo. Distruggere i Primi Maligni era praticamente impossibile e  occorreva che la loro forza fisica e spirituale venisse prosciugata nel  tempo prima che un qualche valoroso venisse a sconfiggerli. A questo  pensò l&#8217;angelo Izual che forgiò, con il Metallo Celeste della sua spada,  le Pietre dell&#8217;Anima. Sotto la benedizione di Tyrael nacque l&#8217;ordine  dei maghi Horadrim, che giurarono di imprigionare i primi maligni nelle  Pietre dell&#8217;Anima.</p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>L&#8217;ordine degli Horadrim contro i Primi Maligni</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="attachment_4741" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/simbolo-horadrim.png" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4741 " title="simbolo horadrim" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/simbolo-horadrim-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Emblema degli Horadrim</p>
</div>
<p>L&#8217;antico ordine degli Horadrim fu fondato dai più potenti maghi  dell&#8217;epoca con lo scopo di sconfiggere i tre Primi Maligni e fu  supportato da un angelo, Tyrael che consegnò ai maghi il modo per  contenere i tre demoni, le pietre dell&#8217;anima.</p>
<p>La caccia ai Primi Maligni portò come primo prigioniero il più saggio  e più potente dei tre: Mephisto. La pietra dell&#8217;anima contenente il suo  spirito venne portata nella cattedrale della Luce per essere tenuto  sotto controllo dai sacerdoti di quella religione. Tuttavia, col tempo,  il demone riuscì a corrompere la pietra e ad intaccare le menti dei suoi  carcerieri fino a schiavizzarle.</p>
<div id="attachment_4747" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/I-7-Horadrim.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4747 " title="I 7 Horadrim" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/I-7-Horadrim-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">I sette Horadrim</p>
</div>
<p>Il secondo fu Baal che venne trovato  dagli Horadrim tra i deserti di Aranoch. Le legioni di Tal Rasha  combatterono contro il demone e riuscirono ad imprigionarlo nella Pietra  dell&#8217;Anima che però, durante lo scontro, si era scheggiata, perdendo  così la sua integrità e parte dei suoi poteri. Tal Rasha, non vedendo  altre soluzioni, per non lasciar fuggire il demone ordinò ai suoi  seguaci di mummificare il suo corpo e di incastonare la pietra nel suo  petto; Tal Rasha avrebbe dovuto combattere per sempre con lo spirito di  Baal. Il suo corpo fu condotto in una cripta a poca distanza dalla Città  perduta, dove venne legato ad una colonna con delle catene magiche e la  tomba fu sigillata con degli incantesimi runici.</p>
<p>L&#8217;ultimo dei tre: Diablo fu catturato dopo una lunga ricerca nelle  terre di Khanduras da Jerek Cain che lo combatté a lungo prima di  riuscire ad intrappolarlo nella Pietra dell&#8217;Anima. La pietra fu poi  nascosta nei sotterranei di un antichissimo monastero vicino Tristram,  perché vi fosse custodita.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>I brevi anni della pace</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Passarono moltissimi anni di pace, ma nel frattempo, in mancanza di  un nemico comune, fra gli Horadrim iniziarono a crescere dissensi e le  divisioni interne presero il sopravvento. Così l&#8217;ordine degli Horadrim,  il più potente ordine di maghi mai esistito, decadde miseramente.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>Il risveglio del Terrore</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="attachment_4743" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Principe-Albrecht.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4743" title="Principe Albrecht" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Principe-Albrecht-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Principe Albrecht posseduto da Diablo</p>
</div>
<p>La forza di Diablo si espanse rapidamente e il signore del Terrore  estese il suo potere all&#8217;infuori della pietra e riuscì a corrompere  l&#8217;anima di Lazarus, arcivescovo di Khanduras, che divenne il suo  principale servitore. Con lo scopo di trovare un corpo in cui Diablo  potesse rivivere, Diablo cercò di impossessarsi di Re Leoric, che si  dimostrò però troppo puro per lui. Lo sforzo di resistere a Diablo  condusse però il nobile re alla pazzia.</p>
<p>Diablo tuttavia riuscì a trovare un valido sostituto nel principe  Albrecht. Una volta catturato il giovane, Lazarus conficcò nella sua  fronte la Pietra dell&#8217;Anima di Diablo, facendo divenire quel corpo  l&#8217;incarnazione fisica del demone.</p>
<p>Diablo creò quindi una potente legione di demoni. Dal monastero giungevano urla e rumori spaventosi; la gente di Tristram non osava neanche avvicinarsi all&#8217;edificio ed aveva paura al solo sentir parlare di quel maledetto luogo.</p>
<p>In seguito a questi accadimenti, però, eroici cavalieri giunsero per  cercare di sradicare il terribile male che qui si era insediato. Molti  perirono nell’impresa ma uno solo, un valoroso guerriero, alla fine  riuscì a sconfiggerlo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<table style="border: 1px dotted #4c352e; width: 560px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px 20px 10px 10px;">
<div>
<h2><strong>La vendetta del signore dei demoni</strong></h2>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="attachment_4750" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Albrecht-morto.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4750 " title="Albrecht morto" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Albrecht-morto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">La morte di Albrecht </p>
</div>
<p>L&#8217;eroe estrasse la Pietra dell&#8217;Anima dalla fronte di Diablo,  liberando così Albrecht dalla presa del demone. Per impedirgli di  risorgere nuovamente, l&#8217;eroe conficcò la Pietra nella propria fronte  nella speranza di riuscire a dominarlo e tenerlo imprigionato. Però,  l’eroe era destinato a soccombere di fronte ad un potere tanto esteso;  tuttavia Diablo avrebbe impiegato molto tempo prima di impossessarsi  completamente dell&#8217;anima del suo nemico. Durante questo tempo, il  Maligno progettò il suo ritorno. Diablo comprese che aveva bisogno di  riunirsi con i suoi fratelli: Mephisto, il signore dell’odio e Baal, il  signore della distruzione.</p>
<p><a rel="prettyPhoto" href="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Il-nuovo-Diablo.jpg" rel='prettyPhoto[slides]'><img class="size-thumbnail wp-image-4752 alignleft" title="Il-nuovo-Diablo" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Il-nuovo-Diablo-150x150.jpg" alt="" width="132" height="132" /></a>Una notte, mentre si trovava ancora a Tristram, riuscì finalmente ad  ottenere il pieno possesso sul corpo del suo avversario ed espanse i  suoi poteri ben oltre il confine del suo corpo. Questa vittoria provocò  la distruzione della città e di ogni altro impedimento da parte  dell&#8217;eroe sulla volontà del Signore del Terrore di andare alla ricerca  dei Primi Maligni. Da questo momento, l&#8217;eroe smarrì definitivamente la  sua identità, e fu conosciuto come l&#8217;oscuro viandante.</p>
<p><img class="size-full wp-image-4763 alignnone" title="Il viandante oscuro" src="http://www.diablo-3.it/wp-content/uploads/2011/02/Il-viandante-oscuro.jpg" alt="" width="480" height="360" /></p>
<p><br class="spacer_" /><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-size: x-small;">[Fonte: <a rel="nofollow" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Universo_di_Diablo" target="_blank">Wikipedia</a>]</span></p>
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